Una chiesa normale.


A volte nelle nostre chiese vi sono momenti in cui ci sembra di sentire in maniera particolare la presenza del Signore; spesso questo avviene durante dei convegni, in una riunione di battesimi, oppure in qualche altra occasione speciale.
Poi, quei momenti passano e la vita della chiesa torna alla "normalità", e allora si ha l'impressione di "sentire meno" la presenza del Signore.

Ma è proprio nella "normalità che dovremmo sentire sempre la Sua presenza!
La vita quotidiana dei credenti nella chiesa, poco dopo la sua nascita, era un'altra: i credenti, tutti i giorni, erano nel Tempio, s'incontravano, lodavano il Signore e mangiavano insieme. Questo era il rapporto "normale" fra Iddio e il Suo popolo, questa era la vita "normale" per i credenti.
Oggi, quella "normalità" quasi non esiste, siamo troppo impegnati, troppo presi dalla vita frenetica che ci porta a bruciare i tempi, ma ciò che è veramente grave è che ci porta a bruciare anche i rapporti con le persone.
Andiamo in chiesa, volgiamo il nostro sguardo verso l' Alto e dimentichiamo di rivolgerlo anche verso il basso, dove ci sono tanti fratelli e sorelle che, pur essendo credenti e facenti parte della stessa comunità, non conosciamo affatto!

Molti di questi risentono del rapporto umano, quel rapporto che si conclude alla fine della predica domenicale con una stretta di mano, quando c'è! Eppure questi fratelli vorrebbero avere comunione, condividere e godere dell'amore fraterno, ma siamo "impegnati", non li notiamo!
Sono molti a risentire di questa condizione, spesso qualcuno mi dice: "La chiesa di una volta non era così!".

E' vero! Una volta il pastore, la domenica, contava tutte le sue pecore e se qualcuna mancava all'appello andava subito alla sua ricerca, andava ad informarsi del motivo di quell'assenza.

Una volta, la domenica andare in chiesa era una festa, era il giorno in cui si andava a lodare il Signore tutti insieme e si cresceva certi di avere intorno persone che condividevano il nostro stesso sentimento. Una volta, chiunque entrava in chiesa per la prima volta immediatamente ne diventava parte integrante.
Sono certa che ancora ci sono delle comunità che continuano ad avere quel rapporto di una volta, ma ce ne sono tante altre che nemmeno conoscono i volti di tutti i loro confratelli!
Ed ecco il lamento di molti credenti che nelle loro chiese si sentono emarginati, soprattutto coloro che hanno problemi fisici e sono costretti a rimanere in casa senza poter partecipare alle riunioni, senza avere nessuno che dia loro un supporto fraterno. Non ci sono credenti di serie A e di serie B, davanti a Dio siamo esattamente alla pari!.
Alla nascita della chiesa il tempio era il fulcro, il perno della vita dei credenti, cerchiamo di dare alla nostra chiesa la "normalità "che le spetta.

 

Anna Cipollaro

 

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