Password dimenticata? Nome utente dimenticato? Registrati
logotype
login |  registrati

Riflessione della settimana

Legami d'amore.
La Bibbia è un libro straordinario, non solo per il messaggio di salvezza che contiene e per i suoi insegnamenti etici e dottrinali, ma anche per tutte quelle verità psico-spirituali, veicolate attraverso l’esperienza di vita di uomini e donne che, pur nella loro fragilità, riescono a esprimere in tutta la loro bellezza.
Una fra le tante è quella dei “legami”: ciò che lega l’uomo a Dio e al suo simile.
Sin dagli albori, la Bibbia presenta l’uomo legato a Dio e all’altro (Genesi 2).
Quando questi legami sono stati spezzati, Dio è andato alla ricerca dell’uomo per cercare di recuperarli (Genesi 3).
Scrive il profeta Osea: “Io li attiravo con corde umane, con legami d’amore; ero per loro come chi solleva il giogo dalle mascelle, e porgevo loro dolcemente da mangiare” (Osea 11:4 )... Leggi tutto

Parole di vita

Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore.
Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.
Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Dio è amore

PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 
Tematiche - Islam a confronto
Scritto da Basilea Schlink - Articolo letto 1680 volte   

Gesù alla croceUn confronto tra il vero Dio e Allah.
Quale sia la differenza tra Allah e il Dio della Bibbia ce lo dimostrano anche i comandamenti dell'Islam, così diversi da quelli biblici.
Siccome Allah ha le caratteristiche di un sovrano despota, senza amore, i suoi comandamenti non vengono osservati per amore, ma per sottomissione servile, ponendo tutto ciò che fa parte della vita sotto la sua illimitata signoria.
Perciò si potrebbe dire che la dottrina di Maometto sulla legge, i suoi comandamenti nel Corano, sono come una barriera che separa l'uomo da Allah, di conseguenza non si può stabilire nessuna relazione affettiva e personale tra l'uomo e Allah.
La fede in Allah non è la fede in Dio di cui leggiamo nel catechismo: "..temere, amare e aver fiducia in Dio".
Credere, per un musulmano, significa sottomettersi alla volontà di Allah, indicata nel Corano.

I comandamenti di Allah sono senza il battito del cuore, senza vita e senza amore.
Anche la "Sunna", che letteralmente significa "abitudine" (del profeta Maometto), fa parte dei testi sacri dell'Islam.
Le "tradizioni" ivi contenute pongono le azioni di Maometto quale esempio e misura per i musulmani; anche nelle sue prescrizioni, finalizzate all'osservanza da parte dei fedeli, spicca il volere decisionale di Maometto.
Ciò viene evidenziato dall'affermazione di Maometto: "Quello che il profeta dichiara proibito è uguale a quello che Allah dichiara tale".
Anche la sura 20 dice: "Obbedite ad Allah e al suo Messaggero".
Il musulmano obbedisce alla legge in modo legalistico, alla lettera. I cinque doveri basilari, pilastri della dottrina islamica, sono:
1) Credere nell'unico Dio, che deve essere nominato più volte quotidianamente nella confessione di fede;
2) Pregare cinque volte al giorno rivolti verso La Mecca;
3) Osservare il digiuno del mese di Ramadan;
4) Se possibile, intraprendere una volta nella vita un pellegrinaggio alla Mecca;
5) Dare l'elemosina.

Una religione legalista.
Se si trascorre il mese di Ramadan tra i musulmani, si può notare che dall'alba al tramonto si digiuna, ma durante la notte si mangia in modo sfrenato.... però si è adempiuta la "regola"!
Questo è solo un esempio per illustrare il fatto che l'Islam è una religione spiccatamente legalista.
Per un musulmano la legge islamica ha dunque una grande importanza.
Tutta la vita personale, familiare, sociale e politica è stretta in una fitta rete di comandamenti e proibizioni indicati nel Corano.
Esso contiene ad esempio regole per i lavaggi rituali, per i matrimoni, per le eredità, per il digiuno nel mese di Ramadan, per il pellegrinaggio alla Mecca, per il comportamento contro il nemico in caso di guerra, per bevande e cibi proibiti, quali carne di maiale e alcool.
I "nuovi comandamenti" nel Corano, che dovevano annullare i comandamenti della Bibbia, da Maometto vengono dichiarati "guida" per tutti gli uomini.
Si tratta di prescrizioni legali, di ammonizioni generali, di esortazioni intessute di insegnamenti insignificanti, di discussioni, perfino di minacce e dichiarazioni di guerra contro ebrei, cristiani e idolatri.
Anche se qua e là nelle indicazioni etiche del Corano possiamo trovare reminiscenze della Bibbia, e anche se si parla sempre di "fare il bene", nella loro sostanza esse sono comunque molto diverse dai comandamenti di Dio: pretendono la sottomissione incondizionata dell'uomo.
Non sono comandamenti del Dio santo che si rivela all'uomo, comandamenti eterni e sempre validi, come verità trasmessa da Dio.

Le asserzioni del Corano sono in parte modificate e si contraddicono.
Ai comandamenti di Maometto manca in primo luogo la caratteristica dei comandamenti di Dio: l'amore.
Il solo motivo per cui Dio ha dato i Suoi comandamenti è l'amore, affinché gli uomini potessero essere fatti partecipi della vita divina ed essere uniti a Lui.
Le prescrizioni di Maometto non sono dettate dal cuore di un Dio che ama, né sono comandamenti che conducono all'amore verso Dio e verso gli uomini, come fanno invece i comandamenti della Sacra Scrittura.
Ai comandamenti di Maometto manca il battito del cuore divino. Essi sono freddi e "senza anima", così come Allah è freddo e senza anima.
Sono solo indicazioni esteriori, come ad esempio il pregare cinque volte al giorno.
Ma davanti al vero Dio non hanno valore, come invece per AlIah, le preghiere pronunciate solo con le labbra, mentre il cuore è lontano da Lui (Isaia 29:13 ).
Gesù giudica "spreco di parole" le preghiere che sono solo formule vuote come quelle dei pagani (Matteo 6:7 ).

Dio guarda sempre all'atteggiamento intimo del nostro cuore.
Se noi nel nostro cuore tolleriamo cattiverie come la gelosia, l'avidità, l'amarezza, il giudizio sul prossimo, Dio che considera peccati tali sentimenti, non può esaudire le nostre preghiere, perché il nostro cuore è impuro.
E Gesù spiega i comandamenti di Dio in maniera più severa: chi giudica il suo fratello oppure gli dice una ingiuria, questi deve subire lo stesso giudizio come un assassino (Matteo 5:21-22 ).
Nell'Islam bisogna adempiere i comandamenti alla lettera, ma nessuno si preoccupa dei peccati radicati nel cuore, che un giorno faranno maturare frutti cattivi.
Certo, per Maometto, le trasgressioni ai comandamenti hanno come conseguenza delle punizioni, che però possono venire annullate in seguito a "buone azioni", oppure a fatti rituali, come un pellegrinaggio a La Mecca.
Anche se in caso di trasgressioni gravi è minacciata la punizione dell'Inferno, i musulmani possono contare sulla "misericordia" di Allah e sull'intercessione di Maometto, con la confessione ad "Allah e al suo profeta".
Per Allah il peccato palese è un fallimento dovuto alla debolezza dell'uomo, ma il peccato nascosto nel cuore dell'uomo non ha peso.
A questo, invece Gesù dà la massima importanza.

 
Lettura consigliata