Cinque
modi di risorgere dai morti.
Ci sono due convinzioni, o speranze, ampiamente diffuse in merito a quanto segue la morte, che sembrano essere l’una l’esatto contrario dell’altra. La prima è che tutti vanno in Cielo. L’altra è che non si va da nessuna parte: i morti cessano di esistere. Non sono realmente opposte, se si considerano con l’obiettivo comune di trovare “una soluzione” che consenta alle persone di essere salvate dal dover rispondere a Dio per le cose sbagliate che hanno fatte e pagarne il prezzo.
Alcuni, specialmente le vittime di crimini, riterrebbero che ci sia una sbalorditiva ingiustizia nell’universo, qualora una o l’altra di queste due convinzioni fosse giusta. Significherebbe non soltanto l’assoluzione di chi la sostiene, che si considera “una persona non troppo cattiva”, ma anche quella di coloro che egli valuta in modo molto diverso: gli oppressori dei poveri, i despoti crudeli, i torturatori, i pedofili, ecc., che godrebbero della loro crudeltà e se ne andrebbero insieme con essa.
Gesù disse: “L’ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la
mia voce e ne usciranno; quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male in risurrezione di giudizio” (Giovanni 5:28-29). Se Gesù ha ragione – chi oserebbe dire di no? – allora tutti, dopo la morte, risorgeranno dai morti. Per alcuni sarà una “risurrezione di vita [eterna]” e per altri una “risurrezione di giudizio [eterno]. Questo mi conduce a parlare di un argomento:
1. IL MODO PEGGIORE DI RISUSCITARE DAI MORTI
Ovviamente, bisogna evitare assolutamente di risorgere per essere condannati, se possibile (e lo è), perciò è
DISPERATAMENTE IMPORTANTE, per me, puntualizzare che questo non è tutto ciò che Gesù disse in merito alle due opzioni. Per essere idonei alla “risurrezione di vita”, occorre di più che “fare il bene” soltanto. Bisogna “credere in” (riporre la propria fiducia in) Gesù. Per essere idonei alla “risurrezione di giudizio”, non occorre far nulla, perché tutti in realtà “facciamo il male” e, ovviamente, non fare nulla include non credere in Gesù. In questo passo, Gesù dice in breve: “Chi crede nel Figlio
[Gesù] ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui” (Giovanni 3: 36). Sia quanti ritengono d’essere buoni sia coloro che non si preoccupano d’essere cattivi, andranno in Cielo ed eviteranno la dannazione soltanto se abbandoneranno i loro peccati - o la loro autogiustizia, nel primo caso e la loro autoindulgenza, nel secondo. Dedica un po’ di tempo per pensarci. Leggi il Nuovo Testamento per vedere che cosa comporta. Chiedi a Gesù di mostrartelo. Lo farà. Se tu l’hai accettato nel tuo cuore, se credi e confidi in Gesù, il resto di questo articolo è per te.
2. RISORGERE DAI MORTI “RIMETTENDO INSIEME I PEZZI”
Quando ero un giovane credente, ricordo di aver visto un dipinto drammatico, che raffigurava un cimitero nel quale le tombe si aprivano ed i loro occupanti uscivano fuori vivi. Si basava certamente sulle parole di Gesù, “tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne usciranno”. Non si trattava della mera immaginazione del pittore, ma erano le parole stesse di altri passi delle Scritture, che sembravano dire che qualcosa di simile sarebbe accaduto. Mi resi conto che “nelle tombe” non doveva essere inteso in senso stretto, poiché non tutti i cadaveri sono sepolti. Pensai, comunque, che il nuovo corpo promesso al credente sarà, in qualche modo, la trasformazione del corpo originale. Per questa ragione, dovrebbero esserci almeno dei resti, in un modo o nell’altro, quando Gesù verrà. La visione di Ezechiele delle ossa secche in una vallata (Ezechiele 37:1-14), che tornarono in vita ricoperte di carne, rafforzò la mia idea. Lo stesso fecero passi come Romani 8:23, che parla di “redenzione del nostro corpo”.
