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Un confronto tra il
vero Dio e Allah.
Quale sia la differenza tra AlIah e il Dio della Bibbia ce lo dimostrano anche i comandamenti dell'Islam,
così diversi da quelli biblici. Siccome AlIah ha le caratteristiche di un sovrano despota, senza amore, i suoi comandamenti non vengono osservati per amore, ma per sottomissione servile, ponendo tutto ciò che fa parte della vita sotto la sua illimitata signoria.
Perciò si potrebbe dire che la dottrina di Maometto sulla legge, i suoi comandamenti nel Corano, sono come una barriera che separa l'uomo da AlIah. Di conseguenza non si può stabilire nessuna relazione affettiva e
personale tra l'uomo e AlIah. La fede in AlIah non è la fede in Dio di cui leggiamo nel catechismo:
"..temere, amare e aver fiducia in Dio". Credere, per un musulmano, significa sottomettersi alla volontà di AlIah, indicata nel Corano.
I comandamenti di Allah sono senza il battito del cuore, senza vita e
senza amore.
Anche la "Sunna", che letteralmente significa "abitudine" (del profeta
Maometto), fa parte dei testi sacri dell'Islam. Le "tradizioni" ivi contenute
pongono le azioni di Maometto quale esempio e misura per i musulmani; anche nelle sue prescrizioni, finalizzate
all'osservanza da parte dei fedeli, spicca il volere decisionale di Maometto. Ciò viene evidenziato dall'affermazione di Maometto: "Quello che il profeta dichiara proibito è
uguale a quello che AlIah dichiara tale". Anche la sura 20 dice: "Obbedite a Dio e al suo Messaggero".
Il musulmano obbedisce alla legge in modo legalistico, alla lettera. I cinque doveri basilari, pilastri della
dottrina islamica, sono:
1) Credere nell'unico Dio, che deve essere nominato più volte quotidianamente nella confessione di fede;
2) Pregare cinque volte al giorno rivolti verso la Mecca; 3) Osservare il digiuno del mese di Ramadan;
4) Se possibile, intraprendere una volta nella vita un pellegrinaggio alla Mecca; 5)
Dare l'elemosina.
Una religione
legalista.
Se si trascorre il mese di Ramadan tra i musulmani, si può notare che dall'alba al tramonto si digiuna, ma
durante la notte si mangia in modo sfrenato.... però si è adempiuta la
"legge"! Questo è solo un esempio per illustrare il fatto che l'Islam è una religione spiccatamente
legalista.
Per un musulmano la legge islamica ha dunque una grande importanza. Tutta la vita personale, familiare,
sociale e politica è stretta in una fitta rete di comandamenti e proibizioni indicati nel
Corano. Esso contiene ad esempio regole per i lavaggi rituali, per i matrimoni, per le eredità, per il digiuno nel
mese di Ramadan, per il pellegrinaggio alla Mecca, per il comportamento contro il nemico in caso di guerra, per
bevande e cibi proibiti quali carne di maiale e alcool.
I "nuovi comandamenti" nel Corano, che dovevano annullare i comandamenti della Bibbia, da Maometto
vengono dichiarati "guida" per tutti gli uomini. Si tratta di prescrizioni legali, di ammonizioni generali, di esortazioni
intessute di insegnamenti insignificanti, di discussioni, perfino di minacce e dichiarazioni di guerra contro ebrei,
cristiani e idolatri. Anche se qua e là nelle indicazioni etiche
del Corano possiamo trovare reminiscenze della
Bibbia, e anche se si parla sempre di "fare il bene", nella loro sostanza esse sono comunque molto diverse dai comandamenti di Dio: pretendono la sottomissione
incondizionata dell'uomo, non sono comandamenti del Dio santo che si
rivela all'uomo, comandamenti che sono eterni e sempre validi, come
verità trasmessa da Dio.
Le asserzioni del Corano sono in parte modificate e si contraddicono.
Ai comandamenti di Maometto manca in primo luogo la caratteristica dei comandamenti di Dio: l'amore. Il solo motivo per cui Dio ha dato i Suoi comandamenti è
l'amore, affinché gli uomini potessero essere fatti partecipi della vita divina ed essere uniti a Lui. Le prescrizioni di Maometto non sono dettate dal cuore di un Dio che ama,
né sono comandamenti che conducono all'amore verso Dio e verso gli uomini, come fanno i comandamenti della Sacra Scrittura. Ai comandamenti di Maometto manca il battito del cuore divino. Essi sono freddi e "senza
anima", così come AlIah è freddo e senza anima; sono solo indicazioni esteriori, come ad esempio il pregare cinque volte al giorno. Ma davanti a Dio non hanno valore, come invece per AlIah, le preghiere pronunciate solo con le labbra, mentre il
cuore è lontano da Lui (Isaia 29:13). Gesù giudica "spreco di parole"
le preghiere che sono solo formule vuote come quelle dei pagani (Matteo 6:7).
Dio guarda sempre all'atteggiamento intimo del nostro cuore.
Se noi nel nostro cuore tolleriamo cattiverie come la gelosia, l'avidità, l'amarezza, il giudizio sul prossimo, Dio
che considera peccati tali sentimenti, non può esaudire le nostre preghiere,
perché il nostro cuore è impuro. E Gesù spiega i comandamenti di Dio in maniera più
severa: chi giudica il suo fratello oppure gli dice una ingiuria, questi deve subire lo stesso giudizio come un assassino (Matteo 5:21-22).
Nell'Islam bisogna adempiere i comandamenti alla lettera, ma nessuno si preoccupa dei peccati radicati nel cuore, che un giorno faranno maturare frutti cattivi. Certo, per Maometto, le trasgressioni ai comandamenti hanno come conseguenza delle punizioni, che però possono venire annullate in seguito a "buone azioni" oppure a
fatti rituali, come un pellegrinaggio alla Mecca. Anche se in caso di trasgressioni gravi è minacciata la punizione
dell'inferno, i musulmani possono contare sulla
"misericordia" di AlIah e sull'intercessione di Maometto, con
la confessione ad "Allah e al suo profeta". Per
Allah il peccato palese è un fallimento dovuto alla debolezza dell'uomo, ma il peccato
nascosto nel cuore dell'uomo non ha peso. A questo, invece Gesù dà la massima importanza.
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Tratto dal
libro: Dove
sta la verità? di M. Basilea
Schlink
edito da:
EUN -
21030 Marchirolo (VA)
Maria Basilea
Schlink dal 1939 al 1945 fu conferenziera itinerante in Germania in
collaborazione di missionari presso i musulmani.

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