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dei carcerati, come se foste in carcere con loro; e di quelli che sono
maltrattati, come se anche voi lo foste! (Ebrei 13:3)
Notizie
di Luglio 2006/1
(fonte:
Porte Aperte)
Iran
Un
cristiano è stato rilasciato.
13 Giugno 2006. Un Cristiano incarcerato sei settimane fa nell'Iran settentrionale, è stato rilasciato la notte scorsa e ed ha potuto essere riunito con la sua famiglia.
La famiglia di Ali Kaboli, 51, si è continuamente rifiutata di rilasciare commenti sulla ragione della detenzione, ed ora anche sulle motivazioni del rilascio, avvenuto la notte del 12
Giugno, quando la polizia lo ha lasciato nella città di residenza, Gorgan.
Secondo alcune fonti, è stata pagata una grossa cauzione per il suo rilascio, ma un caso formale potrebbe ugualmente pendere su di lui. Kaboli è stato arrestato senza spiegazioni il 2
Maggio scorso, mentre era nella sua falegnameria. E' un ex musulmano convertito al Cristianesimo mentre era un'adolescente.
Kaboli teneva riunioni cristiane nella sua casa, e viaggiava attraverso la regione del Mar Caspio, come evangelista itinerante. Negli ultimi anni è stato più volte minacciato, arrestato ed interrogato per le sue attività cristiane. Ora gli è stato proibito di ricevere ospiti a casa e non può recarsi a Teheran, la
capitale. Può usare il telefono soltanto per chiamare la sua famiglia e non può avere nessun contatto esterno.
Sotto le severe leggi iraniane sull'apostasia, rischia la pena capitale per essersi convertito a Cristo 35 anni
fa.
I
rifugiati rischiano la morte, in ogni caso.
LAOS 14 Giugno. Le autorità Comuniste in Laos hanno arrestato 10 rifugiati
nord coreani, due uomini e otto donne di età da 26 a 71 anni, e due attivisti della Corea del Sud, il 31
Maggio scorso per aver tentato raggiungere la vicina Thailandia. Questo è quanto riporta un giornale della Corea del Sud in data venerdì 9
Giugno.
I rifugiati, di cui era ignoto il background religioso al momento del lancio dell'agenzia, dopo quasi due settimane di negoziati, sono stati rilasciati e consegnati presso l'ambasciata
sud coreana sabato 10 Giugno.
A parte le poche chiese "di facciata", a Pyongyang, la pratica del Cristianesimo è bandita in Nord Corea. Il Rev. Tim Peters, appartenente ad una organizzazione umanitaria con base a Seul, ha detto che vi sarebbero da 200.000 a 400.000 Cristiani nel paese. Ma la "chiesa è viva", dice Peters, e fiorisce come sotto ogni persecuzione, come insegna la storia.
Lasciare la Corea del Nord senza permesso ufficiale è un crimine serio. Quelli rimpatriati, se hanno una Bibbia o ammettono di aver avuto contatti con Cristiani in Cina vanno incontro ad una tortura certa ed
imprigionamento e, in alcuni casi estremi, all'esecuzione capitale. Malgrado le conseguenze a cui si può andare incontro, molti continuano a tentare di fuggire dal regime brutale della Corea del Nord per trovare riparo altrove. Secondo Peters, ogni mese il circa 500 nord coreani, avvolte
sino 200 a settimana, vengono rimpatriati. Il governo cinese è molto determinato nel cacciare via i rifugiati e restituirli alla Corea del Nord, ha anche "generosamente" aumentato il "premio" per ogni rifugiato che viene fermato e rimpatriato, da 1.000
[Yuan] (US$125) a 3.000 [Yuan] (US$374). Peters dice che vi sono molte organizzazioni che cercano di aiutare i
rifugiati a trovare asilo fuori dalla Cina. Queste attivisti hanno bisogno delle nostre preghiere. Il più delle volte i rifugiati si stabiliscono in Corea del Sud.
Arresti di cristiani stranieri.
15 Giugno 2006. Dieci poliziotti
sauditi armati di bastoni di legno hanno fatto irruzione in una riunione cristiana, che si stava svolgendo in una casa privata nella città litoranea di Jeddah, venerdì 9
Giugno.
Al momento, della notizia si
sa che quattro africani orientali, due etiopici e due eritrei, tutti cristiani, leader del gruppo di adoratori, sono stati portati in carcere.
