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Islam a confronto
Scritto da Basilea Schlink   

Maometto a cavalloPoiché la religione fondata da Maometto assume sempre più importanza nel mondo odierno, dobbiamo chiederci quale sia l'origine delle sue "rivelazioni" e del suo Corano, e come sia giunto ad Allah figurato come Dio.
Maometto, noto come fondatore dell'Islam, nacque intorno al 570 d.C. a La Mecca, dove visse come mercante.
Nel corso della sua vita si notano due decisive fasi.
La prima importante fase della vita di Maometto ha inizio circa nell'anno 610 d.C., quando Maometto, quarantenne, fino allora pagano e idolatra, sentì parlare da cristiani (o da ebrei) di un unico Dio.
Come molti pagani di quel tempo, egli cercava Dio, perciò forse fu molto colpito dalla dottrina degli ebrei e dei cristiani, che si fondava sull'esistenza di questo unico Dio, l'Onnipotente e grande Creatore del cielo e della terra, al tempo stesso Giudice.
Però, nonostante la sua fede in questo unico Dio, egli restò indirettamente schiavo del paganesimo.
In quel periodo Maometto ricevette, come egli stesso asserì, la sua cosiddetta prima rivelazione attraverso l'angelo Gabriele e successivamente altre rivelazioni.
Queste confermarono ciò che egli già aveva sentito da ebrei e cristiani, e cioè che esiste un solo Dio, Creatore e Giudice degli uomini.
Egli ricevette queste ispirazioni in uno stato di estasi, accompagnato da un'enorme sudorazione e da un rumore assordante; cadde a terra come un ubriaco e gridò come un puledro di cammello (raccontato da lui stesso).
In questo stato egli venne a trovarsi sotto l'influenza di una potenza superiore, alla quale non poteva sottrarsi, che gli annunciava che Allah era "l'unico dio" e che egli era stato scelto quale suo profeta.
In seguito egli annunciò con discorsi focosi questo messaggio ai suoi concittadini di La Mecca.

Maometto chiamò "Allah" questo unico dio in cui ora credeva.
Però "sembra che Allah fosse venerato nell'Arabia preislamica, come una divinità particolare, superiore a tante altre divinità venerate dalle tribù arabe" (Kohlhammer, Lexikon der Islamischen Welt - Stuttgart 1974, pag. 35).
Nella lingua araba il nome Allah veniva utilizzato per distinguere il maggiore degli dei da tutti gli altri.
Spesso era usato in associazione al dio sole, la personificazione del culto solare.
Le singole tribù rendevano onore a questo Allah in modi diversi.
Il loro culto, inoltre, era influenzato dalla religione degli ebrei e dei cristiani che vivevano nei Paesi arabi e che professavano un unico grande Dio, Creatore e Giudice.
Un santuario particolare e polo religioso dell'Arabia al tempo di Maometto a La Mecca fu la Kaaba, dove si adoravano 365 divinità locali.
La Kaaba veniva chiamata la "casa di Allah" e anche qui il dio maggiore veniva chiamato Allah e superava tutti gli altri per fama come "vero dio", "dio della pietra"; egli era il dio degli dei, il dio per antonomasia.
Maometto dichiarò non valide le 365 divinità, ma poté distruggerne le immagini solo nel 630, dopo aver assoggettato i suoi concittadini di La Mecca.
Il suo dio doveva essere l'unico dio al quale egli dava il nome che già esisteva: Allah.
Così identificava il dio supremo Allah (che si diceva dimorasse nel meteorite nero nella Kaaba) con l'unico dio che si era rivelato a lui.
Egli mantenne la Kaaba come santuario e confermò che la pietra nera, nella quale si concretizzavano gli onori ad Allah, aveva il potere di assorbire in se i peccati e perciò di perdonarli.

Fino ad oggi i maomettani nei loro pellegrinaggi baciano questa pietra nera, perché credono di ricevere così il perdono dei loro peccati.
Per Maometto dunque, questo unico Allah si identifica con il "dio della pietra" nella "casa di Allah", la Kaaba a La Mecca.
Nella prima fase della sua attività Maometto si presenta in primo luogo solamente come "ammonitore" (sura 88:21) che proclama la gloria di Allah, l'unico dio.
Perciò egli esorta i suoi conterranei a purificare la loro vita, e particolarmente a eliminare l'idolatria, con queste parole: "Non c'è nessun dio al di fuori di Allah".
Maometto annuncia il giorno del giudizio, come riferito, "con frasi vertiginose e tempestose, piene di pathos poetico".
Egli annuncia l'orrore del giudizio di "quel giorno": "La tromba squilla, i cieli si aprono, il sole si spegne, le stelle cadono, le montagne si muovono... gli uomini devono comparire davanti al giudice, e ognuno riceve ciò che merita".
In questo periodo il messaggio di Maometto è caratterizzato da zelo ascetico, distaccato dal mondo e indirizzato all'aldilà.
Il messaggio delle sue cosiddette prime "rivelazioni" trova la sua ripercussione in brevi e agitate sure.
A queste si aggiungono indicazioni etiche come: fare l'elemosina, non opprimere gli orfani, non rifiutare i mendicanti, non utilizzare metri e pesi falsificati e altre regole in cui si può riconoscere l'influenza cristiana e giudaica.
Durante questa prima fase Maometto non presenta ancora l'immagine di Allah con i tratti della violenza e della dittatura, come farà più tardi.
Però certi eventi della sua vita cambiarono il suo atteggiamento interiore, trasformando pertanto anche la sua concezione di Allah.

