Gioia nella sofferenza.


Non posso fare a meno di pensare al concetto dell’ottenimento della gioia attraverso la sofferenza.

Quando per la prima volta mi sono soffermato ad analizzare questo punto spinoso, mi sono detto che non era assolutamente possibile che le due cose potessero camminare assieme, addirittura che una possa partorire l’altra, essendo due contrapposte sensazioni. Mi ostinavo a credere che non potevano coesistere.
Mi sbagliavo!!
Soltanto dopo un’attenta rilettura spirituale, capii invece dell’esatto contrario.

Lo stesso Gesù è stato per tutta l’umanità la rappresentazione della gioia nata dalla sofferenza fisica e spirituale. Chi più di Lui non ha provato gioia nella disperata ricerca della nostra salvezza? Ma chi più di Lui non ha sofferto fisicamente e spiritualmente sulla croce?

Lo stesso Apostolo Paolo, trova grazia soltanto dopo e attraverso le sue sofferenze, citando poi, mediante le sue lettere, la gioia di essere servo della Parola del Signore. Da qui, con tutte le dovute e rispettose differenze, non può passare inosservata la similitudine dell’apostolo con quella di Gesù Cristo.
Non a caso, raramente le persone libere da angosce e disperazioni sono individui felici e gioiosi, perlomeno non lo danno a vedere.

Il concetto non è facile da esprimere, ma il punto che voglio rendere chiaro, gira tutto intorno alla necessità di dover soffrire per amare, quasi un passaggio obbligato per trovare la gioia e la felicità dell’anima.

Questo argomento mi riporta inesorabilmente al pensiero di alcuni grandi uomini spirituali della storia: Agostino, fino all’età di trentanove anni è stato un uomo dedito alle più basse scelleratezze della carne, sostenitore di una fede insulsa, ebbene, soltanto dopo essere passato da una vita di sofferenza ha trovato la sua vera dimensione di pace interiore, soltanto dopo aver consegnato la sua vita al Signore ha trovato ciò che disperatamente cercava da sempre: la gioia dell’amore in senso assoluto.

Lo stesso Francesco d’Assisi ne è un esempio tangibile: un uomo ricco, desiderato, un buon partito, anche egli incline ai piaceri della carne e alla vanagloria, ma la gioia assoluta la trova solo dopo l’immensa sofferenza nata dal suo abnegato amore verso il Signore.

La Cristianità è l’unico credo che insegna agli uomini il sottile concetto secondo il quale, viviamo prima la morte e dopo la vita.

Quindi, mi chiedo, non è forse questo un esempio limpido della gioia attraverso la sofferenza?
Ricordo quello che dice spesso una mia cara: "La fede appartiene a tutti gli uomini, Dio l'ha data a tutti senza alcun metro di misura".
E' vero, il segreto sta nel capire che la fede va alimentata giorno dopo giorno a qualsiasi costo, non è mai tempo perduto, goderne e diffonderla è una cosa santa, fa piacere a Dio e a se stessi.

 

Luca Pinna

 

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