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L'importanza del Patto.


Il Patto nell'Antico Testamento.
Il patto ha la grande importanza di essere la maniera più chiara, più diretta, con la quale il piano di redenzione di Dio fu rivelato gradualmente.
Questo perché i patti sono accordi legali che vincolano due parti a fare qualcosa o ad astenersi dal farla. Essi potevano includere condizioni e, talvolta, una ricompensa, oppure una punizione, pertanto la chiarezza era essenziale.
Gli esempi puramente umani che si trovano nell’ANTICO TESTAMENTO, come ad esempio il patto tra Abimelec ed Abramo (Genesi 21:22-32), sono importanti per confermarci che i patti erano comuni nel mondo antico, cosicché, quando Dio ne stabiliva uno, sia usando la parola tradotta anche come "lega" nella "Authorized Version" (1), oppure indicando un patto, le persone capivano il Suo intento.
Tuttavia, i patti sono importanti anche per rivelare che cosa c’è nel cuore Dio, non soltanto nella Sua mente. Poiché provengono "dalla Sua bocca", essi rivelano "l’abbondanza del Suo cuore" ed "il buon tesoro" che si trova in esso (Matteo 12:34-35).
Essi ci diranno qualcosa in merito alla Sua natura e molto della Sua reazione al nostro peccato. Poiché il carattere o un attributo di Dio è visibile, in un patto esso costituisce una parte importante rivelata.

I patti richiedono la condiscendenza di Dio, vale a dire della Sua disponibilità ad abbassarsi per il bene dell’uomo decaduto.
Nel patto, è gloria di Dio non solo che Egli abbia deciso di parlare a noi, che Lo abbiamo tanto offeso, ma che Dio abbia usato una maniera per accostarsi a noi la quale implica, innanzitutto, che Egli ci tende la mano.
Siccome Dio è sempre sovrano, e l’uomo è colui che in un comune patto sarebbe definito "il contraente debole", i patti divini devono essere essenzialmente unilaterali: ordini impartiti, requisiti richiesti, o promesse fatte. Inoltre, Dio, potrebbe, in base all’accordo, aggiungere condizioni e indicar un "segno" o un "simbolo".
Nel tempo, il primo patto fu fatto con l’innocente Adamo. Nella Sua bontà, Dio affidò a Adamo tutto ciò che Egli aveva fatto.
Nel Giardino, le condizioni specifiche erano "tu puoi (implicazione) mangiare dell’albero della vita, ma non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male". La punizione per la disobbedienza sarebbe stata la morte. Nella Sua condiscendenza e nel Suo amore, Dio camminò con Adamo.
Adamo disobbedì: mangiò dall’albero cattivo. Egli morì spiritualmente, ma Dio posticipò la sua morte fisica e fece con lui un nuovo patto, ma questo patto dovette fondarsi su basi radicalmente nuove, poiché Adamo aveva smesso di camminare con Dio (Genesi 3:8-10). Il corollario di Amos 3:3 è: "Due uomini possono accordarsi (in altre parole: possono fare un patto) se non camminano insieme?" (2).
Nella Sua condiscendenza, Dio allora dovette aggiungere compassione e misericordia. Alla Sua bontà dovette aggiungere la grazia.
Secondo il libro di Wayne Grudem "Systematic Theology", edito da Zondervan Publishing House, a pag. 200: "La misericordia di Dio è la Sua bontà verso quanti sono nella miseria e nell’angustia" e "la grazia di Dio è la Sua bontà nei confronti di chi merita soltanto la punizione".

Ma la grazia di Dio verso l’uomo è costosa per Dio.
Perciò ora il prezzo inizia ad essere rivelato.
Per coprire la loro colpa e la loro vergogna, Dio fornì a Adamo e ad Eva delle pelli di animali (Genesi 3:21), il cui sangue (come ora sappiamo) prefigurava il sangue di Gesù, che avrebbe coperto i nostri peccati. La promessa fu resa chiara (sebbene in maniera indiretta, poiché Dio si stava rivolgendo al serpente) in Genesi 3:15. Eva avrebbe avuto un "seme" (un discendente), che in qualche modo avrebbe affrontato il serpente, il quale li aveva tentati con successo a commettere il peccato che li aveva portati alla sofferenza.
Questo patto è importante, giacché è la prima promessa del "Seme" (3), che sarebbe venuto (il Messia), e dello spargimento del Suo sangue.
1656 anni dopo, Dio spazzò via il mondo malvagio, così come fino allora era divenuto il mondo di Adamo (2a Pietro 2:5), e lo ripopolò con un uomo nuovo: Noè e la sua famiglia.
Non c’è da stupirsi se il patto che Dio fece con lui assomigliava a quello fatto con Adamo: "moltiplicatevi e riempite la terra" (Genesi 9:1-2 e cfr. 1:28-30).
L’importanza di questo patto è la riconferma, per noi, della perseveranza e della pazienza di Dio, del fatto che Egli non vuole "che qualcuno perisca" nel modo in cui, fisicamente, tutti erano periti durante il grande Diluvio (2a Pietro 3:9).
Questo promette un rinvio fisico, temporale, nel corso del quale l’uomo può pentirsi, e pertanto è fatto con la terra stessa (Genesi 9:13), con tutti i suoi animali, con i suoi elementi, con il giorno e la notte (Genesi 8:22); il Cosmo intero è "conservato" (2a Pietro 3:7).
Dieci generazioni dopo (secondo il conteggio della genealogia di Luca 3), giunge uno di quei due patti che hanno l’importanza di mettere al centro il piano di redenzione di Dio. Bisogna considerarli insieme.
Il primo è il patto di Dio con Abramo. Dio gli promise di farne l’unico capostipite di una nazione enormemente grande, e di dare sia a lui sia alla sua nazione, il possesso eterno della terra di Canaan, il luogo in cui allora Abramo dimorava (Genesi 12:7; 13:14-17; 15:5; 17:1- 8).
Dio non pose condizioni ad Abramo. Si trattò dunque di una promessa (Galati 3:18-19; Romani 4:13).
Tra tutti i patti dell’ANTICO TESTAMENTO, questo patto è quello che rivela, in maniera suprema, la grazia di Dio e che questa grazia è sovrabbondante.

Il secondo patto, 430 anni dopo (Galati 3:17), Dio lo fece con il popolo d’Israele, e lo diede per mezzo di Mosè sul Monte Sinai.
Essi ricevettero i Dieci Comandamenti (Esodo 20:3-17) e numerose altre leggi, che avrebbero dovuto osservare tutte. Se le avessero osservate, sarebbero stati benedetti (Deuteronomio 28:1-2). Se ne avessero violato qualcuna, sarebbero stati maledetti (Deuteronomio 27:26). Questo patto rivela l’ira di Dio.
Per questo la montagna era in fiamme e la Voce di Dio (il Suo Spirito) gridava così forte, tanto che il popolo non riusciva a sopportarla (Esodo 19:19; Ebrei 12:19-21).
I due patti sono molto importanti nel loro contesto, quello dei figli d’Israele. Nel loro insieme, essi offrono loro un incremento demografico, leggi fondamentali ed una propria terra: le tre cose che occorrono per essere una vera nazione.
Questi patti hanno un enorme significato, anche perché sono i pilastri gemelli del Vangelo della giustificazione per fede di Paolo.
Questa è la ragione più chiara per cui devono essere considerati insieme. Sono come un unico magnete, in cui un polo esiste perché esiste l’altro.
Paolo cita Genesi 15:5 in Romani 4:3: "Abramo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia". Vale a dire, credendo che Dio manterrà la Sua parte del patto, che è una promessa del tutto incondizionata, Abramo fu giustificato. Così egli divenne il padre di tutti coloro che hanno il suo stesso genere di fede in Dio e che, pertanto, sono giustificati proprio come fu giustificato Abramo (Romani 4:11).
I due patti sono interdipendenti, sono inestricabilmente legati. Tra i tanti modi per esprimere questo concetto, uno potrebbe essere questo: Gesù, per avere osservato il patto mosaico (l’unico Uomo che mai lo osservò), fu libero di pagare al nostro posto il prezzo (la punizione) che noi avremmo dovuto pagare per non averlo osservato. Questo divenne tutt’uno con il prezzo che Gesù pagò per offrire la giustizia di Dio, che è imputata a coloro i quali credono come Abramo.
Moralmente, è l’amore per la Legge di Dio a dimostrare la fede che si ha nella grazia di Dio. Perciò Dio scelse Abramo, proprio perché egli amava la legge anche prima che fosse promulgata (Genesi 18:19; 26:5).

