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Credere per vedere la gloria di Dio.


Ho 45 anni, padre di cinque splendidi figli e la gioia della salvezza nel mio cuore, ma, prima di incontrare Gesù Cristo il Signore e Salvatore della mia vita, non era così.
Dopo aver avuto un’infanzia contornata da litigi, scene di gelosia, crisi d’ira, all’età di sette anni i miei genitori giungono alla separazione.
Quell’evento procura in me un senso di frustrazione ed un senso di colpa, perché penso che forse si stanno separando per colpa mia, ed essendo figlio unico, cresco con un profondo senso di solitudine.

Quella condizione fa peggiorare la mia crescita sotto il profilo caratteriale e man mano che trascorrevano gli anni, diventavo sempre più cattivo.
All’età di diciassette anni, ho conosciuto una ragazza che credevo potesse darmi tutto quello che non ho avuto affettivamente, ma un giorno il mio cuore è stato calpestato, proprio da lei, senza ritegno, avendo scelto di dividersi contemporaneamente tra me ed un altro uomo: il convivente di mia madre; questi, per anni era stato in casa con noi e poteva essere definito mio padre, perché mi aveva cresciuto.
Da quella scoperta, ha iniziato il declino della mia vita interiore, i miei sentimenti devastati, non avevo più voglia di vivere e odiavo tutto e tutti; per questa ragione ho scelto di entrare nelle Forze dell’Ordine e avere anche una possibilità per morire: speravo che mi capitasse un conflitto a fuoco, perché non avevo il coraggio di uccidermi da solo.

Accade così che a diciannove anni sono entrato a far parte della Polizia, e c’è stata più di un’occasione in cui potevo rimetterci la vita, ma "qualcuno" aveva stabilito diversamente per me.
All’inizio della mia attività in Polizia, ho conosciuto la donna che oggi, con tanto amore e tanta pazienza, è al mio fianco: mia moglie, e a lei le facevo pagare tutto il male che avevo ricevuto, pur non avendone colpa alcuna.
A ventuno anni mi sono sposato con questa donna e subito abbiamo avuto una splendida figlia; dopo due anni è seguito un carissimo bambino e dopo quattro anni ancora è giunto il terzo figlio.

Dal 1990 inizia una fase della mia vita, molto turbolenta. Inizio a bere superalcolici di primo mattino, frequento locali notturni, divento violento e manesco con la gente, per strada durante il mio lavoro, uso la gente ed ho contatti con loro solo se per me si prospetta un interesse o un tornaconto.
Inizio a passare le notti fuori di casa, e più passa il tempo, più i problemi aumentano. Cerco di migliorare la mia vita, ma n’ottengo solo il peggioramento, fino ad essere aperto ad ogni tipo d’esperienza.
I miei figli intanto crescono, ma io non ci sono, schiavo di tutto questo mondo in cui mi sono immerso.
Tutto quello che mi è capitato, di essere stato solo nella mia infanzia con genitori separati, non voglio che lo vivano i miei figli, ma era proprio quello che stava accadendo.
Mentre vivevo questo tipo di vita, qualcuno ha parlato a mia moglie di Gesù e del suo sacrificio che ha compiuto alla Croce, perché lei potesse avere la Salvezza. E così si è convertita all’Evangelo.

Questo fatto invece di migliorare le cose, le ha peggiorato, mi ha innervosito e turbato molto, inveivo contro mia moglie dicendole di non frequentare quelle persone, che erano abili nel compiere il "lavaggio del cervello".
Non mi rendevo conto che mia moglie non aveva accettato un convincimento di uomini, ma aveva accettato la Grazia di Gesù Cristo, diventando il suo Signore e Salvatore.
Con quell’ingresso del Signore nella vita di mia moglie ha inizio una sconvolgente guerra dentro di me e mi sono immerso ancora maggiormente nel mio mondo, però nel frattempo mia moglie pregava con fiducia a Dio, perché io potessi ricevere la stessa pace che ha ricevuto lei.
Nelle rare volte che mia moglie mi trovava in casa (mi sentivo come un leone in gabbia), mi avvicinava e cercava di rasserenarmi dicendomi: "Non ti preoccupare; la pace che non hai Gesù te la darà". Io avevo degli scatti d’ira e mi allontanavo da lei.
Certo era che non capivo come faceva a continuare ad amarmi nonostante come la trattavo.

Un giorno mi venne in mente di andare di nascosto nel luogo dove andava mia moglie a pregare con gli altri credenti, per vedere che parole convincenti usavano per fare il "lavaggio di cervello" alle persone (tra cui c'era ovviamente mia moglie). Così mi sono ritrovato in un luogo dove c'erano delle persone con le mani alzate al cielo che invocavano un nome a me sconosciuto: “Gesù”.
Mi sono guardato in giro incuriosito, e fra mille pensieri, mi sono sentito chiamare per nome e dire: "Quando tu preghi entra nella tua stanza e serratone l’uscio, fai preghiera a Dio nel segreto. Dio che legge nel segreto, ti darà la ricompensa".
Mi sono domandato cosa volesse da me quella "voce", e riprendo a guardare in giro distrattamente. Mi sento chiamare nuovamente e dire: "Confessa i tuoi peccati e se anche fossero rossi come lo scarlatto, io li renderò bianchi come la neve".
Incuriosito continuai a guardare intorno alla ricerca di mia moglie, e ancora una volta mi sentii chiamare per nome e dire: "Vieni e discutiamo insieme, fammi le tue ragioni". A quel punto uscii, non volendo ascoltare più niente.