Redenzione significa ottenere nuovamente ciò che abbiamo perso temporaneamente, come in un banco di pegni, non è vero? Innanzi tutto, perché la parola “risurrezione” è usata per descrivere ciò che accadde a Gesù (Atti 1:22) e quello che accadrà a me (Giovanni 11:24). Quanto accadde a Lui, infatti, non accadrà anche a me? In entrambi i casi, non si tratta di una trasformazione del corpo? Romani 6:5 dice: “Se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua”. Non c’era forse, in qualche modo, una continuità fisica tra il corpo di Gesù deposto nella tomba ed il corpo con il quale uscì vivo? Non ci sarà anche per me la stessa continuità fisica, che accompagnerà ciò che comporterà quella trasformazione?
Queste furono le cose che iniziarono a passarmi per la mente. Ad esempio, le ossa possono durare a lungo, ma non resistono alla cremazione, che è la fine alla quale vanno incontro molti, volontariamente o no. Non tutti i corpi dei credenti si sono decomposti nella terra. Alcuni sono finiti in pasto ai pesci o ai cannibali (divenendo parte del corpo di altri!). Altri sono evaporati, sono stati ionizzati, sono stati trasformati, nelle esplosioni nucleari, in nulla di più tangibile delle onde radio. Quanto deve restare di un cadavere e quanto deve essere localizzabile (ad esempio, nel caso di residui gassosi)? Questi pensieri diventano ben presto assurdi. È possibile che, per quanto riguarda i credenti, anche Dio prenda in considerazione tutto questo e, per quanto possa essere assurdo, non li risusciti? Dio non fa mai nulla di ridicolo. Per favore, continua a leggere!
3. RISUSCITARE DAI MORTI PER UN BREVE PERIODO DI TEMPO
Ci sono stati alcuni, sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento, che risuscitarono a seguito di preghiere. Nel Nuovo Testamento, leggiamo che Gesù risuscitò il figlio di una vedova (Luca 7:11-15), una ragazza di dodici anni (Marco 5:22-43), Lazzaro, un amico di Gesù (Giovanni 11:1-44) e probabilmente anche altri (Luca 7:22). Queste non furono risurrezioni come quelle che ci saranno quando Gesù ritornerà. Tuttavia, devono essere considerate come qualcosa di più di semplici rianimazioni (che, talvolta, possono ottenere anche i medici).
Lazzaro, ad esempio, si stava
decomponendo ed i medici non potevano fare più nulla per lui. Si trattò di miracoli; possono avvenire anche oggi e ci sono relazioni che convalidano alcuni di essi. Riguardo ai discepoli di Gesù, vedi Matteo 10:8, Giovanni 14:12 e Atti 9:36-42. Io credo che tutti coloro che furono risuscitati in questo modo, alla fine morirono e debbano attendere la risurrezione generale, insieme a tutti gli altri.
4. IL MODO IN CUI GESÙ RISORSE DAI MORTI
I resoconti di Luca e di Giovanni, in modo particolare, affermano che Gesù, il quale apparve ai Suoi discepoli dopo la risurrezione, era la stessa Persona che avevano conosciuto. Qualora avessero pensato che non fosse lo stesso, ad esempio, ma che fosse uno spirito (Luca 24:39), Gesù “dopo che ebbe sofferto, si presentò vivente con molte prove” (Atti 1:3). La prova non era che Egli era vivo (questo era evidente), ma che era Lui ad essere vivo. Non era qualcuno che aveva un corpo con le caratteristiche di quel Gesù che avevano conosciuto. Era Gesù in persona. Egli mostrò intenzionalmente le Sue mani, i Suoi piedi ed il Suo costato ai discepoli (Luca 24:40; Giovanni 20:27). Perché? Per mostrare i segni delle Sue ferite. Se il Suo corpo fosse stato un sostituito, perché il Padre non lo avrebbe fatto perfetto, cioè completamente privo di difetti, da un punto di vista fisico? C’è solo una risposta: Dio avrebbe perpetrato una menzogna, un inganno. Non sarebbe stato possibile! “Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono proprio io”, disse Gesù (Luca 24:39). Era lo stesso Gesù elevato in Cielo (Atti 1:11) e che tornerà sulla terra. Ed i segni che lo dimostrano – la Sua identità, la Sua sofferenza e la Sua morte per noi, la Sua vittoria sulla morte e la messa al bando della morte stessa – saranno visibili per l’eternità. Non ci sarebbero prove, se queste non fossero realmente presenti sul Suo stesso corpo. Sarebbero un artificio. Giovanni Lo vide in Cielo come un Agnello che aveva i segni di chi era stato ucciso (in sacrificio) (Apocalisse 5:6).
