Password dimenticata? Nome utente dimenticato? Registrati
logotype
login |  registrati
Home Approfondimenti Evangelizzazione Cristianesimo e Induismo

Riflessione della settimana

Legami d'amore.
La Bibbia è un libro straordinario, non solo per il messaggio di salvezza che contiene e per i suoi insegnamenti etici e dottrinali, ma anche per tutte quelle verità psico-spirituali, veicolate attraverso l’esperienza di vita di uomini e donne che, pur nella loro fragilità, riescono a esprimere in tutta la loro bellezza.
Una fra le tante è quella dei “legami”: ciò che lega l’uomo a Dio e al suo simile.
Sin dagli albori, la Bibbia presenta l’uomo legato a Dio e all’altro (Genesi 2).
Quando questi legami sono stati spezzati, Dio è andato alla ricerca dell’uomo per cercare di recuperarli (Genesi 3).
Scrive il profeta Osea: “Io li attiravo con corde umane, con legami d’amore; ero per loro come chi solleva il giogo dalle mascelle, e porgevo loro dolcemente da mangiare” (Osea 11:4 )... Leggi tutto

Parole di vita

Gesù dice: «In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.
In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo».

Cristianesimo e Induismo

PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 
Approfondimenti - Evangelizzazione
Scritto da Ravi Zacharias - Articolo letto 2261 volte   

Alcune differenze tra il Cristianesimo e l'Induismo. 
Al cuore dell'insegnamento induista c'è la ricerca dell'unione con il divino. L'induista afferma che tutto l'universo è divino e noi ne facciamo parte integrante.
Nell'Induismo l'obiettivo di ogni individuo è di superare la condizione di ignoranza e le delusioni tramite la scoperta e la realizzazione pratica della nostra divinità.
Un autore induista molto famoso, Deepak Chopra, scrive quanto segue a proposito dello scopo della vita: "In realtà noi siamo la divinità mascherata. Gli dei e le dee embrionali che sono dentro ognuno di noi cercano di trovare una completa materializzazione.
Il successo dunque è l'esperienza del miracoloso. È lo svelarsi della divinità dentro di noi".
A metà del suo libro, Chopra ripete: "Dobbiamo scoprire, ognuno per conto nostro, che dentro di noi c'è un dio o una dea embrionale che desidera nascere in modo che possiamo esprimere la nostra divinità".
Nell'Induismo tu sei un dio che ha dimenticato di esserlo, e cerchi di raggiungere l'unione con le forze personali dell'universo divino.
Nel leggere citazioni come questa viene difficile sopprimere una serie di domande.
Chi rappresenta il noi? Chi è il dio? Chi è il se? Sono forse entità diverse che convivono al nostro interno?
Esiste un dio che ha bisogno di me (ma quale me?) per far si che lui (ma quale lui, se in effetti lui è me?) nasca in modo che il mio, se deluso, smetterà di essere deluso ed emergerà finalmente divino come il vero se?
Come ha fatto dio a essere ridotto in una forma embrionale, mentre io stesso sono completamente cresciuto per poter dare a lui il privilegio di nascere mentre io perdo la mia umanità per trovare la mia divinità?
Verso la fine del suo libro, Chopra invita a consacrarsi alle credenze che ha illustrato. Ma è possibile guardarsi nello specchio e dire sinceramente di credere quanto segue?
Oggi nutrirò con affetto il dio o la dea embrionale che giace nel profondo della mia anima.
Presterò attenzione allo spirito che è dentro di me e che aziona sia il mio corpo sia la mia mente.
Mi risveglierò per trovare questa profonda quiete nel mio cuore. Porterò la consapevolezza dell'Essere eterno e senza tempo, alla sfera dell'esperienza vincolata dal tempo.

