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Home Approfondimenti Evangelizzazione Riuscire a toccare Gesù

Riflessione della settimana

Legami d'amore.
La Bibbia è un libro straordinario, non solo per il messaggio di salvezza che contiene e per i suoi insegnamenti etici e dottrinali, ma anche per tutte quelle verità psico-spirituali, veicolate attraverso l’esperienza di vita di uomini e donne che, pur nella loro fragilità, riescono a esprimere in tutta la loro bellezza.
Una fra le tante è quella dei “legami”: ciò che lega l’uomo a Dio e al suo simile.
Sin dagli albori, la Bibbia presenta l’uomo legato a Dio e all’altro (Genesi 2).
Quando questi legami sono stati spezzati, Dio è andato alla ricerca dell’uomo per cercare di recuperarli (Genesi 3).
Scrive il profeta Osea: “Io li attiravo con corde umane, con legami d’amore; ero per loro come chi solleva il giogo dalle mascelle, e porgevo loro dolcemente da mangiare” (Osea 11:4 )... Leggi tutto

Parole di vita

Gesù rispose: «E' giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà».

Riuscire a toccare Gesù

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Approfondimenti - Evangelizzazione
Scritto da Lamberto Fontana - Articolo letto 733 volte   

Un avvenimento di 2.000 anni fa, valido anche nei nostri tempi.

Donna e GesùGesù Cristo, fatto carne per manifestare la Parola del Dio vivente, è presente corporalmente in Palestina e si muove tra quei paesi e tra quella gente.
Tutti possono toccarlo ed ascoltarlo; partecipare ad uno di quegli incontri in cui la sua sapienza rivela al cuore dell’uomo il contenuto delle Sacre Scritture e la sua misericordia mette in evidenza il cuore del Padre celeste.
La fama di Gesù si è sparsa per tutta la nazione e le persone lo cercano per avere una parola di speranza, di consolazione, per avere una guarigione, o attratte semplicemente dallo Spirito Santo, perché convinte di peccato.
La gente si accalca attorno a Lui, ovunque si trova.
Malgrado il suo profondo amore per l’essere umano, difficilmente, però, vediamo Gesù correre dietro a qualcuno per fargli del bene, o insistere perché riceva la sua parola, o semplicemente avvicinarsi, se non chiamato.
Anzi, pur essendo cercato, a volte agisce dando l’impressione che non gli importi molto della persona che lo supplica, come emerge da questi passaggi biblici:
“Come Gesù partiva di là, due ciechi lo seguirono, gridando e dicendo: Abbi pietà di noi, o Figliol di Davide!
E quand’egli fu entrato nella casa, quei ciechi si accostarono a lui, e Gesù disse loro: Credete voi ch’io possa far questo? Essi gli risposero: Sì, o Signore.
Allora toccò loro gli occhi…”
(Matteo 9:27-28 );
“E partitosi di là, Gesù si ritirò nelle parti di Tiro e di Sidone, quand’ecco una donna Cananea di quei luoghi venne fuori e si mise a gridare: Abbi pietà di me, Signore, figliol di Davide; la mia figliola è gravemente tormentata da un demonio.
Ma egli non le rispose parola; e i suoi discepoli, accostatisi, lo pregavano dicendo: Licenziala, perché ci grida dietro.
Ma egli rispose: Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele.
Ella però venne e gli si prostrò dinanzi, dicendo: Signore, aiutami!
Ma egli rispose: Non è bene prendere il pane dei figlioli per buttarlo ai cagnolini…”
(Matteo 15:21-26 );
“Or v’era un ammalato, un certo Lazzaro di Betania…
Le sorelle, dunque, mandarono a dire a Gesù: Signore, ecco, colui che tu ami è malato…
Or Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro; come dunque ebbe udito ch’egli era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dov’era…”
(Giovanni 11:1-6 ). 

