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Home Tematiche La Pasqua

Riflessione della settimana

Chiamati a combattere.
Le situazioni di instabilità spirituale, anche se da ritenersi normali nel cammino di crescita, non sono certo delle culle ove adagiarsi, infatti è necessario che ciascun credente avanzi con le proprie gambe per quel che può secondo la grazia ricevuta da Dio.
Infatti, prendendo atto che ciò capita a tutti, si potrebbe cadere nella trappola di pensare che non ci si possa mettere rimedio e continuare a ripetere i propri errori ed a cadere in scoraggiamenti sempre più gravi.
Ma, è proprio questo il nostro cammino e, soprattutto, è questa la volontà di Dio verso di noi?
Certo la Parola ci insegna che la condotta del cristiano deve essere improntata alla vita del suo Capo: Gesù Cristo; e tale paragone ci impone di sostenere la Sua stessa lotta in questa vita contro il peccato (Ebrei 12:4)... Leggi tutto

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Solo la presenza di Dio nella vita di una persona può essere efficace per liberarla e trasformarla radicalmente: dalla malvaggità alla bontà, dal potere del diavolo alla libertà del Regno di Dio, dalla schiavitù dei vizi al servizio di Dio, da operatore del male a strumento di giustizia...
La Pasqua
Brevi studi e riflessioni sulla Pasqua.


La Pasqua PDF Stampa E-mail
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Tematiche - La Pasqua
Scritto da Antonio Strigari   

L'istituzione della Pasqua.
La prima PasquaDisse ancora il Signore a Mosè ed Aronne nella terra d'Egitto: "Questo mese sarà per voi il principio dei mesi, il primo dei mesi dell'anno.
Parlate a tutto il consesso dei figli d'Israele, e dite loro: Il decimo giorno di questo mese, si prenda da tutti un agnello per famiglia e per casa. Che se saranno troppo pochi per consumare un agnello, ciascuno prenderà seco dei suoi vicini, che abitano presso la casa sua, per fare il numero di persone bastante a mangiare un agnello.
Questo agnello dunque sarà senza macchia, maschio, d'un anno; con le medesime regole potrete prendere anche un capretto. Lo metterete da parte sino ai quattordici del mese; quella sera, al tramonto, tutta la moltitudine dei figli d'Israele l'immolerà.
Prenderete del suo sangue, e ne porrete sui due battenti e sulla soglia di sopra (della porta), delle case dove sarà mangiato.
In quella notte, ne mangerete le carni arrostite, con pani azzimi e lattughe di campo. Nulla ne mangerete crudo o bollito, ma soltanto arrostito; mangerete il capo, i piedi e le interiora. Niente ne rimarrà per la mattina dopo; se qualcosa ne avanzerà, lo brucerete.
Lo mangerete così: vi cingerete i fianchi, avrete i calzari ai piedi ed i bastoni in mano, e mangerete in fretta; perché è la Pasqua (cioè il "passaggio") del Signore.
Io infatti in quella notte passerò per l'Egitto, e percuoterò ogni primogenito nell'Egitto, dall'uomo all'animale, e farò giustizia di tutti gli dei dell'Egitto.
Ma quel sangue sarà un segnale per vostra difesa nelle case dove sarete; io vedrò quel sangue, e passerò oltre; né vi sarà tra voi piaga disperditrice, quando flagellerò la terra d'Egitto.
Quel giorno vi starà a ricordo, e lo celebrerete solennemente, consacrandolo al Signore con culto perpetuo di generazione in generazione.
Per sette giorni mangerete pane azzimo; sin dal primo giorno, nelle vostre case, non rimarrà cosa fermentata; chiunque mangerà del fermentato, dal primo giorno sino al settimo, verrà tolto di mezzo da Israele" (Esodo 12:1-15 ).

