La nostra vita: quel tram tram fatto di piccole cose, con quella certezza che non ci accadrà nulla, e che, come sempre, rientreremo a casa, dai nostri affetti, nella nostra routine che, anche se a volte ci va stretta, ci accorgiamo di amare solo in determinate situazioni.
Ecco, credo che apprezziamo meglio la nostra vita solo quando ci rendiamo conto che qualcuno ne è stato privato. Spesso ci accorgiamo di essere felici solo dopo aver ascoltato un notiziario, oggi lo potremmo chiamare "bollettino di guerra".
Leggiamo o udiamo le stesse cose: guerre, attentati, stragi, incidenti d'auto, aerei precipitati in posti a noi sconosciuti, stupri e, cosa attuale, i terremoti, e poi violenza, tanta violenza, e non importa se la vittima è solo un pedone, oppure quattro o cinque persone, oppure se le vittime sono duecento o più.
Queste notizie si ripetono giorno dopo giorno, toccando le varie regioni del nostro Paese e il mondo intero, si ripetono così incalzanti, tanto da portarci al punto che, nonostante la loro gravità, specco ci lasciano indifferenti.
Chi sono coloro che sono morti in taluni incidenti? Dov'è avvenuta quella determinata strage? Cosa importa? Siamo arrivati al punto di pensare che l'importanza sta nel fatto che una qualsiasi di queste disgrazie non abbia colpito noi direttamente o uno dei nostri cari. Tutt'al più, mentre spegniamo la televisione, o ci sintonizziamo su un altro canale, riusciamo comunque a provare un minimo sentimento di pietà che svanisce dopo pochi minuti. Ma poi torniamo a pensare a noi stessi, alla nostra vita, alle difficoltà di tutti i giorni.
Ma cosa ci succede? Cos'è che sta portando l'essere umano a diventare sempre più insensibile, cinico e, soprattutto, sempre pronto a giudicare senza per altro accertarsi della verita? Perché il cuore si sta indurendo sempre di più?
E' quasi come se l'uomo avesse creato un muro di protezione, escludendo dal suo cuore tutte quelle tragedie che in fondo, sappiamo benissimo, potrebbero colpire ognuno di noi.
La nostra debolezza sta nel fatto che Dio non ha più il primo posto nel nostro cuore, perché ci sono altre cose che vengono prima di Lui: leggiamo il giornale prima di pregare, passiamo più tempo a chiacchierare con le persone che non in conversazione con Dio, perché gli altri ci interessano più di Lui; la nostra trascuratezza alla preghiera non dimostra forse che noi la conisderiamo poco importante?
Non significa che il nostro amore, il nostro interesse, i nostri desideri sono rivolti, prima di tutto, verso noi stessi? Eppure conosciamo bene il potere che ha la preghiera; sappiamo bene che la preghiera è il solo mezzo per poter essere ascoltati da Dio e, sopra tutto, è l'unico mezzo per non allontanarsi da Lui.
Cos'è che rinsalda il nostro rapporto con Dio? E' proprio la preghiera, l'unico canale che ci permette di rafforzare la nostra fede, senza contaminarci con questo mondo, custodendo l'amore per il prossimo e, sopra tutto, la carità cristiana.
Anna Cipollaro
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