Una realtà per i credenti e non credenti.
Con la nuova nascita Gesù è presente nei nostri cuori (di cui è simbolo la Palestina dell’Antico Testamento); vive in noi tramite il suo Spirito ed è ancora pronto, come ai tempi della sua incarnazione, a rivelarci, con la sua sapienza, la Parola di Dio e a manifestarci, con la sua misericordia, il cuore del Padre.
Ma come allora, anche oggi Gesù vuole essere cercato, vuole essere trovato, per rivelarsi alle nostre vite.
Proprio come disse il profeta Geremia: “Io so i pensieri che medito per voi, dice l’Eterno: pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza.
Voi m’invocherete, verrete a pregarmi e io vi esaudirò; voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore, e io mi lascerò trovare da voi, dice l’Eterno, e vi farò tornare dalla vostra cattività”
(Geremia 29:11-14 ).
La "cattività" espressa in questo passaggio è prettamente fisica: la deportazione nel paese del vincitore, le catene ai piedi in segno di schiavitù, l’asservimento al nuovo padrone che dispone a suo piacimento delle loro vite; ma ha anche un valore profetico, destinato alla profondità dell’anima, volendo indicare da quale schiavitù ben peggiore ci avrebbe liberato Gesù Cristo: la schiavitù del peccato, che ci trasferisce nel regno delle tenebre, il cui principe è Satana, e ci obbliga a servirlo, vivendo una vita priva d’amore e centrata sul benessere e sulla ragione personale.
In Giovanni, infatti, leggiamo: “In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato; or lo schiavo non dimora per sempre nella casa: il figliolo vi dimora per sempre.
Se dunque il Figliolo vi farà liberi, sarete veramente liberi”
(Giovanni 8:34-36 ).

Consideriamo adesso un episodio tratto dal Vangelo di Marco per spiegare meglio i concetti sopra esposti.
“E Gesù andò con lui (Jairo), e gran moltitudine lo seguiva e l’affollava.
Or una donna che aveva un flusso di sangue da dodici anni, e molto aveva sofferto da molti medici, ed aveva speso tutto il suo senz’alcun giovamento, anzi era piuttosto peggiorata, avendo udito parlare di Gesù, venne per di dietro fra la calca e gli toccò la veste, perché diceva: Se riesco a toccare non foss’altro che le sue vesti, sarò salva.
Toccalo che l'ebbe, il suo flusso ristagnò, e sentì nel corpo d’essere guarita di quel flagello.
E subito Gesù, conscio della virtù che era uscita da lui, voltandosi indietro in quella calca, disse: Chi mi ha toccato le vesti?
E i suoi discepoli gli dicevano: Tu vedi come la folla ti si serra addosso e dici: Chi mi ha toccato?
Ed egli guardava attorno per vedere colei che aveva fatto ciò; e la donna, paurosa e tremante, ben sapendo quel che era avvenuto in lei, venne e gli si gettò ai piedi, e gli disse tutta la verità. 
Gesù le disse: Figliola,la tua fede t’ha salvata; vattene in pace e sii guarita del tuo flagello”
(Marco 5:24-34 ).
In questo episodio vediamo una donna che cerca Gesù; sa che non le rimane altra speranza che Lui, e ripone tutta la fiducia residua nella sua persona.
La sua vita si sta spegnendo progressivamente, a nulla sono valsi tutti gli sforzi fatti e i sacrifici affrontati per raggiungere quel benessere che lei desiderava e sperava.
I miracoli realizzati dal Maestro, e di cui molti testimoniano, la spingono a considerare una realtà soprannaturale ben lontana dalla logica della sua mente e del suo tempo e si apre all’intervento divino, perché ne ha bisogno per il suo equilibrio psico-fisico e perché rappresenta l’ultima spiaggia per la sua speranza di vivere una vita degna di essere vissuta.
Ma si ritrova una nuova montagna davanti, in questo caso una montagna umana.
La via per raggiungere Gesù è praticamente sbarrata da una massa di gente che si accalca, quasi a chiudere ogni varco, sia per partecipare ad un nuovo spettacolo gratuito e imprevedibile, che per gli stessi motivi della donna.
Tutti vogliono vedere da vicino e toccare quest’uomo dai poteri straordinari: è forse il Messia tanto atteso?
La donna avrebbe voglia di rinunciare; gracile e malata, come potrebbe farsi largo tra quella folla?
Ma sa che l’unica possibilità rimastale di guarire si chiama Gesù e perciò non può rinunciare, non può rassegnarsi, non può tornare a casa sconfitta aspettando la morte.
Decide allora di lottare, di combattere e di superare quella montagna apparentemente invalicabile.

