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Home Riflessione della settimana Prendere la propria croce

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Prendere la propria croce

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Rifflessione della settimana
Scritto da John Wesley   
Giovedì 26 Gennaio 2012

Per vivere secondo la volontà di Dio, molte volte incontriamo una croce sulla strada.
La croce non è soltanto qualcosa che non ci porterà nessun piacere, ma qualcosa che è un peso e un dolore.
Prendere la nostra croce non è solamente negare a noi stessi qualcosa di piacevole, ma è non permettere a qualcosa di non piacevole di entrare nella nostra vita.
Cosa facciamo quando incontriamo questa realtà?
La scelta è semplice: o prendiamo la nostra croce, o deviamo dalla via di Dio.
Per alleviare le nostre vite ed essere ciò che il Signore intendeva originariamente è spesso necessario "cavarci un occhio", nel modo di dire, o "tagliarci la mano destra".
Siamo così attaccati a certe abitudini peccaminose che non possiamo esserne separati se non attraverso un grande dolore.
Il Signore, allora, purifica l'anima come un fuoco raffinatore per bruciare tutte le impurità.
Fa male, è vero, ma deve essere così, perché l'anima non può passare attraverso il fuoco senza dolore.
Se Dio ci ha fatto sperimentare qualche tipo di dolore è solo per guarirci.
Gesù è il gran dottore, lui taglia via ciò che è infetto e marcio per conservarne la parte buona.
Se noi, liberamente, sceglieremo la perdita di un membro divenuto disutile a causa del peccato, piuttosto che fare perire tutto il corpo, quando più dovremmo preferire, sempre figurativamente, il tagliare un braccio invece di mandare tutta l'anima all'inferno!
Quando il nostro Signore disse al giovane ricco: "Vai e vendi i tuoi beni è donalo ai poveri" (sapendo che questo era l'unico modo per guarire la sua avarizia), il solo pensiero diede tanto dolore al giovane "che se andò turbato" (Marco 10:22 ).
Il giovane scelse di abbandonare la sua parte in cielo piuttosto che abbandonare le sue possessioni sulla terra; questo era un dolore che lui non era disposto a sopportare, una croce che non voleva portare.
In un modo, o nell'altro, un seguace di Cristo, certamente dovrà prendere la sua croce "ogni giorno".
Prendere la croce non significa letteralmente strapparci la carne, indossare dei vestiti scomodi, esporci ad estremo caldo o freddo, o fare qualsiasi cosa che potrebbe danneggiare la salute del nostro corpo.
Significa invece abbracciare la volontà di Dio, anche se potrebbe essere completamente diversa da ciò che noi vogliamo.
Significa scegliere ciò che è buono, anche se potrebbe essere un medicina amara.
Significa accettare liberamente difficoltà, prove, afflizioni passeggere di qualunque tipo, mentre camminiamo sul sentiero della vita eterna.
È sempre la mancanza di rinunzia a se stessi o nel non prendere la propria croce, che porta a non seguire Cristo e a non essere un suo discepolo.
Per questa stessa ragione, molte persone che una volta erano luci splendenti hanno perso luce e calore; non hanno valutato la rinunzia di sé in tutta la sua importanza, né si sono presi il fastidio di praticarla.
Infine, assicuriamoci di applicare queste cose alla nostra anima, meditiamo questo nel segreto, prendiamolo a cuore!
Assicuriamoci non solo di comprenderlo interamente, ma di ricordarcelo fino alla fine.
Gridiamo al Forte per maggiore forza, affinché possiamo praticarlo appena l'abbiamo compreso, cominciando subito, mettendolo in pratica nelle mille occasioni che ci vengono presentate nella vita.
Mettiamolo in pratica ogni giorno, senza interruzioni, dal momento in cui mettiamo mano all'aratro, perseverando sino alla fine.
Fino a quando il nostro spirito ritornerà a Dio.


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Commenti 

 
# umanizzareFuocoacceso 2012-02-01 18:05
Il giusto non soffre, ma intuisce che Dio ha dei piani e trasforma la sua sofferenza fisica in arricchimento interiore. Un giorno, e io mi auguro che sia vicino, l'uomo capirà che scegliere ciò che è buono lo può fare stare tanto bene da non sentire più il dolore della vita.
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# camminare con Dio con la propria creoce: l'infertilitàPaola C. 2012-02-03 12:22
Testimonianza della nostra croce: L'Amore di Dio si è manifestato tra me e mio marito nella sofferenza; da tre giorni mio marito ha subito un intervento, che ha concluso un anno abbondante di faticosi e umilianti controlli medici, nel quale ci hanno ufficializzato la nostra infertilità di coppia.
E' stato un giorno difficile, ma l'unione nella fede in Dio ci ha permesso di superare questo scoglio e di trovare una serenità interiore e un'unione più forte nella nostra coppia.
Tante volte i piani di Dio non sono i nostri e molte altre volte la sua Grazia non è visibile all'occhio umano, almeno di primo acchito... non so quale sia il progetto di Dio per noi; so che nulla è impossibile a Lui e Lo ringrazio per la serenità che è riuscito ad infondere nel mio cuore... solo Dio sa cosa è bene per noi, per cui io e mio marito abbiamo deciso di fidarci di Dio!
Fatelo anche voi, portando con fiducia e serenità la propria croce; noi abbiamo appena incominciato il nostro cammino... pace a tutti.
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Parole di vita

Gesù dice: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.
Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto.
Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».