Ho sbagliato!


La cofessione della propria colpa è un requisito necessario per ricevere il perdono... e fin quì siamo tutti d'accordo.
Ma confessare le proprie colpe non è semplice, anzi è molto, ma molto difficile, più di quanto si possa immaginare, a volte, direi, quasi impossibile.
Oggi, molte delle nostre chiese si sono svuotate proprio per i contrasti insorti tra fedeli e fratelli, i quali, anzicché chiarirsi, dialogando con umiltà, preferiscono interrompere ogni rapporto.
Sono proprio le incomprensioni, i torti fatti, o subiti, che ci portano a stare lontani per anni dai nostri fratelli, dai nostri figli, dai nostri cari, rinunciando caparbiamente a quei momenti in cui avremmo potuto godere della reciproca compagnia.
Quei momenti, che a volte sono anche anni, nessuno potrà mai più restituirceli!
Ma che c'importa? Tanto siamo nel giusto, perché preoccuparci di loro? Che imparino a chiedere scusa!
Spesso siamo impegnati ad evitare tutto ciò che può tornare a nostro disonore o biasimo, perché ci piace mostrarci spirituali al cento per cento; però, quando ci sentiamo criticati per qualche nostra azione, d'istinto, reagiamo scompostamente, non accettando le critiche.
Ma siamo proprio sicuri che questo nostro modo di agire sia quello giusto? Siamo sicuri di essere senza macchia?
E se invece cominciassimo a scendere da quel gradino sul quale ci siamo innalzati e con umiltà ci facessimo un piccolo esame di coscienza, assumendoci la nostra parte di colpa e di responsabilità?
Potremmo senz'altro vedere delle vie aperte per la soluzione di numerosi problemi morali e, soprattutto, spirituali.
"Ho sbagliato!".
Una frase che, in quanto figli di Dio, dovrebbe diventare un'abitudine pronunciarla, una frase da tenere molto cara, perché molto utile spiritualmente.
Eppure, anche se semplice, difficilmente riusciamo a pronunciarla.
Perché? Perché induriamo i nostri cuori!
Invece, proviamo ad usarla spesso; sicuramente nel momento in cui la pronunciamo ci sentiremo meravigliosamente bene, ed ogni difficoltà potrà essere superata, ed ogni problema risolto, ma solo se ricerchiamo in noi stessi la nostra parte di colpa e con umiltà la presentiamo a Dio.
"Ho sbagliato!".
Facciamo in modo che ci diventi famigliare e vedremo che molti ci stimeranno e, oltre a ciò, ci sentiremo più vicini a Dio, e la consapevolezza della Sua grazia sarà in noi viva e gioiosa.


Anna Cipollaro

 

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