PICCOLO NOTIZIARIO DEI CRISTIANI PERSEGUITATI

   

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Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro; e di quelli che sono maltrattati, come se anche voi lo foste! (Ebrei 13:3)


Notizie di Dicembre 2006/1

(fonte: Porte Aperte)

 

Azerbaijan

Discriminazione per il nome cristiano.

Nato il 18 giugno scorso, in una famiglia cristiana, nell'Azerbaijan settentrionale, Ilya Eyvazov non ha ancora ufficialmente un nome. Le Autorità locali nella città di Aliabad si rifiutano di rilasciare un regolare certificato di nascita al padre del bambino, Novruz Eyvazov, membro di una chiesa battista della zona, perché è un nome cristiano.
Dopo un mese dalla nascita, il padre era riuscito ad assicurarsi un certificato di nascita parziale, in cui il nome non compare. Naturalmente sta ancora richiedendo, presso autorità nazionali, di poter vedere il nome del figlio sui documenti, perché non si sa a quali tipi di problemi potrebbe andare incontro se nella Carta d'Identità non verrà registrato un nome. Il padre del bambino non si è detto sorpreso, perché lo stesso problema lo ha avuto per i due fratellini più grandi di IIya (Elìa), che si chiamano Moisei (Mosè) e Luka. Anche a loro era stato negata la registrazione anagrafica del nome per alcuni mesi, perché riportavano nomi appartenenti ad una "setta religiosa straniera".
Un pastore battista ha detto che gli era stato negato di chiamare suo figlio Samson, così lo hanno chiamato Davud. Ma al secondo figlio gli hanno potuto dare il nome Samson, perché durante il parto si trovavano in un viaggio all'estero, in Moldavia.
In Azerbaijan il 96 % della popolazione è musulmana, il Cristianesimo è percepito da molti come una religione straniera, e l'abbandono dell'Islam viene visto come tradimento alla nazione.
Le tre congregazioni battiste presenti ad Aliabad sono costrette a fronteggiare l'avversione proveniente dal governo locale, il quale rifiuta la registrazione ufficiale delle chiese da ben 13 anni.

 


Nigeria

Violenze contro chiese cristiane.

Jummai è una sarta, nella città di Dutse, Nigeria settentrionale. Alcuni giorni fa ha aperto il suo negozio senza avere nessuna idea di quello che sarebbe accaduto in seguito. Ma nel pomeriggio uno scambio di opinioni con alcuni clienti mussulmani ha attirato la collera di alcuni islamici locali fanatici e, improvvisamente, una folla adirata ha tentato di aggredire la sarta con lo scopo di ucciderla, perché, secondo loro, ha offeso il profeta Maometto. La disputa ha dato origine ad una spirale di violenza che ha portato conseguenze per tutto il giorno. Di conseguenza, 16 Chiese sono state bruciate, 6 cristiani feriti ed almeno 2.000 cristiani non hanno più un tetto. I leader della chiesa locale affermano che la polizia ha ignorato le loro richieste di aiuto. Nel frattempo, il governatore dello stato di Jigawa ha fatto sapere ai leader cristiani che la ricostruzione delle chiese distrutte sarà possibile solo in zone limitrofe alla città, forzando così uno spostamento delle chiese.
Secondo quanto riferisce un vescovo anglicano, sembra che la disputa si sia generata tra la sarta e una donna di nome Binta, allor quando questa a dato a Gesù per ubriacone, per aver passato il vino nell'ultima cena. La reazione di Jummai è stata quella di dare a Maometto l'attributo di donnaiolo, visto che aveva tante mogli.
Jummai asserisce che la spirale di violenza si è generata nel contesto delle tensioni avutesi per le parole di Papa Benedetto XIV, accusato di aver calunniato l'Islam la settimana precedente in un discorso in Germania. I cristiani locali avvertono che il tutto è solo un pretesto per poter innescare una crisi contro i cristiani.

 


Eritrea

Cristiani torturati a morte.

Una pattuglia della polizia di sicurezza eritrea, ha torturato due Cristiani a morte. Il grave fatto è accaduto ieri, due giorni dopo il loro arresto, per aver tenuto servizi religiosi in una casa privata a sud di Asmara.

Immanuel Andergergeresh, 23 anni, e Kibrom Firemichel, 30 anni, sono morti in una prigione militare situato nella periferia della città di Adi-Quala. I due sono stati poi seppelliti nei pressi del campo dove avevano prestato servizio militare.

L'arresto è avvenuto il 15 ottobre, insieme ad altri 10 cristiani, tre donne e sette uomini, durante un culto di adorazione nella Chiesa Evangelica Rhema. La sorte degli altri dieci rimane ancora ignota. Questi fatti sono avvenuti dopo la detenzione di un cittadino americano da parte delle autorità locali, i quali hanno anche riportato in prigione una cantante popolare cristiana, Elen Berhane, che era stata ricoverata in ospedale per tre giorni, come conseguenza dell'aver speso 29 mesi in un container di metallo. La gamba di Berhane era stata danneggiata seriamente nel corso di un maltrattamento subito al tempo dell'arresto avvenuto nel maggio del 2004.

