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Parole di vita

Gesù dice: «Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore.
E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».

Il buon pastore

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Rifflessione della settimana
Scritto da Redazione - Articolo letto 1575 volte   
Venerdì 04 Marzo 2011

Il Salmo 22 (23) è a tutti famigliare. Il suo messaggio consolatorio e ben noto persino tra i non credenti.
Questo Salmo fu scritto dal re Davide ed il suo passaggio più famoso è contenuto nel versetto di apertura: "Il Signore è il mio pastore: nulla mi manca".
Questa breve frase offre un'altra riflessione sul carattere e sulla natura di Dio.
La prima parte del versetto, in ebraico, è "Yahweh-Raah", che significa il Signore è il mio pastore; continua con un'immagine idilliaca che è il gregge tranquillo, senza mancamento di acqua e di erba, senza preoccupazione né paura.
In abbinamento a questa immagine vi è il passo del profeta Isaia, che descrive un gregge formato anche di agnelli fragili, deboli ed instabili; alcune pecorelle hanno difficoltà a camminare, altri soffrono; alcune pecore sono gravide ed altre ancora sono occupate per gli agnellini irrequieti.
Isaia scrive: "Come un pastore, Egli pascerà il suo gregge; raccoglierà gli agnelli in braccio, li porterà sul suo petto e condurrà le pecore che allattano" (Isaia 40:11 ).
In questi versetti Dio ci mostra una caratteristica della sua personalità, la quale desidera ci sia anche nei suoi ministri.
Cosa che nel corso dei secoli è venuta a mancare anche nell'antico popolo di Dio, come vediamo in Ezechiele 34:4 "Voi non avete rafforzato le pecore deboli, non avete guarito la malata, non avete fasciato quella che era ferita, non avete ricondotto la smarrita, non avete cercato la perduta, ma avete dominato su di loro con violenza e con asprezza".
Ma, grazie a Dio che oggi Gesù stesso è il nostro Pastore. Egli si prende cura delle pecore malate, delle smarrite, se li carica sulle spalle, li cura e li guarisce (Giovanni 10:11-16 &versioni[]=Nuova Diodati" target="_blank">Giovanni 10:11-16 ).
Questo è il ruolo e la caratteristica del nostro grande Pastore: "Infatti, così dice Dio, il Signore: Eccomi! io stesso mi prenderò cura delle mie pecore ed andrò in cerca di loro. Come un pastore va in cerca del suo gregge il giorno in cui sarà tra il suo gregge disperso, così io andrò in cerca delle mie pecore e le condurrò da tutti i luoghi dove sono state disperse in un giorno di nuvole e di tenebre.
Io le pascerò in buoni pascoli ed i loro ovili saranno sugli alti monti d'Israele; esse riposeranno là in buoni ovili e pascoleranno in grassi pascoli sui monti d'Israele.
Io stesso pascerò le mie pecore, io stesso le farò riposare, dice Dio, il Signore. Io cercherò la perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò la ferita, rafforzerò la malata... Io salverò le mie pecore ed esse non saranno più abbandonate alla rapina; giudicherò tra pecora e pecora..."
(Ezechiele 34:11-16 ).

 

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