Il più importante patto successivo è quello con il re Davide.
Questo patto è eterno (2° Samuele 23:5), ed è importante per riconfermarci il riposo e la presenza che Dio porterà.
Davide voleva costruire una casa per offrire riposo e presenza al Signore (2° Samuele 7:1, 2). Dio risponde che il "seme" di Davide, portato a compimento in Gesù il Messia, costruirà sia una casa per Dio sia una casa per Davide.
In 2° Samuele 7:12-17, le due case tendono a fondersi in una sola casa. Al tempo stesso includono il popolo d’Israele (2° Samuele 7:10- 24).
Anch’esso avrà "un posto… perché abiti in casa sua" (v. 10), "perché sia per sempre il tuo popolo: e tu, SIGNORE… il suo Dio" (v. 24).
Questo patto, così chiaramente e profeticamente messianico, conduce naturalmente al patto che appartiene equamente all’ANTICO e al NUOVO TESTAMENTO.
È il Nuovo Patto nel Sangue di Gesù (Matteo 26:28. Marco 14:24. Luca 22:20). Fu profetizzato per mezzo di Geremia al popolo d’Israele, il quale, giacché aveva peccato ed aveva infranto il patto mosaico (Geremia 31:32), ne avrebbe ricevuto uno nuovo (31:34). Questa volta le condizioni (la Legge) non sarebbero stati scritti sulla pietra, ma nei loro cuori (31:33).
Le parole di questo Patto sono citate letteralmente dall’autore della lettera agli Ebrei, che le applica ai credenti in Gesù (Geremia 31:33-34 in Ebrei 8:10-12). Questo è il Patto nel quale "molti verranno da Oriente e da Occidente " (vale a dire, i Gentili), "e si metteranno a tavola con Abramo, Isacco e Giacobbe" (ed altri loro discendenti ebrei) "nel regno dei cieli" (Matteo 8:11).
Questo deve essere considerato il più importante di tutti i Patti.

I patti, dal punto di vista del NUOVO TESTAMENTO, sono pietre miliari sulla via della Redenzione e della rivelazione progressiva.
Dal punto di vista veterotestamentario degli Israeliti, occorreva avere la certezza, come nessuna nazione aveva mai avuto, del proprio significato come nazione.
Essi spiegavano il proprio passato e prevedevano il loro futuro. Il patto di Abramo fu riconfermato a suo figlio Isacco (Genesi 26:3-5), quindi al figlio di Isacco, Giacobbe (Genesi 28:13-15).
Le parole del patto mosaico furono scritte per quei figli che non le avevano ancora sentite (Deuteronomio 31:11-12), furono scritte affinché i padri potessero inculcarli ai loro figli "quando ti coricherai e quando ti alzerai" (Deuteronomio 6:6- 7). Furono scritte per i re, perché li leggessero "tutti i giorni della loro vita" (Deuteronomio 17:18-19), e furono gridate dalle cime Monte Garizim e del Monte Ebal a tutta l’assemblea (Deuteronomio 27:2-8; Giosuè 8:30-35).
Il patto di Mosè era stato scritto per il popolo, sulla pietra, dal Dito di Dio stesso (Esodo 31:18).
I Dieci Comandamenti scritti sulla pietra, furono posti nel più santo tra tutti i ricettacoli: l’arca del Signore (Esodo 31:18; Deuteronomio 10:1-5).
I patti erano collegati come le vertebre di una colonna vertebrale. Il patto noachimide (4) limitò il secondo patto adamitico, promettendo che non ci sarebbe stata una nuova maledizione sulla terra (Genesi 8:21; 3:17); protesse il patto davidico, garantendo la continuità del giorno e della notte, del sole e della luna (Genesi 8:22; Salmo 89:3-37).
La forma del Nuovo Patto che sarebbe venuta, annunciato da Geremia, era già stata profetizzata da Mosè seicento anni prima riguardo al patto del Monte Sinai (Deuteronomio 30:6).

Un importante tema unificante dei patti è il "Seme".
Per quanto i patti siano stati scritti per l’uomo, essi furono scritti contro Satana.
Dopo che il serpente ebbe ingannato Eva nel Giardino, Dio fece immediatamente un patto, che era sia una maledizione contro il serpente sia una promessa ad Eva (Genesi 3:14-15). Il serpente avrebbe ferito il Seme, ma il Seme (interpretando Genesi 3:15) avrebbe assestato al serpente un colpo che si sarebbe dimostrato fatale.
In ogni patto c’è una promessa, la promessa del Seme che verrà. Questa promessa ha un adempimento "plurale" (ad esempio: la moltitudine dei discendenti di Abramo, sia in senso naturale sia in senso spirituale), ed ha anche un adempimento "singolare" (trattato da Paolo in Galati 3:16), che è il Messia.
Il Seme è promesso a Adamo, quindi ad Abramo in Genesi 15:3-5, ad Isacco in Genesi 26:4, poi a Giacobbe in Genesi 28:13, dopo a Noè in Genesi 9:9, quindi a Davide in 2° Samuele 7:12.
Ciascuna di queste persone è un antenato diretto di Gesù (Luca 3). Invece Mosè non è un antenato di Gesù, e questo corrisponde al fatto che il patto mosaico non è un "un patto di promessa".
Ho il sospetto che, quando Lucifero cercò di salire "salire sulla sommità delle nuvole " e di essere "simile all’Altissimo" (Isaia 14:14), egli abbia mirato in maniera specifica ad usurpare il trono del Figlio di Dio.
Questo gli fu impedito e fu abbattuto.
Se le cose stanno così, questo coincide con il fatto che tutti i successivi attacchi di Satana sono essenzialmente contro i figli di Dio [Adamo, Israele, i bambini (5), Gesù, la Chiesa].
Figlio e Seme sono sinonimi. Sembrerebbe che Dio abbia fatto un patto eccessivamente pesante con tutta quella parte del seme di Adamo salvata per fede, che Egli impegnerà nella disfatta finale di Satana.
Il patto dell’ANTICO TESTAMENTO, che potrebbe rappresentare un’analogia adeguata di questo patto più vasto, è quello che fecero i due amici guerrieri, Gionatan e Davide.
Gionatan onorò pubblicamente Davide, e s’impegnò con lui dandogli la sua veste da battaglia e la sua armatura, la sua spada, il suo arco e la sua cintura, "perché lo amava come l’anima propria" (1° Samuele 18:1-4).
Noi siamo chiamati a fare lo stesso patto con il nostro Re che sta arrivando.

John Kidd 

Note del traduttore:
1. Authorized Version, più comunemente nota come versione King James, in lingua inglese. 
2. Nella versione King James; purtroppo le nostre versioni Nuova Riveduta e Nuova Diodati, non danno questo senso, poiché traducono rispettivamente: "Due uomini camminano forse insieme, se prima non si sono accordati?" (NR) , "Possono due camminare insieme, se prima non si sono messi d’accordo?" (ND). 
3. La parola seme è tradotta invece con il termine "più debole" progenie nelle versioni Nuova Riveduta, oppure discendenza, in altre versioni.
4. Patto noachimide: il patto con Noè.

5. Forse l’autore si riferisce a Esodo 1:15-22 (la strage dei bambini Ebrei compiuta da Faraone) e a Matteo 2:16-18 (la strage degli innocenti).

Tutte le citazioni bibliche, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla versione de La Sacra Bibbia – Nuova Riveduta, 1994 Copyright © Società Biblica di Ginevra, CH – 1211 Ginevra, Svizzera.

Traduzione a cura di Gianluigi Bevegni (gianluigibevegni@libero.it).

 

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