 
La Pasqua ebraica PDF Stampa E-mail
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Tematiche - La Pasqua
Scritto da Alessia Pasquino   

Pasach.
PesachLa festività di Pesach cade il 14 del mese di Nisan, giorno in cui Dio liberò Israele dalla schiavitù dell’Egitto e aprì il Mar Rosso. Ma questa data non è casuale.
Per gli ebrei Nisan non è il mese della liberazione, perché in esso avvennero i prodigi dell’esodo, al contrario, i prodigi dell’esodo avvennero in quel mese, perché Dio l’aveva scelto appositamente per la liberazione spirituale del suo popolo, essendo un tempo di liberazione naturale.
Nisan (a cavallo tra marzo e aprile) è infatti il mese in cui entra la primavera, in cui la natura si libera dalle catene dell’inverno, per questo è il tempo in cui Israele è stato liberato dall’inverno della schiavitù.
Per tutto il mese di Nisan è vietato pronunciare preghiere penitenziali, cantare lamentazioni e digiunare, con la sola eccezione della vigilia del grande Shabbath (il sabato che precede la Pasqua, o che la celebra), in cui i primogeniti digiunano in memoria della morte dei primogeniti egiziani.
Ogni primogenito maschio che ha raggiunto la bar-mitzvah (la festa che segna il passaggio all’età adulta, a tredici anni) digiuna.
Per i più piccoli, digiuna il padre o, se anch’egli è primogenito, la madre.

Tutta la spiritualità ebraica ha origine dalla Pasqua.
Nella notte dell’Esodo, Dio si scelse un popolo, lo adottò e lo strappò dal potere di un altro, dimostrando così che egli è il Signore della storia.
In ogni notte di Pasqua, quindi, gli ebrei partecipano a quell’intervento e preparano la venuta del Messia, sedendosi, famiglia per famiglia, comunità per comunità, come fecero i loro padri, attorno a una mensa addobbata con i segni della redenzione, per proclamare le meraviglie che Dio ha operato per loro, per partecipare (e non solo ricordare), attraverso il mangiare e il bere, secondo l’invito ripreso dal Talmud: “In ogni generazione uno si deve considerare come se lui stesso uscisse dall’Egitto”.
Il Seder pasquale è quindi un dono di Dio, un’opportunità che Egli offre a ogni ebreo per ri-sperimentare la redenzione.
Il nome Seder di Pasqua, significa, infatti, “Ordine di Pasqua”.
Ogni minimo dettaglio fa parte di un progetto unico, sin dalla preparazione, che nella cultura ebraica segna tutta la vita dell’uomo, la storia prepara l’umanità per il Regno di Dio, per la venuta del Messia e per la risurrezione dai morti.
La vita di ogni singolo individuo lo prepara per la vita eterna, ma in nessuna occasione la preparazione viene così insistentemente sottolineata dalla Torah come a Pesach, perché a Pasqua si esce dalla schiavitù.

 
Le sofferenze divine PDF Stampa E-mail
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Tematiche - La Pasqua
Scritto da Nicola Andrea Scorsone   