Erano più di cento in tutto,
Eritrei, Etiopi e Filippini, radunati per un culto di adorazione presso una casa privata, alle 11 del mattino. Il servizio si è svolto davanti ai
poliziotti seduti ed armati di bastoni, (che poi nessuno ha usato); hanno aspettato tre ore, fino alla fine del servizio, per poter eseguire gli arresti.
Gli arrestati sono Mekbeb Telahun e Masai Wendewesen, etiopi, Fekre Gebremedhin e Dawit Uqbay eritrei. Tre di loro sono sposati. La polizia gli ha concesso di potersi portare vestiti per il
cambio.
Un cristiano, che ha parlato con loro a telefono, ha riferito che "stanno bene, con morale alto". Ma non hanno detto
come sono stati trattati.
Due settimane fa la Muttawa (polizia segreta religiosa) si è presentata presso la stessa adunata, non arrestando alcuno.
Secondo fonti locali l'incidente è stato riportato agli uffici dei consolati delle Filippine e Stati Uniti.
Solitamente il governo Saudita espatria gli stranieri colti in riunioni di adorazione nelle loro case forzando i loro datori di lavoro ad interrompere immediatamente il contratto.
Sotto un interpretazione severa della legge islamica, il culto non-musulmano è proibito,
benché membri della famiglia reale insistono che i cristiani sono liberi di adorare nelle loro proprie case.
L'anno scorso cinque africani sono stati detenuti per un mese per l'identico motivo a Riyadh.
Estremisti
indù provano a bruciare un pastore.
Domenica 18 Giugno scorso, estremisti indù hanno fatto irruzione nella Chiesa Hosanna di Kosa Nala, nello stato di Chattisgarh, attaccando il pastore David Raj, sua moglie ed altri membri della chiesa. Hanno anche tentato di dare fuoco al pastore legandolo con un pneumatico di gomma al fine di bruciarlo a morte. Gli assalitori vedendo che il tentativo non si concretizzava, hanno cominciato a
colpirlo di botte, insieme alla moglie.
Dopo che l'assalto ha avuto luogo, Raj e sua moglie Ratna Jyoti sono stati arrestati dalla Polizia con l'accusa di aver promosso "conversioni forzate" e
ostilità tra i gruppi religiosi.
Secondo fonti locali, la denuncia sarebbe tutta una montatura, venuta da due donne che accuserebbero il pastore e sua moglie di avergli promesso soldi ed una motocicletta se si fossero convertiti al cristianesimo.
Secondo alcuni molto vicini alla famiglia del pastore, sarebbe assurdo pensare che tale accusa possa corrispondere alla realtà,
poiché sono troppo poveri per poter fare simili proposte.
Il magistrato ha inizialmente respinto la loro domanda di rilascio dietro pagamento di cauzione, ma oggi sembra essersi ammorbidito,
perché, secondo fonti di Compass, avrebbe già acconsentito alla richiesta e rilasciato la coppia.
Ancora
abusi ai cristiani per la legge sulla bestemmia.
27 Giugno 2006. Un Cristiano pakistano ha vinto un riconoscimento per la persecuzione religiosa, dopo aver speso otto anni in prigione, per l'accusa di aver dissacrato versi del
Corano.
La Società Internazionale per i Diritti Umani (IGFM) ha reso onore a Ranjha Masih, emettendo giudizio in suo favore e riconoscendogli un premio di 500 Euro, che però lui non è stato in grado di ritirare durante l'annuale conferenza, che si tiene a Francoforte,
perché ancora dietro le sbarre, nella prigione Centrale di Faisalabad, come migliaia di altri prigionieri, che sembrano dimenticati dal sistema legale pakistano.
IGFM ha dichiarato di sperare che tale premio in denaro possa contribuire a "rialzare il morale di Ranjha e della sua famiglia (hanno sei
figli)". In più darà un notevole impulso per una possibile positiva risoluzione del caso, grazie alla grande pubblicità che ne viene fuori.
Ciò nonostante, molti cristiani pakistani ammettono di vedere poca possibilità
d'uscita, considerando quanti altri casi simili a questo sono stati lasciati
nell'oblio.
La legge sulla bestemmia infatti, è molto restrittiva in Pakistan. Masih è accusato di aver danneggiato un oggetto su cui erano scritti versi del corano. Ciò sarebbe avvenuto nel corso del funerale di un cristiano, suicidatosi davanti la palazzo di giustizia di
Faisalabad, come protesta contro la legge sulla bestemmia, troppo aspra in Pakistan, che maltratta le minoranze e semina morte.
