Parole di vita
| Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola». |
Come mai l'Antico Testamento non parla chiaramente della Risurrezione e della Vita Eterna?
Risposta
Tutti i libri e gli scritti che compongono la Bibbia sono ispirati da Dio e quindi contengono rivelazioni che sono state gestite da Dio.
Anche questo rientra nella infinita sapienza di Dio che ha tenuto, e tiene, in considerazione diversi fattori che rientrano nel miracolo Rivelazione, dove rientrano:
- la storia umana, con una particolare attenzione al popolo d'Israele;
- le capacità intellettive e le conoscenze personali degli uomini-strumento di cui si serviva al momento della rivelazione;
- il fattore socio-culturale-religioso del momento;
- ed altro.
L'Ecclesiaste, per esempio, è un libro che risalta la conoscenza umana collocata nel periodo veterotestamentario prima della resurrezione di Cristo.
La certezza della vita eterna qui, come in tutto l'Antico Testamento, non viene rivelata in modo tanto chiara quando nel Nuovo Patto.
Anche se ci sono continui riferimenti ad una esperienza posteriore alla morte in singoli passi dell'Antico Testamento, la piena rivelazione si ha solo tramite la resurrezione di Gesù Cristo (vedi l'incredulità dei discepoli persino all'apparizione di Cristo risorto) e quindi anche il fondamento per la resurrezione di tutti i morti.
In molti passi dell'Antico Testamento e nell'Ecclesiaste, invece, è in primo piano il timore del giudizio imminente e della caducità della vita umana.
L'Ecclesiaste è un libro ancora orientato sulla vita temporanea sulla terra e non si riscontra alcun riferimento sulla vita oltre la temporanea esistenza.
Esso, comunque, tiene presente che "dopo la morte non finisce tutto" (Ecclesiaste 3:17 ; Ecclesiaste 12:7 ), e che esiste "un giudizio".
Per esempio in Ecclesiaste 3:18 e seguenti, parla dell'uomo senza Dio, che vive solo per se stesso e che in paragone alle bestie giunge a concludere che non c'è alcuna differenza tra lui e le bestie, visto che tutti hanno la stessa sorte.
In Ecclesiaste 9:3 e seguenti, in cui viene localizzato "sotto il sole", descrive la cruda realtà di una vita lontana dalla destinazione divina.
Se continuiamo a seguire la linea divina tracciata iniziando dalla Genesi, passando proprio dall'Ecclesiaste, dal Cantico dei Cantici, dai Proverbi, da Giobbe e da altri, arriviamo a Cristo risorto dai morti e Giudice che verrà, speranza di ognuno che crede.
Alcuni passi che sembrano negare le dottrine della resurrezione dei morti, sono invece delle domande che trovano la risposta e l'adempimento in Cristo Gesù.
Per esempio, in Ecclesiaste 3:21 il sacro scrittore chiede: "Chi sa se il soffio dell'uomo sale in alto e se il soffio della bestia scende in basso nella terra?".
Risponde il passo del Nuovo Testamento di 2Corinzi 5:1 : "Sappiamo infatti che, se questa tenda, che è la nostra dimora terrena, viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli".



