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Riflessione della settimana

Legami d'amore.
La Bibbia è un libro straordinario, non solo per il messaggio di salvezza che contiene e per i suoi insegnamenti etici e dottrinali, ma anche per tutte quelle verità psico-spirituali, veicolate attraverso l’esperienza di vita di uomini e donne che, pur nella loro fragilità, riescono a esprimere in tutta la loro bellezza.
Una fra le tante è quella dei “legami”: ciò che lega l’uomo a Dio e al suo simile.
Sin dagli albori, la Bibbia presenta l’uomo legato a Dio e all’altro (Genesi 2).
Quando questi legami sono stati spezzati, Dio è andato alla ricerca dell’uomo per cercare di recuperarli (Genesi 3).
Scrive il profeta Osea: “Io li attiravo con corde umane, con legami d’amore; ero per loro come chi solleva il giogo dalle mascelle, e porgevo loro dolcemente da mangiare” (Osea 11:4 )... Leggi tutto

Parole di vita

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.
Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto.
A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

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Cosa sono le parabole di Gesù?

Autore:
Redazione
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Risposta

Le parabole di Gesù, con la loro caratteristica immaginaria figurativa, descrivono alcune lezioni spirituali di primaria importanza per la vita nel Regno di Dio.
È un modo di esprimersi servendosi di un'immagine per illustrare un pensiero.
Questo metodo d'insegnamento era molto comune nell'antichità, anche fuori dal giudaismo, e serviva ad illustrare in modo semplice dei concetti astratti.
Oggi il modo di parlare metaforico proprio della civiltà rurale è stato sostituito dallo stile astratto. Tuttavia, l'illustrazione del pensiero astratto viene espressa con una immagine che non è più parlata: l'utilizzazione dei mezzi audiovisivi, come disegni animati, diagrammi televisivi e l'uso di lavagne sia tradizionali che luminose, non fa altro che provare quanto sia necessario accompagnare l'esposizione verbale con l'immagine.
In questo senso quindi, le parabole hanno una validità sempre attuale anche se il lettore moderno deve immedesimarsi con l'ambiente storico e culturale del tempo di Cristo e dei Suoi contemporanei.

La parabola però non è una leggenda, ne una storia inventata, ma è ciò che qualcuno ha fatto, quindi, nel nostro caso, un fatto terreno con significato celeste.
Ad esempio, basta esaminare la prima delle parabole di Gesù riportata nei Vangeli, quella del seminatore, e notare come Gesù parli di qualcosa che sta indicando ad un uditorio che era partecipe di un fatto riscontrato nella vita di ogni giorno: "Ecco, il seminatore ..;" (Matteo 13:4 ).
L'avverbio 'ecco' è usato per richiamare l'attenzione su qualche fatto che si verifica improvvisamente o per indicare una persona o cosa che compare ad un tratto.
A questo proposito è utile confrontare il testo biblico in questione con Giovanni 19:5 "... Ecco l'Uomo".
Nel corso dell'esposizione della parabola del seminatore, sembra che Gesù richiami l'attenzione dei suoi ascoltatori su di un seminatore, la cui sagoma si stagliava all'orizzonte, da questo fatto della vita quotidiana egli mirabilmente ne trae un insegnamento spirituale.
Le parabole di Cristo presentano le verità divine in modo convincente, tratteggiandole con una serie di immagini in modo da permettere all'uditorio di afferrare certe verità bibliche facendo un confronto con quanto è comunemente noto.

La parabola è una forma didattica che utilizza alcuni elementi fondamentali.
La sintesi.
Un fatto è espresso in modo breve e denso di significati. La brevità della narrazione giunge immediatamente allo scopo.
L'immediatezza.
Tutte le componenti della parabola risultano sfocate e di contorno mentre emergono i personaggi centrali o i gruppi di persone che, generalmente, non superano mai il numero tre.
Questo avvicinarsi rapidamente all'oggetto principale della parabola è un vero e proprio "zoom" per evidenziare la ragione stessa della narrazione.
L'incisività.
Chi ascolta o, per usare una frase di Gesù, "chi ha orecchio per udire", scopre immancabilmente che questi fatti della vita quotidiana lo coinvolgono ed hanno qualcosa in più.
Sotto la forma semplice della narrazione c'è una componente autorevole che rimane scolpita nella mente dell'ascoltatore.
Il narratore.
La morale finale della parabola non è tutto quello che può essere dedotto dall'uditorio, ma nel caso della parabola di Gesù, Egli non può rimanere nascosta.
La Sua divina personalità fa da "regista". Infatti, il Maestro divino generalmente conclude con una Sua esortazione.
La conclusione.
C'è sempre una conclusione morale e pratica che l'uditorio non può assolutamente evitare.
Il fatto diviene una specie di proverbio. Un insegnamento tanto enfatico che non può essere ignorato senza creare un senso di colpa.

Gli elementi fondamentali delle parabole sono spiegati direttamente da Gesù, come nel caso di quelle del seminatore (Matteo 13:18-23 ) e delle zizzanie (Matteo 13:36-43 ).
L'interpretazione data dal Signore stesso serve poi per spiegare gli elementi ricorrenti in altre parabole.
Tuttavia, gli studiosi della Bibbia ritengono che nell'interpretare le parabole di Cristo occorre ricordare qualche principio basilare:
Nessuna dottrina biblica può fondarsi esclusivamente sugli elementi di una parabola;
l'insegnamento fondamentale della parabola è tratto da tutta la narrazione e non da qualche particolare;
la parabola è una narrazione che usa immagini e forme tipologiche ed i particolari non possono essere spiritualizzati.
"Perché parli loro in parabole?", questo chiesero i discepoli al Signore.
Ancora oggi molti restano perplessi dinanzi a questo metodo didattico di Gesù ed affermano che sarebbe stato più semplice parlare in modo diretto.
Bisogna però ricordare che il Divino Maestro iniziò ad usare le parabole nel suo insegnamento soltanto quando, dopo il periodo della popolarità, sopraggiunse l'opposizione da parte dei suoi contemporanei.
La ragione di questo mutamento di metodo è spiegata in Matteo 13:11-16 .
In questo passo, il Signore spiega ai Suoi discepoli che i "segreti" del Suo Regno sono riservati soltanto ai sudditi.

In altre parole, non è giusto che coloro i quali seguono per mera curiosità o al solo scopo di critica, chiudendo gli occhi per non vedere, e gli orecchi per non sentire, ed il cuore per non comprendere, debbano venire a conoscenza dei privilegi del Regno di Dio.
Non si tratta però di un giudizio sugli increduli, ma piuttosto di un ulteriore profondo sentimento della misericordia divina che oltrepassa il senso legale della giustizia.
Gli increduli ed i detrattori di Cristo, della sua signoria e della sua dottrina, sarebbero stati ancora più colpevoli se avessero conosciuto di più della legge divina e dei privilegi che i credenti hanno con la conoscenza.
Soltanto coloro che hanno accettato per fede Cristo Gesù come sovrano ed unico Signore, entrano a far parte di questo Regno che non è appariscente e terreno, ma interiore e spirituale.
A loro, e soltanto a loro, è dato di conoscere i "segreti" del Regno di Dio.

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