Fonti dirette hanno riferito che Elen è tornata al campo militare dove può camminare con l'aiuto di una canna per sostegno.
Il governo ha continuato la sua campagna contro i lavoratori cristiani, incarcerando, all'inizio di questo mese, il cittadino americano Aregahaje Woldeselasie, un evangelico molto attivo, ed il suo assistente.
Ad oggi i cristiani detenuti in Eritrea sono 1918.

 


Iraq

Serie di sequestri di preti caldei cristiani.

Un prete Caldeo è stato rapito, mentre si trovava davanti la sua casa a Baghdad, la settimana scorsa, per poi essere rilasciato domenica 10 dicembre. Così ha riportato nel suo stesso sito web ufficiale.

Padre Samy Abdulahad Al-Raiys è stato liberato, dopo sei giorni e lasciato nella strada vicino l'Università di Tecnologia. La condizione fisica e le circostanze specifiche della sua liberazione rimangono ignote.

"E' il quinto prete rapito; due di loro sono stati uccisi a Mosul," ha commentato un prete di Baghdad, che ha richiesto di restare anonimo. "Così molti di noi sono spaventati. E ci chiediamo: Chi sarà il prossimo?".
Al-Raiys ha lavorato come rettore al Seminario Caldeo di Baghdad; è professore di teologia al Babel Collegio. Il seminario che doveva iniziare la settimana scorsa è stato rinviato, vista la crescente violenza e la condizione di pericolo nell'area.
Poiché le condizioni di rilascio non sono ancora del tutto chiare, prende sempre più corpo l'ipotesi che dietro tutti questi rapimenti di preti ci sia un affare lucroso. Alcuni credenti iracheni sono certi del fatto che il rapimento di preti rende molti soldi.

"Se le richieste dei rapitori fossero state di ordine politico, si sarebbe saputo, perché subito dopo il rilascio c'è calma e nessuna notizia trapela per chiarire l'accaduto? La situazione difficile, dunque, non è solo frutto del conflitto tra Cristiani e musulmani, ma vi sono anche obiettivi di bande vari", ha detto un prete.

 


Iran

Arrestata una coppia di cristiani.

Dopo essere stati trattenuti per nove giorni in custodia dalla polizia segreta, Reza Montazami e sua moglie, Fereshteh Dibaj, sono stati rilasciati su cauzione questa mattina. Ciò è stato concesso dalla Corte Rivoluzionaria della città di Mashhad. Gli anziani genitori di Montazami hanno pagato la cauzione per la coppia.

Non è chiaro ancora per quale ragione ufficiale i due sono stati portati via da casa in maniera improvvisa nove giorni fa, nell'occasione, la polizia ha anche confiscato i loro computer e tutti i materiali cristiani. Sembra chiaro il collegamento con le attività cristiane che i due svolgono in un paese islamico radicale. Il fratello di Fereshteh, Issa Dibaj, ha detto di aver parlato a telefono con loro e che i due non hanno subito maltrattamenti durante la detenzione.

Ai genitori di Montazami è stato fatto firmare un documento in cui si impegnano a non avere più riunioni cristiani nella casa della coppia che è di proprietà dei genitori. Non è ancora chiaro se un impegno simile è stato fatto firmare alla coppia prima del rilascio.

Si ricorda che lei è la figlia più giovane di Mehdi Dibaj, un pastore ucciso nel 1994, come conseguenza della sua fede in Cristo e per il suo coraggioso servizio cristiano, portato avanti anche dopo aver subito varie minacce. Mehdi era stato messo in prigione dalla polizia e condannato a morte per apostasia, ma è rilasciato dopo la grande mobilitazione dei cristiani di tutto il mondo. Subito dopo, però, è stato rapito e poi ucciso.
Nell'ultimo anno il regime della Repubblica islamica ha lanciato un'onda crescente di arresti e molestia contro i leader della chiesa iraniana.

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Arresti a Teheran.

Il 10 dicembre scorso la Polizia segreta iraniana ha cominciato a fare incursioni e ad arrestare leaders del movimento cristiano indigeno dei "Gesù Solo". I raid nelle case hanno avuto luogo senza preannuncio, fin dalle prime ore dalla mattina a Tehran, Karaj, Rasht e Bandar-i Anzali.

Nei cinque giorni seguenti, molti membri delle comunità sono stati arrestati per uno o più giorni e sono stati interrogati dagli agenti della polizia, per essere poi rilasciati. Al momento però, otto rimangono agli arresti, ci sarebbe anche una donna tra i detenuti.

Secondo una fonte, gli arrestati devono rispondere ad alcune precise accuse, 10 in tutto, fra queste: "attività di evangelizzazione" e "azioni a danno della sicurezza nazionale" in Iran.
Secondo un rapporto apparso su un sito web cristiano di notizie in lingua Farsi, le autorità avrebbero confiscato computer, CD, nastri, Bibbie e letteratura evangelistica, trovati nelle case.
Questi sono i nomi dei cristiani ancora in custodia: Behnam Irani e Peyman Salarvand, della città di Karaj; Behrouz Sadegh-can-Djani, Shirin Sadegh-can-Djani e Hamid Reza Toluinia, di Tehran; e Yousef Nadarkhani, Parviz Khalaj e Muhammad Reza-Taghizadeh, di Rasht.
Tutti i membri delle comunità, 600 e più, sono stati avvertiti dalle autorità della polizia e intimati a non spedire qualsiasi notizia degli arresti fuori dalla nazione Iran.

 


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