Quale è stata la causa di questo cambiamento che influenzò la seconda fase della sua vita pubblica?
La sua missione fallì con i suoi concittadini che non lo riconobbero quale ultimo profeta, il "Suggello dei Profeti" (sura 33:40), come egli pretendeva.
Questa opposizione provocò l'emigrazione sua e dei suoi adepti verso Medina (622 d.C., "l'Egira", che significa "partenza", ed è la data iniziale del calendario islamico).
Però a Medina e dintorni c'erano forti gruppi di ebrei, da tempo là residenti, con i quali egli entrò presto in violento disaccordo.
Questi esigevano credenziali per la sua predicazione e prove per dimostrare il suo mandato divino di profeta, e lo rifiutarono decisamente.
Neanche i cristiani volevano sottomettersi a lui quale ultimo grande profeta, perché non era incluso nella storia della salvezza e perché Cristo non aveva mai parlato della venuta di un simile grande ultimo profeta.
E' qui che ha inizio il cambiamento radicale della personalità di Maometto.
La schiera dei suoi adepti diventa una potenza militare che combatte per un regno divino sulla terra e Maometto diventa un temuto capo di stato, che deve usare violenza per portare a termine la sua missione divina di preparare la strada all'Islam.
Divenuto così un dittatore sempre più duro e arbitrario, traspone queste caratteristiche nel suo concetto di Allah.

La seconda fase della vita di Maometto fu caratterizzata dalla sua presa di posizione contro Gesù Cristo, Figlio di Dio.
Già prima, nella sua confessione di fede in Allah, diceva: "Egli, Dio, è uno, Dio, l'Eterno. Non generò ne fu generato e nessuno gli è pari" (sura 112: 1-4).
Con questo intende dire che Dio non ha un Figlio che gli è uguale.
Pertanto la condanna radicale della figliolanza divina di Gesù e del dogma cristologico e trinitario della Chiesa cristiana determina l'atteggiamento aggressivo di Maometto e dei suoi seguaci nei confronti dei cristiani.
Questa trasformazione di Maometto ha naturalmente la sua ripercussione nelle sure del Corano.
Dopo la sua decisione per la violenza, anche con la spada, emergono argomenti polemici contro gli ebrei e delle indicazioni per "la guerra santa".
All'inizio, nelle cosiddette rivelazioni di Maometto, le Sacre Scritture venivano almeno approvate come rivelazioni dei profeti, tra i quali egli contava anche Gesù, ma quando gli ebrei e i cristiani non si sottomisero a lui quale "ultimo e grande profeta", egli dichiarò che molte rivelazioni bibliche erano state falsificate da loro.
Più tardi la teologia islamica dichiarava addirittura che la promessa in Giovanni 14:16 , che lo Spirito Santo sarebbe stato mandato, volesse alludere a Maometto, e secondo lui, questo passo sarebbe stato cambiato dai cristiani che avevano falsificato la Scrittura.

E' inoltre evidente che le "rivelazioni" di Maometto sono contraddittorie; esse infatti sono influenzate dalla sua esperienza personale.
Si nota ad esempio un cambiamento nelle sue opinioni, chiamate "rivelazioni", riguardo alla sua piccola comunità.
All'inizio egli voleva costituire una comunità spirituale con i suoi adepti, ma dopo che egli stesso si era fatto capo della comunità a Medina, la trasformò in uno "stato" religioso che doveva disporre di adeguati mezzi di potere e che diventò sempre più uno stato politico e terreno.
Un'altra contraddizione nelle sue "rivelazioni": nella prima fase Maometto era ben disposto nei confronti di ebrei e cristiani, ma dopo che questi non vollero aggregarsi all'Islam, egli scrisse contro di loro, come già detto, sure polemiche e a volte piene di odio.
All'inizio Allah avrebbe comunicato a Maometto che sarebbe stato inviato solo agli arabi, ai quali avrebbe destinato il Corano (questo spiega il fatto che doveva essere scritto e diffuso solo in lingua araba e non poteva venir tradotto), ma dopo essersi schierato contro ebrei e cristiani, Maometto cambiò il suo parere, dicendo che era inviato da Allah per annunciare a tutto il mondo il messaggio del Corano.
Tutti gli uomini sarebbero stati originariamente musulmani (un musulmano è chi si sottomette e si abbandona completamente ad Allah) e avrebbero dovuto ridiventare nuovamente musulmani e tornare alla vera religione, l'Islam.
Ecco perché Maometto sarebbe stato chiamato e inviato.
Si legge per esempio nel Corano: "E' Lui (Allah) che ha mandato il suo Messaggero con la retta Guida, con la Religione vera, per farla trionfare su ogni altra religione..." (sura 61:9).
Questa posizione arrogante di Maometto, e la pretesa di fare dell'Islam la religione del mondo, alla quale tutti gli uomini devono sottomettersi, è la conseguenza dell'evoluzione interiore di Maometto nella seconda fase della sua vita.




 

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