La Provvidenza.

 

Dio, non solo ha creato il mondo, ma pure lo sostiene. La Provvidenza, dunque, può essere definita come quell'opera di Dio attraverso la quale Egli preserva tutte le Sue creature, che è attiva in tutto ciò che accade nel mondo, e che dirige tutte le cose al fine prefissato. Essa include tre elementi, dei quali il primo riguarda primariamente l'essere, il secondo l'attività, e il terzo lo scopo ultimo di tutte le cose.

 

Nella divina Provvidenza si distinguono tre elementi:
1) La divina preservazione. Si tratta di quell'opera continua di Dio mediante la quale Egli sostiene (conserva in vita) tutte le cose. Sebbene il mondo abbia un'esistenza distinta e non sia parte di Dio, ciononostante esso trova la base della propria esistenza continua in Dio, e non in sé stesso. Esso può continuare ad esistere solo tramite l'esercizio continuo della potenza divina, mediante la quale ogni cosa viene conservata in esistenza ed in azione (Salmo 136:25; 145:15; Neemia 9:6; Atti 17:28; Colossesi 1:17; Ebrei 1:3).
2) La divina cooperazione. Essa può essere definita come quell'opera di Dio, mediante la quale Egli coopera con tutte le Sue creature e fa si che esse agiscano precisamente nel modo che fanno. Questo implica che vi siano vere cause secondarie nel mondo, come le forze della natura e della volontà umana, ed afferma che queste non operano indipendentemente da Dio. Dio opera in ciascun atto delle Sue creature, non solo nei loro atti che considereremmo buoni, ma anche negli atti che considereremmo cattivi. Egli le stimola all'azione, le accompagna in ogni momento nel loro agire, e lo rende efficace. Non dovremmo però mai ritenere che Dio e l'uomo siano cause che si trovino allo stesso livello. Dio è la causa prima, e l'uomo sempre causa seconda. Non dovremmo neppure concepirle come un'opera di squadra, come due cavalli che tirano lo stesso carro. La stessa azione, nella sua interezza, è sia opera di Dio, sia opera umana. Inoltre, dobbiamo rifiutare assolutamente l'idea che questa cooperazione rende Dio responsabile delle azioni peccaminose dell'uomo (Deuteronomio 8:18; Salmo 104:20-21,30; Amos 3:6; Matteo 5:45; 10:29; Atti 14:17; Filippesi 2:13).
3) Il divino governo. Si tratta della continua attività di Dio, mediante la quale Egli governa ogni cosa affinché essa risponda allo scopo della sua esistenza. Dio è rappresentato come Re dell'universo, sia nell'Antico come nel Nuovo Testamento. Egli adatta il Suo modo di governare alla natura delle creature che governa. Il suo governo sul mondo fisico differisce da quello esercitato sul mondo spirituale. È universale (Salmo 103:19; Daniele 4:34-35); include anche le cose che considereremmo insignificanti (Matteo 10:29-31), pure ciò che apparentemente è accidentale (Proverbi 16:33), e riguarda sia le azioni dell'uomo sia buone che cattive (Filippesi 2:13; Genesi 50:20; Atti 14:16).

Quando consideriamo la dottrina della divina Provvidenza dovremmo guardarci da alcune concezioni errate:
1) La concezione deista. Essa sostiene che i rapporti di Dio con il mondo siano solo di natura generale. Iddio creò il mondo, stabilì le sue leggi, lo mise in movimento, e poi si sarebbe ritirato da esso. Egli lo avrebbe caricato come un orologio meccanico, e poi lasciato a sé stesso. Sarebbe solo quando qualcosa va storto che Egli interferirebbe con le sue operazioni regolari. Dio sarebbe così un Dio lontano.
2) La concezione panteista. Il panteismo non riconosce la distinzione fra Dio e mondo. Esso identifica i due, e quindi non lascia spazio alcuno alla Provvidenza nel senso proprio del termine. Non vi sarebbero, strettamente parlando, cause secondarie. Dio sarebbe l'autore diretto di tutto ciò che avviene nel mondo. Anche gli atti che di solito accreditiamo all'uomo non sarebbero che atti di Dio. Dio è solo un Dio vicino, e non un Dio che è anche discosto.

Le provvidenze straordinarie, o miracoli.

Facciamo una distinzione fra provvidenze generali e provvidenze speciali, e fra queste ultime occupano un posto importante i miracoli. Il miracolo è un'opera soprannaturale di Dio che viene compiuta senza la mediazione di cause seconde. Se Dio talora sembra usare cause secondarie nella produzione di miracoli, Egli le utilizza in modo insolito, tanto che, dopo tutto, l'opera è soprannaturale.

Le cosiddette leggi della natura sono semplicemente il metodo di lavoro normale di Dio. Il fatto che Dio generalmente operi secondo un ordine definito, non significa che Egli non possa discostarsi da questo ordine e che non lo possa fare perché così lo violerebbe o disturberebbe per produrre risultati insoliti. Anche l'uomo può sollevare la sua mano e scagliare una palla in alto nonostante la legge di gravità e senza disturbare in alcun modo la sua operazione. I miracoli della Bibbia sono strumenti di rivelazione (Numeri 16:28; Geremia 32:20; Giovanni 2:11; 5:36).

 

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