Gesù flagellatoPer Pasqua si assistono a delle rappresentazioni della crocifissione di Gesù:  viventi o con crocifissi di cartone.
Dalla finzione alla realtà, faremo un approfondimento sulle sofferenze di Gesù.
C’è chi pensa che le sofferenze fisiche e morali di Gesù non sono state tanto importanti come quelle spirituali con  l'essersi caricato di tutti i peccati del mondo.
L’incarnazione di Gesù però, oltre a quest’ultimo principale obiettivo, era anche quello di immedesimarsi nelle sofferenze e debolezze umane e di esperimentarle in prima persona.
Il Vangelo descrive il grande disprezzo che Gesù subì al posto nostro, per i nostri peccati: “Allora i soldati del governatore portarono Gesù nel pretorio e radunarono attorno a lui tutta la coorte e, spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto; intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra e, inginocchiandosi davanti a lui, lo schernivano, dicendo: "Salve, re dei Giudei!", e, sputandogli addosso, prendevano la canna e gli percotevano il capo. Dpo averlo schernito, lo spogliarono del manto e lo rivestirono dei suoi abiti; poi lo condussero via per crocifiggerlo” (Matteo 27:27-31 ).
Quì, la prima cosa che fanno i soldati è di spogliarlo, privandolo di ogni dignità, per aumentarne la vergogna e farne un pubblico spettacolo.
Pensate che solo la “coorte” era formata da circa 500 soldati romani.
Poi, visto che aveva detto di essere il Re dei re, gli misero addosso un manto scarlatto, e una canna nelle mani come scettro, volevano farne una caricatura di re, una satirica, per ridicolizzarlo e ridere.
Ancora prima, quando fu condannato dal sommo sacerdote Caifa, successe che per disprezzo e rabbia furiosa: “Gli sputarono in viso e gli diedero dei pugni e altri lo schiaffeggiarono, dicendo: "Oh Cristo profeta, indovina! Chi ti ha percosso?”" (Matteo 26:67-68 ).
Vi ricordate di questo gioco, che quando s’indovina chi è stato, va sotto l’altro? Ma qui, è sempre Gesù a stare sotto!
Vi è capitato mai di essere derisi, presi in giro? Fa male, molto male. Ma qui stanno ridicolizzando il Re, il Signore del creato e della gloria, “Colui che dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa” (Atti 17:25 ).

 
I due Barabba PDF Stampa E-mail
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Tematiche - La Pasqua
Scritto da Antonio Strigari   

Il passo biblico.
"Or ogni festa di Pasqua il governatore soleva liberare alla folla un carcerato, qualunque ella volesse. Avevano allora un carcerato famigerato di nome Barabba.
Essendo dunque radunati, Pilato domandò loro: Chi volete che vi liberi, Barabba, o Gesù detto Cristo? Poiché egli sapeva che glielo aveano consegnato per invidia.
Or mentre egli sedeva in tribunale, la moglie gli mandò a dire: Non aver nulla a che fare con quel giusto, perché oggi ho sofferto molto in sogno a cagion di lui.
Ma i capi sacerdoti e gli anziani persuasero le turbe a chieder Barabba e far perire Gesù. E il governatore prese a dir loro: Qual de' due volete che vi liberi? E quelli dissero: Barabba.
E Pilato a loro: Che farò dunque di Gesù detto Cristo? Tutti risposero: Sia crocifisso.
Ma pure, riprese egli, che male ha fatto? Ma quelli viepiù gridavano: Sia crocifisso!
E Pilato, vedendo che non riusciva a nulla, ma che si sollevava un tumulto, prese dell'acqua e si lavò le mani in presenza della moltitudine, dicendo: Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi.
E tutto il popolo, rispondendo, disse: Il suo sangue sia sopra noi e sopra i nostri figliuoli. Allora egli liberò loro Barabba; e dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso"
(Matteo 27:15-26 ). 

Il nome Barabba.
Barabba era, secondo tre dei quattro Vangeli canonici, un ribelle e/o assassino ebreo, detenuto dai Romani a Gerusalemme negli stessi giorni della Passione di Gesù.
Il nome Barabban, tramandato dalla maggior parte dei manoscritti in greco dei Vangeli, era in aramaico un patronimico composto da Bar (figlio) e Abbâ (padre) in Aramaico: בר-אבא (Bar-abbâ), "figlio del padre".
La parola Abbâ si ripete tre volte nel Nuovo Testamento (Marco 14:36 ; Romani 8:15 ; Galati 4:6 ).
Alcuni dei più antichi manoscritti presentano la forma bar rabba(n), "figlio del (nostro) maestro". In pochi manoscritti in greco ed in siriaco del Vangelo di Matteo il patronimico, preceduto dal nome Iesoûs, è stato tradotto nella versione inglese con Jesus bar-Abba, "figlio del Padre", nella versione italiana e' stato cancellato Iesoûs ed è rimasto solo Barabba. 

 


Parole di vita

Gesù dice: «In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.
In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo».