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La preghiera sacerdotale di Gesù. La preghiera che Gesù ha rivolto al Padre mentre si trovava nell'orto del Getsemani, riportata nel Vangelo di Giovanni 17 , esprime tutto il suo amore per la sua chiesa nascente: " ...gli uomini che tu mi hai dati dal mondo". Gesù rivela la premura per i suoi discepoli nelle parole contenute nel versetto 9: "Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dato, perché sono tuoi", e conoscendo le prove alle quali gli stessi sarebbero stati sottoposti in seguito, aggiunse: "Padre santo, conservali nel tuo nome, essi che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi" (vers. 11). Gesù sapeva che l'uomo, pellegrino in questo mondo, è soggetto al continuo bersaglio dei colpi di un nemico che vuole impedirgli la salvezza che otterrà al raggiungimento della patria celeste ove è diretto. Per questo Gesù, desiderando che l'uomo compia interamente ed integralmente il cammino verso la salvezza, rivolto al Padre, dice: "Io non ti prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno". Consapevole della rinuncia al mondo dei suoi discepoli, Gesù prega ancora così il Padre: "Santificali nella verità: la tua parola è verità" (vers. 17). La preghiera di Gesù è eterna, come Egli è eterno. La sua intercessione è valida anche oggi, domani e sempre, fino al completamento della Sua Chiesa, infatti Egli disse: "Io non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola" (vers. 20). Infine Gesù espone lo scopo finale della sua preghiera dicendo ancora: "...che siano tutti uno". Ma questa "unità" nello Spirito Santo, nell'Amore con la A maiuscola (per intendere con questo l'Amore di Dio), voluta da Gesù, non si limita alle persone dei suoi discepoli, ma comprende anche le persone del Padre e di se stesso. Per questo dice, di seguito nel versetto 21: "…che come tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te, anch'essi siano in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato". Per tale fine, per questa unione perfetta con la Trinità, nella Verità, Gesù concesse la gloria avuta dal Padre anche ai suoi discepoli, i quali, infatti, poterono operare gloriosamente nel Suo Nome segni, prodigi e miracoli, rivelandosi al mondo come "eletti ed amati da Dio" (vedi Romani 1:7 ; 1Tessalonicesi 1:4 ; Colossesi 3:12 ). "E io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro, e tu in me; acciocché siano perfetti nell'unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami come hai amato me" (vers. 22-23). Senza "questa unità" ogni evangelizzazione sarà vana, il mondo non potrà credere!
Applicazione nella nostra vita. Ma l'unione perfetta, voluta da Gesù, doveva essere anche indissolubile per l'eternità. Egli dice ancora infatti: "Padre, io voglio che dove sono io, siano meco anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu mi hai data; poiché tu mi hai amato avanti la fondazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato; ed io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere, affinché l'amore del quale tu mi hai amato sia in loro, ed io in loro" (vers. 24-26). Ora, considerando questa santa e sublime volontà di Gesù Cristo, nostro Signore, e tutti quelli che viviamo la fede (così come riassunta nel credo di Nicea e successive modifiche, promulgato a Calcedonia nell'anno 451 ) dovremmo chiederci: 1. Siamo "così" uniti o viviamo arroccati in "religioni" diverse? 2. Quali passi abbiamo fatto verso i fratelli che vivono un cristianesimo che presenta diversità di opinioni dalla nostra? 3. Ci siamo riuniti sotto la guida dello Spirito Santo per un sano ed onesto confronto al fine di correggere chi, in buona fede, vive ed opera secondo credenze che non hanno fondamento scritturale? 4. Siamo disposti a mettere in discussione noi stessi, le nostre convinzioni e la nostra sapienza, per accettare unicamente quella Verità che procede da Dio? 5. Perché diciamo al Padre nostro "venga il Tuo regno", se poi vogliamo regnare noi nel nostro cuore? 6. Apparteniamo ad una denominazione religiosa o a Cristo? 7. Siamo solo "religiosi" o cristiani? 8. Ed infine, siamo veramente cristiani? Perché, se è così, possiamo verificarlo; la Parola dice per questo: "Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate, ecco, sono diventate nuove" (2Corinzi 5:17 ). Se siamo veri cristiani, la nostra vecchia vita deve oggi essere diversa. E' così per noi? 9. In cosa identifichiamo la Chiesa di Cristo, in un'organizzazione che si dice tale o in quella "universale", che solo Egli rivelerà nel giorno del radunamento dei santi? 10. Da quale segno ci riconosceranno come discepoli di Cristo, da un abito, da una etichetta religiosa? È vero, un segno di distinzione esiste ed è stato lo stesso Maestro ad indicarcelo. Egli disse: "Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri" (Giovanni 13:35 ); e, come sappiamo, l'Amore non divide, ma unisce.
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