L’identità di Gesù, che è “lo stesso ieri, oggi e in eterno” (Ebrei 13:8), è certamente uno dei segni distintivi della Sua divinità. Nella tomba la Sua carne non subì la corruzione (Atti 2:31).
Sarebbe stato superfluo che il corpo di Gesù subisse gli ulteriori effetti della morte (come invece subì Lazzaro), perché la Sua morte fu completa per redimere l’uomo, quando Egli esalò l’ultimo respiro sulla croce e gridò: “È compiuto!”. La corruzione dopo la morte è la chiave per comprendere la differenza tra la risurrezione di Gesù e quella dei credenti, nelle sue modalità e nel suo significato spirituale. La carne di Adamo è corruttibile, perché la discendenza di Adamo (tu ed io) è spiritualmente corrotta a causa del peccato. Benché tentato come noi, Gesù non peccò, perciò la Sua carne era incorruttibile.
5. IL MODO IN CUI I CREDENTI SARANNO RISUSCITATI
Come ho cercato di mostrare nel paragrafo 3, i dettagli particolarmente drammatici della risurrezione della maggior parte dei credenti non potranno essere simile a quelli della risurrezione di Gesù. Le parole “in una risurrezione simile alla sua” di Romani 6:5 sono in corsivo in alcune traduzioni della Bibbia, perché sono state interpolate. Non si trovano nel manoscritto greco. Nelle Scritture, ovunque la risurrezione di Gesù è posta a confronto con quella del credente, la loro somiglianza consiste soltanto in questi tre elementi e in null’altro: si muore, si torna in vita e dopo si vive per sempre. Vedi ad esempio Romani 6:8-9: “Ora se siamo morti con Cristo, noi crediamo pure che vivremo con
lui, sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più alcun potere su di lui”.
Le modalità della transizione dalla morte alla vita, dal corpo precedente alla morte al corpo dopo la morte, sono diverse. Nel caso di Gesù, ci fu una continuità fisica, nonostante alcuni cambiamenti apparenti, come la capacità del Suo corpo, dopo la morte, di apparire e scomparire a Suo piacimento.
Però, era lo stesso corpo. Nel caso del credente, non sarà lo stesso corpo, benché sarà la stessa persona, in quanto ospiterà la stessa anima e lo stesso spirito che vivevano nel corpo prima della morte.
Tralasciamo domande che conducono a considerazioni assurde, del genere “un embrione risorto avrà la forma di un embrione?”.
Se il corpo del credente dopo la morte dovesse essere lo stesso corpo con il quale morì (come il corpo di Gesù dopo la morte), il credente risiederebbe ancora nella carne “di Adamo”. La sua esperienza, nonostante i nuovi poteri acquisiti, sarebbe una negazione della promessa di Dio nel giardino dell’Eden, il quale disse che Adamo sarebbe certamente morto (Genesi 5:17). Sarebbe una negazione delle parole di Paolo, il quale disse che “tutti muoiono in Adamo” (1ª Corinzi 15:22). Il credente si troverebbe ancora nella carne di Adamo e perciò sarebbe ancora in Adamo. Risorgerebbe come Lazzaro e morirebbe di nuovo. Renderebbe vana l’opera di Gesù sulla croce, che fu quella di mettere a morte il vecchio uomo (Romani 6:5-9), completamente. Vorrebbe dire che il credente risorto non è una “nuova creatura” (2ª Corinzi 5:17). Non tutte le cose sarebbero “divenute nuove” (come invece dice lo stesso versetto), ma sarebbe ancora in parte una vecchia creatura. La carne “di Adamo” è corrotta e non potrà mai vivere per sempre. “La carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio” (1ª Corinzi 15:50).
