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Evangelizzazione
Scritto da Redazione   

Una storia di speranza.
Adamo, Eva, il cherubino e l'Albero della vitaL' Antico Testamento è la storia di una speranza insoddisfatta.
Inizia col racconto dell’uomo che  fu creato ad immagine di Dio,  poi non passò molto tempo che l’uomo peccò e fu cacciato via dal paradiso; ma insieme al giudizio ci fu anche una promessa: Dio disse che un discendente di Eva avrebbe schiacciato il nemico, un salvatore sarebbe venuto a salvare l’umanità.
Eva probabilmente sperò che il suo primo figlio fosse la soluzione, ma Caino e non fu la risoluzione del problema. Il peccato continuò e andò sempre peggio.
Ci fu ai tempi di Noè una salvezza parziale, ma il male continuò col peccato del figlio di Noè, e poi ci fu Babele.
L’umanità continuava ad avere problemi, aveva la speranza che qualcosa potesse andare meglio, ma non fu mai capace di risolvere il problema.
Alcune importanti promesse furono fatte ad Abramo, ma egli morì prima di riceverle tutte.
Ebbe un figlio, ma non la terra, e lui stesso non fu una benedizione tra tutte le nazioni, tuttavia la promessa persistette.
Fu rinnovata a Isacco e poi a Giacobbe.
Giacobbe e la sua famiglia andarono in Egitto e divennero una grande nazione, ma furono poi fatti schiavi, nonostante ciò, Dio rimase fedele alla Sua promessa e con miracoli straordinari li fece uscire dall’Egitto.
Israele non raggiunse lo scopo della promessa, i miracoli non erano serviti, neanche la Legge servì.
Continuarono a peccare, a sbagliare, a dubitare, a sviarsi per 40 anni.
Dio, tuttavia, rimase fedele alla Sua promessa e li condusse nella terra di Canaan, e con molti miracoli diede loro quella terra.
Ma questo non risolse i loro problemi. Rimase lo stesso il loro peccato e il libro dei Giudici ricorda alcuni di questi peccati.
Come può questa scombussolata nazione essere una benedizione per le altre nazioni?
Continuarono a peccare, cadendo nell’idolatria più volte.
Dio infine lasciò che le tribù del nord d’Israele fossero ridotte in schiavitù dall’Assiria.
Potreste pensare che in seguito a ciò gli israeliti si sarebbero pentiti, non fu così.
Peccarono ancora e ancora, e Dio lasciò ancora una volta che fossero ridotti in schiavitù.
Dio lasciò che gli israeliti stessero in Babilonia per 70 anni, dopodiché una piccola percentuale di loro ritornò a Gerusalemme e la nazione d’Israele divenne un’ombra di ciò che era prima.
Videro per un pò la libertà, ma poi furono dominati da Roma.
Non erano più ricchi di quanto non lo fossero stati in Egitto o a Babilonia e si lamentarono: "Dov’è la promessa che Dio fece ad Abramo? Come possiamo essere una luce per le nazioni? Come possono essere adempiute le promesse fatte a Davide se non possiamo essere padroni di noi stessi?".
Sotto il dominio romano, le speranze del popolo erano infrante, non c’era più speranza.
Qualcuno provò a opporre resistenza, altri provarono a essere più religiosi, a mostrarsi più degni per ricevere le benedizioni di Dio.
Ognuno desiderava che Dio facesse qualcosa.

Un barlume di speranza.
Dio iniziò ad adempiere la sua promessa nel modo più semplice possibile: con un embrione in una vergine.
"Ecco, ti darò un segno", aveva detto ad Isaia, "una vergine concepirà e partorirà un figlio, e si chiamerà Emanuele (Isaia 7:14 ), che significa Dio è con noi.
Ma fu prima chiamato Gesù che in ebraico è Yeshua, che significa Dio che salva.
Dio cominciò a eseguire la sua promessa con un bimbo concepito al di fuori del matrimonio.
Ci fu un questione sociale connessa a questo fatto, anche 30 anni più tardi i capi ebrei fecero dei commenti sulla genealogia di Gesù (Giovanni 8:41 ).
Chi avrebbe creduto alla storia di Maria sugli angeli e sul concepimento soprannaturale?
Dio cominciò a nutrire le speranze del suo popolo in un modo che essi non riconobbero.
Nessuno avrebbe scommesso che un bambino “illegittimo” fosse la risposta alle speranze della nazione.
Un bambino non può fare niente, non può insegnare a nessuno, non può aiutare nessuno e non è in grado di salvare nessuno.
Gli angeli annunciarono ai pastori che un Salvatore era nato a Betlemme.
Egli era il Salvatore, ma non stava salvando nessuno ancora, aveva bisogno ancora di salvare sé stesso, la famiglia doveva fuggire per salvare il bambino da Erode, il re degli ebrei.
Dio chiamò quel bambino indifeso “un Salvatore”, egli sapeva ciò che il bambino avrebbe fatto; in quel bambino stavano tutte le speranze di Israele; egli era la luce dei Gentili, la benedizione per tutte le nazioni, il figlio di Davide che avrebbe dominato il mondo, il figlio d’Eva che avrebbe schiacciato il nemico dell’umanità.
Tuttavia era solo un bambino, nato in una stalla, e la sua vita era in pericolo, ma con la sua nascita cambiò ogni cosa.
Quando Gesù nacque non c’era nessun improvviso afflusso di Gentili che arrivavano a Gerusalemme per imparare, non c’era alcun segno di movimento politico o economico, nessun segno eccetto che una vergine aveva concepito e partorito, un segno a cui nessuno in Giudea  avrebbe creduto.
Ma Dio era venuto da noi, perché è fedele alle sue promesse ed Egli è la base di tutte le nostre speranze.
La storia di Israele ha dimostrato in diversi modi che i metodi umani non funzionano.
Non possiamo raggiungere gli scopi di Dio contando sulle nostre forze; Dio non fa le cose come le pensiamo noi, ma nel modo in cui Egli sa che funzionerà.
Il nostro modo di pensare diventa sempre confuso e caotico; pensiamo in termini di legalistici, umani, secondo i principi di questo mondo.
Dio pensa in termini di piccoli inizi spirituali, piuttosto che forze fisiche; di vittoria nella debolezza che di vittoria nel potere.
Quando Dio ci diede Gesù, adempì alle sue promesse e compì tutto ciò che aveva detto, ma non abbiamo visto un giusto adempimento, tutto ciò che vedevamo era un bambino.
La maggior parte delle persone non ci credeva e anche coloro che ci credevano potevano solo sperare.

L'adempimento.
Sappiamo adesso che Gesù crebbe per dare la Sua vita come prezzo di riscatto per i nostri peccati, per donarci il perdono, per essere una luce per i Gentili, per sconfiggere il diavolo e vincere la morte stessa con la Sua morte e la Sua resurrezione.
Possiamo vedere come Gesù è l’adempimento delle promesse di Dio.
Possiamo vedere molto più di quanto gli ebrei videro 2.000 anni fa, ma ancora non vediamo tutto ciò che c’è.
Non vediamo ancora che ogni promessa è stata adempiuta; non vediamo ancora Satana incatenato che non può più ingannare le nazioni; non vediamo ancora che tutte le nazioni conoscono Dio; non vediamo ancora la fine del pianto, delle lacrime e della morte.
Desideriamo ancora la risposta finale, ma è in Gesù che abbiamo la speranza e la sicurezza per l’adempimento di queste promesse.
Abbiamo una promessa, una promessa garantita da Dio, sancita da Suo Figlio, sigillata dallo Spirito Santo.
Crediamo che ogni altra cosa si compirà, che Cristo completerà l’opera che ha iniziato.
Il nostro compito è iniziare a dare frutti, e confidare che tutte le promesse saranno adempiute, non necessariamente nel modo che ci aspettiamo, ma nel modo in cui Dio ha pianificato tutto.
Egli lo farà, come promesso, attraverso Suo figlio Gesù Cristo.
Non lo potremo vedere adesso, ma Dio l’ha già messo in atto, e sta operando anche adesso dietro le quinte per compiere la sua volontà, proprio come nel bambino Gesù abbiamo avuto la speranza e la promessa del completamento.
Questo si realizza nella crescita del Regno di Dio, nel lavoro della Chiesa e nella vita di ognuno di noi.

Speranza per noi stessi.
Quando le persone ripongono fede in Cristo, la sua opera comincia a crescere in loro.
Gesù disse che dobbiamo nascere di nuovo, e quando arriviamo a credere in Lui, lo Spirito Santo ci copre e crea in noi una nuova vita e Gesù viene a vivere dentro di noi come ha promesso.
Qualcuno una volta ha detto: “Gesù potrebbe nascere 1000 volte e non diventerei buono, a meno che Egli stesso non nasca proprio dentro di me”.
La speranza che Gesù dà al mondo non ci fa diventare buoni a meno che non lo accettiamo come nostra speranza.
Abbiamo bisogno di lasciare che Gesù viva in noi.
Tuttavia, noi non abbiamo ancora ottenuto l’adempimento di tutte le promesse che Dio ha fatto; non abbiamo ancora tutta la vita e la divinità che ci offre.
Ciò che abbiamo è speranza e un pagamento anticipato, una caparra, una promessa che le cose migliori arriveranno.
Ciò che abbiamo adesso è proprio un "bambino" in confronto alla gloria che Dio ci darà in futuro.
Il nostro esordio spirituale può non sembrare buono per adesso, ma lo è per Dio.
Ciò che abbiamo adesso in noi è un pagamento in anticipo, è un inizio garantito da Dio stesso.
Lo Spirito Santo in noi è un pagamento in anticipo della gloria che ancora deve manifestarsi.
Luca ci dice che gli angeli cantavano quando Gesù nacque; fu un momento di trionfo, nonostante l’umanità non poteva vederla in quel modo.
Gli angeli sapevano che la vittoria era certa, perché Dio lo aveva detto.
Gesù ci dice che gli angeli gioiscono quando un peccatore si pente, cantano per ogni persona che scopre la fede in Cristo, perché è come un bambino che è appena nato.
Quel bambino magari non può dimostrare chissà che cosa.
Potrà avere tante lotte, ma è sempre un figlio di Dio, e Lui vedrà che in quel bambino la sua opera sarà compiuta.
Dio ha cura di noi, nonostante le nostre vite spirituali non siano perfette; Egli continuerà ad operare in noi fino a che la sua opera non sarà compiuta.
Proprio come nel bambino Gesù c’è una straordinaria speranza, così anche nel bambino cristiano c’è una speranza estremamente grande.
Non importa da quanto tempo sei cristiano, c’è una grande speranza per te, perché Dio ha investito su di te e non abbandonerà l’opera che Lui stesso ha iniziato.
Gesù è la prova che Dio mantiene sempre le sue promesse.

Lettura biblica
Genesi - capitoli 3; 4; 6; 7; 17; 26; 35; 46.
Esodo - capitoli 1; 12.
Numeri - capitolo 14.
Giosuè - capitolo 1.
Giudici - capitoli 2; 3.
2Re - capitoli 17; 25.
Esdra - capitolo 1.
Luca - capitoli 1; 2.
Matteo - capitolo 2.
Romani - capitolo 8.
Giovammi - capitolo 1.


 

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