Ecco cosa c'è al cuore del sistema di fede dell'induismo: una ipotesi che io e te siamo dèi.
Uno dei più noti filosofi indiani ha riassunto tutto con la più semplice delle formulazioni: "L'uomo è Dio, in una condizione temporanea di dimenticanza della sua identità".
Ma è questa la realtà? È questo ciò che pensi quando ti guardi allo specchio?
È questo ciò che impariamo da qualche millennio di storia umana? lo e te siamo semplicemente divinità sole e confuse che hanno perso la strada?
Ho tre pensieri a questo punto:
L'unione con una forza impersonale non soddisferà mai la brama dell'uomo di avere intimità, di conoscere e di essere conosciuto.
L'Induismo non offre alcun sentiero chiaro per la vita, perché la credenza di essere uno con una forza impersonale va completamente contro il nostro modo di pensare, di parlare e di sperimentare la vita.
In riferimento al senso della vita, alcuni dei pensatori induisti più rispettati, hanno definito il proprio sistema come uno dei più contraddittori mai esistiti.
L'Induismo non può sopravvivere al vuoto, chiamando ogni uomo un dio. La maggior parte delle persone sa d'essere tutto tranne un dio.
È per questo motivo che milioni di dèi sono sorti ovunque e i templi induisti sono affollati da persone che cercano qualcuno da adorare.
Dunque nell'Induismo ottieni solo te stesso come un dio affetto da un'amnesia, e un'unione con il divino impersonale dell'universo.

Nell'Induismo c'è anche confusione sul significato delle scritture indù.
L'Induismo indica quale fonte di verità le sue scritture. Le scritture induiste si possono classificare in due ampie categorie denominate Smriti e Sruti.
Il termine Smriti significa "ciò che è ricordato".
Di questi scritti ci sono molti autori, e le affermazioni spesso sono in totale opposizione l'una all'altra.
In questa raccolta di scritti ci sono le speculazioni dei saggi indiani, che variano dall'essere profonde all'essere completamente stravaganti (fatto che gli autori stessi ammettono).
Il termine Srnti invece significa "ciò che è stato rivelato".
Questa seconda categoria di scritture contiene la rivelazione eternamente vera che ogni induista devoto deve assumere come base della sua fede.
Dire tuttavia che questi scritti sono la rivelazione eternamente vera, pone un problema.
Se "ciò che è stato rivelato" è l'autorità eterna, la domanda da fare all'induista, che afferma che tutto è uno e che tutti facciamo parte integrante del Divino, è: "Chi è che rivela?" O, per dirla in un altro modo, chi esattamente è la persona che ci sta rivelando "la verità"?
Le implicazioni di un Dio come quello rappresentato dall'Induismo, sono pazzesche.
Se siamo "tutti Dio", cosa succede quando siamo in disaccordo tra di noi? Chi di noi ha ragione sulla verità?
Se tutto ciò che ognuna delle nostre menti contiene è o "Dio in forma ignorante" o "Dio in forma illuminata", come si fa a distinguere i due?
Quando Buddah rifiutò le scritture induiste, per esempio, era Dio in forma ignorante o Dio in forma illuminata?
Quando, in opposizione alla scrittura induista, Maometto disse che esisteva solo un Dio e che il suo nome era Allah, era Dio in forma ignorante o Dio in forma illuminata?
Se tutto ciò che esiste è Dio, ogni domanda crolla su se stessa, non possiamo mai essere sicuri di ciò che è vero, ne di ciò che è falso.

Nel Cristianesimo invece c'è una rivelazione chiara di Cristo.
Nel Cristianesimo riceviamo una rivelazione completamente diversa. È chiara, univoca, ed è incentrata su Cristo.
La Bibbia non ha un autore, ma molti autori umani che hanno scritto durante un arco di tempo di millecinquecento anni.
Questi autori avevano culture diverse, vivevano in epoche diverse e avevano intrapreso studi diversi, ma tutti, sotto l'ispirazione di Dio, hanno scritto la sua rivelazione.
In tutto quel periodo, il messaggio è rimasto unico e indica la nascita, la morte e la risurrezione del Figlio di Dio, Gesù Cristo.
Quest'incredibile armonia di pensiero che troviamo per quasi duemila anni, non trova spiegazione umana o naturale.
Molto tempo prima che le singole fonti giungessero a identificare la persona di Gesù, la sua venuta fu vista, anticipata, descritta ed adempiuta.
Le Sacre Scritture raccontarono la sua nascita, la sua vita, la sua morte e la sua risurrezione storica.
L'apice della Parola è la persona di Gesù Cristo. La Parola scritta è completa. Egli è perfetto.
Egli ci ha ricordato che le Scritture non possono venire meno. In altre parole, Dio ha parlato e ci ha dato la sua Parola.
Questa chiarezza nella rivelazione è unica nel suo genere rispetto a tutte le altre fedi del mondo.


Dallo stesso autore


 
Lettura consigliata