“Come resuscitano i morti? E con quale corpo ritornano?” Nella Bibbia questa domanda si trova soltanto in 1ª Corinzi 15: 35. Nella sua risposta, Paolo usa una metafora che potrebbe essere malintesa: “Insensato, quello che tu semini non è vivificato, se prima non muore; e quanto a ciò che tu semini, non semini il corpo che deve nascere, ma un granello nudo, di frumento per esempio, o di qualche altro seme; e Dio gli dà un corpo come ha stabilito; a ogni seme, il proprio corpo”. Nel pensiero moderno, la pianta si vede “nel” seme, ad esempio: “la quercia è nella ghianda”. Nel nostro modo di vedere una tangibile continuità tra seme e pianta, si perde completamente il senso in cui Paolo fa uso di questa sua metafora. Egli intende dire che non c’è alcun collegamento tra la pianta ed il seme che è stato piantato. Paolo vuol dire che il seme è morto, non esiste più e che non c’è continuità tra la pianta che ora vedi ed il seme: la pianta lo ha sostituito. “Non semini il corpo che deve nascere”; “il corpo che deve nascere” sarà
un corpo diverso, creato separatamente, ma nonostante ciò, in qualche modo sarà adeguato (“a ogni seme, il proprio corpo”) per sostituire ciò che fu piantato e che ha cessato di esistere. Bisognerebbe leggere attentamente i versetti 39 – 50. Insegnano che la vera natura del corpo risuscitato sarà diversa. Sarà “celeste”, “spirituale”, “incorruttibile”, “immortale”, senza più alcuna vestigia della carne di Adamo, che è “terrena”, “naturale”, “corruttibile”, “mortale”.
CONCLUSIONE
Quando due Cristiani russi si incontrano e si salutano, il primo dice: “Cristo è risorto!” L’altro risponde: “È veramente risorto!”. È il messaggio più incoraggiante, più ricco di speranza, che ci si possa scambiare. Inoltre, per dire Domenica in Russo si usa la stessa parola usata in quel saluto: “Risurrezione”. Ho letto che il Comunismo russo cercò di sostituire la parola che indica la Domenica. Non ci riuscì. La parola “Risurrezione” era troppo radicata nella mentalità e nella cultura russa. Che meraviglia! Almeno una volta ogni sette giorni, un sistema diabolico era costretto a piegare le ginocchia di fronte al nome di Gesù! Gesù disse: “IO SONO la risurrezione” (Giovanni 11:25). È uno dei Suoi tanti nomi. Gesù non ha mai detto: “Io sono la morte” (per quanto alcune forme di religiosità possano farti pensare il contrario!). La morte è il più grande nemico dell’uomo. Gesù ha sconfitto personalmente la morte. Nessun altro uomo l’ha fatto e mai lo farà. La risurrezione del credente, benché la parola usata sia la stessa, sarà diversa. Sarà necessario il rifiuto totale di tutto ciò che egli ha ereditato da Adamo, che cadde, inclusa la sua stessa carne. Dio gli darà un nuovo corpo, appena creato, che non avrà nulla della vecchia attuale creatura. Paolo scrisse: “Se non vi è risurrezione dai morti, neppure Cristo è stato risuscitato”. Che cosa voleva
dire? “Cristo è risorto perché la risurrezione dei morti, in generale, è possibile”, oppure “la risurrezione dei morti è stata ottenuta ed è garantita dal fatto che Cristo è risorto”? Spero che tu abbia notato che l’ultima interpretazione è quella giusta (leggi tutto il capitolo 15 di 1ª
Corinzi). La risurrezione del credente dipende da Gesù che è risorto. “Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone” (Luca 24:34). “Poiché mi hai visto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (Giovanni 20:29). Caro Lettore, tu hai creduto?
John Kidd
Tradotto da Gianluigi Bevegni.
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