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La torre di Babele
Genesi 11:1-9
"Or tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole.
E avvenne che, essendo partiti verso l'Oriente, gli uomini trovarono una pianura nel paese di Scinear, e quivi si stanziarono.
E dissero l'uno all'altro: "Orsù, facciamo dei mattoni e cociamoli col
fuoco!" E si valsero di mattoni invece di pietre, e di bitume invece di calcina.
E dissero: "Orsù, edifichiamoci una città ed una torre di cui la cima giunga fino al cielo, e acquistiamoci fama, onde non siamo dispersi sulla faccia di tutta la
terra".
E il Signore discese per vedere la città e la torre che i figliuoli degli uomini edificavano.
E il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti il medesimo linguaggio; e questo è il principio del loro lavoro; ora nulla li impedirà di condurre a termine ciò che disegnano di fare.
Orsù, scendiamo e confondiamo quivi il loro linguaggio, sicché
l'uno non capisca il parlare dell'altro!"
Così il Signore li disperse di la sulla faccia di tutta la terra, ed essi cessarono di edificare la città.
Perciò a questa fu dato il nome di Babel perché il Signore confuse quivi il linguaggio di tutta la terra, e di la
il Signore li disperse sulla faccia di tutta la terra."
PREMESSA
Ritenendo l'insegnamento di San Paolo che ci dice:
"Perché tutto quello che fu scritto per l'addietro, fu scritto per nostro ammaestramento, affinché mediante la pazienza e mediante la consolazione delle Scritture noi riteniamo la
speranza" (Romani15:4), e nel commentare l'esodo del popolo ebraico dall'Egitto:
"Or queste cose avvennero per servir d'esempio a noi"
(1° Corinzi 10:6), comprendiamo che ogni Scrittura riportata nel
Vecchio Testamento contiene un'utile ammaestramento per noi.
La pericope sopra riportata, alla luce del suo significato morale e spirituale, evidenzia una situazione estremamente attuale.
Nei tempi della Scrittura considerata viene detto: "Or tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse
parole", ciò a significare che gli interessi di tutti gli uomini erano rivolti verso cose
materiali, nessuno, infatti, a quel tempo ricercava Iddio e le cose celesti.
Questi uomini dalla vista materiale volevano orgogliosamente costruire qualcosa di eccezionale per appagare il loro senso di sicurezza e
d'immortalità.
La torre che volevano costruire, infatti, doveva essere così alta da raggiungere il cielo e così, secondo il loro pensiero, non sarebbero più stati dispersi sulla faccia della terra, forti nella loro unione.
L'errore, però, anzi, gli errori (come vedremo nella considerazione che faremo alla luce dello Spirito) stavano già nel loro disegno, poiché essi avevano progettato di far nascere la torre in
"Scinear", e di mettere assieme per la costruzione del loro edificio
"mattoni cotti col fuoco" legati da
"bitume".
Avevano fatto male i conti! Non avevano considerato che al di sopra di tutto e di tutti
c'è Dio, e quel progetto a Lui non piaceva.
Vediamo, quindi, che l'intervento di Dio impedì che il progetto andasse in porto, anzi, quegli uomini ottennero proprio il contrario di quello che volevano, furono dispersi sulla faccia di tutta la terra.
COMMENTO
Tralasciando, ora, la figura materiale illustrata nel passo della Scrittura di cui sopra, passiamo a considerarne, con
l'aiuto di Dio, il significato morale nascosto nella
"lettera".
Considerando il detto "l'unione fa la forza" anche oggi le persone che hanno gli stessi interessi materiali (che come allora parlano la stessa lingua ed usano le stesse parole) si mettono assieme e, uniti dal loro orgoglio, si accordano per costruire qualcosa di grande, di importante, per sentirsi al sicuro e per appagare i propri bisogni di autorealizzazione.
Ma, come allora, i loro progetti dettati dall'orgoglio vengono frustrati dalla volontà di Dio, e il risultato che ottengono è esattamente il contrario di quello che desideravano.
Nulla può andare contro la volontà di Dio!
Oggi molti uomini costruiscono ville sulle quali mettono il loro nome, tombe monumentali, organizzazioni civili, militari e religiose con le loro sedi di rappresentanza quanto più enormi possibili, ma tutto è destinato a scomparire, nulla resterà, poiché anche la terra e tutto
l'universo, che non ci è possibile considerare nella sua interezza, si dissolveranno.
Dopo un certo tempo anche le organizzazioni umane più forti non vanno più
d'accordo, non parlano più la stessa lingua, i loro interessi comuni diventano individuali ed esse sono destinate a scomparire e ad essere disperse sulla faccia di tutta la terra e quegli uomini saranno in preda alla confusione perché tale è il significato del nome
"Babilonia"
Nessuno sforzo umano reggerà al tempo.
Venendo, invece, al significato spirituale della Scrittura, possiamo, inoltre, trovare gli insegnamenti per chi vuole incamminarsi verso il cielo.
Nella premessa abbiamo parlato di errori contenuti nel progetto che ora individueremo come cose che non piacciono a Dio, perciò vediamoli uno ad uno.
Il primo errore: il luogo in cui doveva nascere la torre, Scinear.
"Scinear" significa "che rigetta".
Scinear era il nome ebraico della pianura della Mesopotamia fra il Tigri e
l'Eufrate (luogo molto vicino all'Eden) e il significato del termine
"che rigetta" non può che sottintendere che quella regione aveva rigettato la volontà di Dio mediante la disobbedienza di Adamo.
La generazione che abitava la terra a quel tempo era la discendenza dei figli di Noè, cioè, Sem, Cam e Jafet. Quella generazione era certamente a conoscenza della perversione che aveva portato sulla terra la distruzione del genere umano (ad eccezione di Noè e dei suoi familiari) e forse pensava che poteva riscattarsi unendo le proprie forze per arrivare al cielo.
Ma chi rigetta la volontà di Dio non ha altro mezzo di riscatto per raggiungere il cielo se non Cristo Gesù.
Il secondo errore: i mattoni.
È vero che occorre entrare in una costruzione per raggiungere il cielo ma questa non è una torre, è un Tempio.
È entrando a far parte del Tempio di Dio, cioè della Sua chiesa, che si può arrivare al cielo, e perché questa condizione si verifichi non dobbiamo essere dei
"mattoni cotti col fuoco" ma "pietre vive". I mattoni (fatti con fango) cotti col fuoco diventano
"refrattari" quindi "morti" e non più suscettibili di ulteriori modifiche.
Dice l'apostolo Pietro:
"Accostandovi a lui, pietra vivente, riprovata bensì dagli uomini ma innanzi a Dio eletta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale, per esser un sacerdozio santo per offrire sacrifici spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù
Cristo". (1° Pietro 2:4-5)
Addirittura Iddio vuole pietre vive così come si trovano, senza che avvenga per esse alcuna modifica:
"...e se mi fai un altare di pietra, non lo costruire di pietre tagliate; perché, se tu alzassi su di esse lo scalpello, tu le
contamineresti" (Esodo 20:25).
Il terzo errore: il legante, il bitume.
Per bitume si intende:
l'alterazione dei petroli naturali o, anche, il residuo della distillazione del petrolio.
Di colore nero.
Nella tecnica navale: miscela di zolfo (diffuso nei terreni vulcanici, brucia producendo fumo irritante), sego, olio di pesce (unge e ha cattivo odore) più catrame (sostanza nera, oleosa distillata dai combustibili solidi; catrame fossile, ottenuto dal carbone, e catrame vegetale estratto dalle piante) usato per proteggere dall'umidità il fasciame degli scafi in legno.
La suddetta descrizione ci trasporta mentalmente all'inferno! I termini che lo descrivono parlano chiaro (anzi
"nero")!
Infine, il bitume non è un legante affidabile perché al sole (o con il caldo) si liquefa e non regge.
La costruzione che invece ha progettato il Signore per noi, cioè il Suo Tempio, lega le pietre con calcina e noi sappiamo che la calcina non solo è bianca (a rappresentare le vesti bianche degli eletti di Dio) ma regge al calore (della prova).
La calcina è l'Amore (cioè la Carità), profuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito.
Esaminiamo il processo che ci consente di avere la calcina:
Si parte dal calcare (roccia calcarea) che si cuoce in
"forni speciali" e così si ottiene la "calce
viva" che, poi, unita con l'acqua, da la "calce
spenta" o calcina.
La calcina è calce spenta, (non causa più ustioni o danni ) ed il cristiano ha spento i propri bollori della carne.
L'amore, malta che unisce, si ottiene cocendo il proprio cuore di pietra nel forno speciale dello Spirito Santo e poi, dopo averlo riavuto
"vivificato", lo si unisce all'acqua della Parola affinché si spenga ogni bollore di esuberanza carnale e non si faccia, quindi, alcun male al prossimo.
Una costruzione progettata da Dio e realizzata dallo Spirito Santo per il sacrificio di Gesù Cristo, nostro Signore, è quella che ci eleverà al cielo.
Antonio
Strigari
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