Seppure, negli ultimi anni, non sono state eseguite condanne a morte per questa legge, si sono avuti casi di uccisioni da parte di estremisti proprio appoggiandosi su questa legge.
Masih ha negato di aver commesso ciò per cui lo si accusa.
Il direttore di IGFM, Karl Hafen, ha consegnato il premio di Masih al Centro per Assistenza dell'Aiuto Legale e Sistemazione
(CLAAS), attivo in Pakistan, in modo che possa darlo alla famiglia.
Pretese
per fare applicare la Sharia, anche a scapito della Costituzione.
28 Giugno 2006. In Malesia, molti alberghi si sono rifiutati di ospitare una serie di
conferenze sulla libertà religiosa, dopo che 500 manifestanti hanno duramente protestato ed accusato gli organizzatori di essere "nemici
dell'islam".
Tra gli slogan e le bandiere dei dimostranti, una scritta riportava: "Le leggi di Allah prevalgono sulle leggi umane". Una coalizione composta da 13 gruppi che si occupano di diritti umani e religiosi, tra questi cristiani, indù e buddisti, aveva organizzato dei forum di discussione sul diritto di "professare liberamente la propria fede", come previsto dalla
Costituzione della Malesia, nell'articolo 11, e in modo particolare, sulla compatibilità tra il diritto civile e l'applicazione della legge islamica chiamata
Sharia.
L'evento si è concluso anzitempo su pressione della polizia, al fine di garantire l'ordine pubblico. Inizialmente la polizia aveva concesso a 50 dei manifestanti di partecipare, ma poi, nel corso del forum, questi hanno bruscamente interrotto la discussione inducendo le autorità militari a far interrompere l'evento. La decisione è stata criticata dagli organizzatori, non solo
perché l'evento era stato autorizzato, ma anche perché si aspettavano di poter proseguire grazie alla protezione della polizia che invece è sembrata essere
schierata a favore dei manifestanti.
"Questo incidente mostra come sono seriamente compromessi i valori
costituzionali. Se non possiamo parlare sulla costituzione, dove siamo arrivati come
nazione?", ha detto Malik Imtiaz Sarwar, avvocato, incaricato di presiedere
per la Società Nazionale dei Diritti Umani.
I non islamici sono il 40% dei 26 milioni di abitanti.
Nei giorni successivi il dibattito si è portato avanti, e membri di un comitato islamico hanno definito l'articolo11 nemico
dell'Islam.
Molta gente ritiene che l'Islam sia la religione nazionale, e hanno la pretesa che la legge islamica sia il fondamento dell'intera
costituzione della Malesia.
Pastore
rilasciato dalle prigioni sotto influenza di contatti fraterni.
30 Giugno 2006. Il Rev. Carlos Lamelas, pastore e presidente della Chiesa di Dio in Cuba, è stato liberato all'improvviso dalla prigione, lunedì 26
Giugno.
Membri della famiglia di Lamelas avevano accompagnato sua moglie, Uramis, e due figlie al Centro di Detenzione Villa Marita, per quella che doveva essere la usuale visita settimanale di 15 minuti. La sorella di Lamesas riferisce che la sorpresa è stata grande quando ci è stato detto che sarebbe potuto tornare a casa libero,
perché il caso era stato chiuso. "Cosi", ha detto "siamo tornati a casa tutti insieme;
è come se ci avessero iniettato una dose di vita!".
Arrestato il 20 febbraio scorso, Lamelas ha speso più di quattro mesi in prigione senza essere formalmente accusato di qualcosa. Si sapeva che comunque l'accusa riguardava l'aver aiutato persone a lasciare illegalmente il paese.
Lamelas ha avuto una perdita di peso in carcere, dovuta ad alcune sofferenze
fisiche, però non si è lagnato del tempo speso in prigione, sa che Dio lo ha permesso. A telefono ha detto di essere desideroso di ringraziare quanti lo hanno sostenuto con le lettere e le preghiere.
Le molte lettere che ha ricevuto sono state per lui un grande incoraggiamento.
Una delle tante lettere era timbrata proveniente dalla Mongolia. Uno dello staff dei carcerieri aveva chiesto di "dire agli amici di Lamelas di smetterla con il mandare lettere".
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