Il gran convito.


Siamo abituati ad invitare per un the, o una cena, solo persone che conosciamo, fratelli nella fede e parenti, persone simpatiche con i quali condividere i nostri sentimenti di amicizia o scambiarci delle esperienze spirituali. In altri casi, i nostri inviti, servono per ampliare un rapporto per interessi vari, evidenziando il nostro opportunismo e ricercando la nostra convenienza.

La "comunione" fraterna, lo stare insieme tra credenti è giusto, edificante e utile per il bene comune, ma non dobbiamo neanche privarci del beneficio che si riceve dal mettere in pratica l'ordine di Gesù: invitare "gli storpi", i "ciechi" e gli "zoppi", persone che hanno dei mancamenti delle cose di Dio, che sono bisognose della grazia di Dio e che non hanno la possibilità di ricambiare (Luca 14:12-24).

E' bello stare assieme "tra di noi", tra quelli del "nostro circolo", tra fratelli della "nostra chiesa", ma quanti tra di noi si preoccupano di quelli che "stanno fuori", e che non hanno la possibilità di gustare i "cibi succulenti" che ci sono alla "mensa del Signore"?

Viene facile ospitare una persona gentile, allegra e piena della grazia di Dio, ma il Signore vuole che chiamiamo e invitiamo "quelli di fuori", quelli che sono imperfetti, i peccatori, i bisognosi.

Questi ci stanno aspettando, Dio c'è li ha posti vicino perché li accogliamo, e se non ne troviamo vicino a noi, Lui ci comanda ad "andare" un po più oltre, ad allargare la nostra veduta (o visione), ad alzare il nostro sguardo per vedere che i campi di grano gia biancheggiano per essere mietuti.

 

Redazione

 

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