Gesù, pur conoscendo tramite lo Spirito Santo il bisogno e la disperazione di quella donna, non le va incontro, non le risparmia quella fatica, non le rende più facile l’avvicinamento, non premia la sua buona intenzione guarendola a distanza.
E’ lei che deve arrivare fino a Lui! 
Questo esempio deve farci comprendere quale deve essere il nostro atteggiamento per permettere a Gesù di agire nella nostra vita e produrre tutte quelle guarigioni di cui la nostra anima e il nostro copro hanno bisogno.
Anche noi, infatti, ci troviamo spesso di fronte ad un muro di sensazioni, sentimenti, pensieri, convinzioni, dubbi, perplessità, atteggiamenti abitudinari sbagliati, come quei peccati, che ci chiudono la strada alla percezione del Signore e, soprattutto, non entrando in contatto con Lui, neanche alla sua azione per santificare la nostra vita.
Spesso dobbiamo farci largo tra realtà come la delusione, l’amarezza, lo scoraggiamento, la stanchezza, che ci fanno credere che tutto è inutile; come l’incredulità, lo scetticismo, la rabbia, il rancore, l’odio, la gelosia, la giustizia propria, l’incapacità di capire Dio, l’assurdità di quello che Lui permette, il senso di abbandono, la sensazione di non significare niente agli occhi suoi, un profondo senso di inferiorità, la paura di quello che il Signore potrebbe permettere nella nostra vita, la paura di perdere ciò che noi riteniamo indispensabile per la nostra felicità, la passività aspettando che altri decidano al nostro posto, il senso di indegnità, l’incapacità di credere che qualcuno possa interessarsi a noi, la gravità del nostro problema, ecc.
Il peccato è schiavitù, produce infermità alla nostra anima, è causa di sofferenza in chi ci circonda.
Dio ci ha proposto un Salvatore in Cristo e si aspetta che noi entriamo nella dimensione di vederlo come tale, di volerlo come tale, di cercarlo come tale.
Dio vuole che siamo noi a giungere alla conclusione che il cuore di Gesù è l’obiettivo supremo e insostituibile, sia per i nostri giorni terreni che per i secoli dei secoli in Cielo.
Ed è questa l’attitudine che dà gloria al Signore, perché lo eleva al di sopra di tutti gli obiettivi e aspirazioni che il mondo terreno e il cuore umano possano offrire o desiderare.

Così facendo, poi, viviamo la realtà di Dio nella nostra vita, per nostra decisione personale e non la subiamo come imposizione dall’alto o per timore al castigo, come conseguenza della nostra disubbidienza.
Dio non vuole essere il nostro Dio per imposizione, ma per sottomissione volontaria e per convinzione che i suoi precetti sono buoni e giusti.
Quando vediamo di essere travagliati ed aggravati a causa del peccato che ci assedia ed abbiamo capito che tutti i nostri sforzi per mettervi rimedio si sono rivelati insufficienti; quando ci siamo resi conto che l’insistenza per imporre il nostro concetto di giustizia non riduce la sofferenza da cui siamo colpiti, allora cerchiamo la guarigione in Cristo; cerchiamo di entrare in contatto con Lui nel profondo del nostro cuore per percepire il suo tocco trasformatore; cerchiamo di riconoscere a noi stessi che l’unica possibilità di salvezza si trova in Lui; affrontiamo tutti quei nemici interiori che vogliono sbarrarci il passo verso la sua persona e lasciamoci guidare da Lui, dai suoi precetti, dalla sua giustizia, dal suo amore, dalla sua misericordia, dalla sua compassione, dalla sua tolleranza, dalla sua umiltà, dalla sua mansuetudine, dalla sua ubbidienza, dalla sua sottomissione; dalla sua capacità di porgere l’altra guancia, di subire un torto, di perdonare settanta volte sette.
L’amore che Gesù emana dal suo cuore, per il Padre e per il prossimo, è quella virtù che ha il potere di guarire ogni nostra ferita e bloccare l’emorragia dell’insoddisfazione cronica, dell’autocommiserazione permanente e della rabbia e amarezza collegate a questi due aspetti. 
Nel Padre nostro, che è il compendio di tutti quei princìpi che Dio desidera diventino parte integrante della nostra vita, viene detto: “Sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta in cielo” (Matteo 6:10 ).
Affinché la volontà di Dio sia fatta in terra, bisogna che trovi la sua realizzazione in ogni essere umano, principalmente nei credenti.
E finché non siamo convinti che la volontà di Dio è la realtà migliore a cui possiamo aspirare, e che la nostra volontà non decide di assoggettarsi ad essa, rinunciando a portare avanti caparbiamente la nostra visione della vita, non riusciremo a toccare le vesti di Gesù e non troveremo guarigione alle nostre ferite e alle nostre infermità.


 

 

Commenti 

 
# Riuscire a toccare GesùClara 2012-01-09 23:08
Un solo appunto, che reputo doveroso fare, il nome "Palestina" è errato.
E' l'imperatore romano che, per far dispetto agli Israeliani, da questo nome al territorio (voleva significare Filistia, ma i filistei erano scomparsi dal territorio con il regno di Davide).
Noi credenti dovremmo, più di altri, proteggere Israele!
Dio ci benedica!
Clara
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