Un giorno venne a casa nostra, a trovare mia moglie, una donna credente. Costei, guardandomi negli occhi mi disse con fermezza: "Gesù ti ama". La mia risposta non è stata molto adeguata a quell’amore che la donna mi voleva esprimere: "lo so che Gesù ama tutti tranne me, altrimenti non avrei passato tutto quello che è successo nella mia vita, senza che Lui ha mosso nemmeno un dito".
Quella donna ha continuato dicendomi: "Il Signore ti dice che tu lo incontrerai, e quando accadrà questo tu riuscirai a confessargli i primi due peccati della tua vita, ma non il terzo, perché Egli stesso te li mostrerà uno ad uno come in diapositiva, e tu riuscirai solo a dire, fra i singhiozzi e le lacrime: Perdonami”.

Lo lasciata, facendo un’alzata di spalle, perché non credevo a niente di tutto quello che mi aveva detto.
In una di quelle rare serate in casa, mentre ero con mia moglie ed i nostri tre figli, ad un tratto, come d’incanto mi sono ritrovato da solo in casa (almeno così mi sembrava), e un pensiero ha iniziato a sorgere nella mia mente. Ho seguito quel pensiero e impugnando la mia pistola d’ordinanza me la punto alla mia tempia, ma dentro di me è intervenuta una voce forte e distinta che mi diceva: “Posa quella pistola, perché non è per questo che io ti ho chiamato”.
Pensavo di stare impazzendo, e certamente, da pazzo su questa terra non volevo assolutamente viverci. Ho impugnato nuovamente la pistola, e nuovamente ho sentito la stessa voce con la stessa frase: ”Posa la pistola, perché non per questo che io ti ho chiamato". Come un automa, andai nella stanza da letto e chiusi la porta alle mie spalle.

"Cosa ci faccio chiuso qui dentro?", mi chiesi, e istantaneamente mi ritornano in mente le parole che avevo udito nel luogo dove si radunavano mia moglie con gli altri credenti, per pregare: "Quando tu devi pregare entra nella tua stanzetta e serratone l’uscio…".
A quel punto incominciai a sentire il mio cuore che si allargava e iniziai a parlare dicendo: "Io non credo che tu esisti, gli altri sostengono che ti conoscono, che ti hanno incontrato, ma se tu non parli a me direttamente io non crederò". Come risposta, mi soggiunsero queste parole: "Confessate i vostri peccati e se anche fossero rossi come lo scarlatto, io li renderò bianchi come la neve"; quindi dissi: "Vuoi che confessi i miei peccati? Io non credo che tu esisti, però se vuoi che io confessi, va bene: sono un adultero, senza amore per nessuno; sono un alcolizzato, bevo dal mattino fino a notte fonda".
Il terzo non riuscivo a dirlo (ciò che aveva detto quella donna credente era stata una profezia da Dio), sono caduto sulle mie ginocchia, iniziando a singhiozzare e tra le lacrime vedo i miei peccati a ritroso, uno ad uno, come diapositive, mentre riuscivo solo a dire: “PERDONAMI”.

Non so quanto tempo ho trascorso in quella stanza, ma per certo so che prima di entrare in quella stanza odiavo tutto e tutti ed avevo solo il desiderio di morire, uscitone ero certo che Dio esisteva e da allora l'ho cercato per incontrarlo.
Dio ha voluto parlarmi a tu per tu, da solo in quella stanza, affinché io sapessi che c’è un Dio veramente grande e pieno d’amore verso coloro che lo accettano come Salvatore.
Fuori dalla stanza trovai mia moglie, con i nostri figli; lei guardandomi esclama a gran voce: "Gloria a Dio, hai finalmente incontrato il Signore”.
Non capivo ancora cosa mi stava accadendo, ma lo Spirito Santo stava lavorando in segreto nel mio cuore.
Da quell’incontro la mia via è cambiata, ho perso tutte le compagnie mondane che avevo, l’alcool è un lontano ricordo, la violenza è fuggita via e l’odio ha lasciato il posto all’amore di Gesù, sparso nel cuore per mezzo dello Spirito Santo.

Ho iniziato a ricercare costantemente il Signore, perché cambiasse il mio cuore totalmente. Mi chiudevo nella mia stanza per chiedere pregando e discutendo con il Signore, chiedendo il motivo per il quale aveva voluto che fossi salvato.
Alla fine del terzo giorno giunge per me la resurrezione: il Signore mi ha battezzato nello Spirito Santo e mi ha mostrato ciò che dovevo fare per lui.
Ora sono undici anni che Cristo mi ha salvato dal peccato che procura la morte, e per la Sua grazia lo servo, sapendo che né vita, né morte, né altezza, né profondità, né ricchezza, né povertà potranno mai separarmi dall’amore che Dio ha per me, in Cristo Gesù il Signore.
Dio benedica la vostra vita.

 

 

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