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Riflessione della settimana

Legami d'amore.
La Bibbia è un libro straordinario, non solo per il messaggio di salvezza che contiene e per i suoi insegnamenti etici e dottrinali, ma anche per tutte quelle verità psico-spirituali, veicolate attraverso l’esperienza di vita di uomini e donne che, pur nella loro fragilità, riescono a esprimere in tutta la loro bellezza.
Una fra le tante è quella dei “legami”: ciò che lega l’uomo a Dio e al suo simile.
Sin dagli albori, la Bibbia presenta l’uomo legato a Dio e all’altro (Genesi 2).
Quando questi legami sono stati spezzati, Dio è andato alla ricerca dell’uomo per cercare di recuperarli (Genesi 3).
Scrive il profeta Osea: “Io li attiravo con corde umane, con legami d’amore; ero per loro come chi solleva il giogo dalle mascelle, e porgevo loro dolcemente da mangiare” (Osea 11:4 )... Leggi tutto

Parole di vita

Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore».

Una storia di vergogna

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Tematiche - Natale
Scritto da Joseph Trach - Articolo letto 1364 volte   

Una storia di umiltà.
Una grande chiesa nel sud della California ogni anno fa un programma che si intitola “La gloria del Natale”.
È un programma molto elaborato, con scenari, costumi, animali veri, canzoni, angeli che volano e altri impressionanti dettagli.
Lo show presenta Gesù come unità centrale del Natale, e questo è bello, ma a volte sospetto che è lo show in sé che attira l’attenzione delle persone, più che Gesù.
Sembra che la gente vada per vedere la rappresentazione festosa e a sentire bella musica, più che concentrarsi su Gesù.
A dire il vero, sembra invece che la nascita di Gesù implichi più umiliazione che gloria.
Il Figlio di Dio vissuto in gloria, ci ha visti vivere nel fango del peccato e ci ha amati così tanto da venire nel fango per salvarci, ha messo da parte la Sua gloria e ha vissuto in circostanze umili.
Quando Gesù nacque, non ci fu una maestosa rappresentazione. Non c’era nessuna gloria nel mettere un bambino appena nato in una mangiatoia.
Gesù non meritava nessuna vergogna, ma voleva viverla, finché non fosse stato ucciso da noi. Questo è l’esempio che Dio ci ha dato.
Gesù mostra cos’è l’amore, com’è Dio. Gesù disse a Filippo: "Se tu hai visto me, hai visto il Padre!" (Giovanni 14:9 ).
Non stava parlando della sua apparenza fisica, ma caratteriale, e quindi dell’amore e dell’umiltà di Dio.
Quando Cristo divenne carne, non ci fu nessun cambiamento nel suo carattere. No, ha mostrato com’è Dio ogni giorno.
Dio è sempre così amorevole, tanto da venire nel fango per salvarci. Lui vuole sempre mettere da parte se stesso e la sua gloria per poterci salvare.
Questa è la vera grandezza. La gloria non sta nel potere e nelle luci. La vera grandezza non sta nella forza e nel denaro.
La vera grandezza sta nell’umiltà e nel servire, e ciò è vero per Dio com’è vero per noi.
La grandezza di Dio si vede nel Suo amore, nella Sua volontà di servire. La nascita di Gesù mostra tutto questo.
Per dirla in altri termini, è come se il Faraone avesse deciso di lasciare il suo trono, lasciare la sua ricchezza e andare tra gli ebrei in mezzo al fango d'argilla, a cercare di costruire mattoni senza la paglia.
Se un qualche faraone veramente avesse fatto questo, sarebbe stato considerato pazzo, ma Dio ha fatto proprio questo su una scala molto più grande.
Ha dato di più, è sceso ancora più in basso, e questo è ciò che Dio fa ogni giorno. La Sua gloria e la Sua grandezza sta nel quanto ha voluto lasciare, non nel quanto ha adesso.

Nascere nella vergogna.
Pensate alle circostanze della nascita di Gesù:
Non venne quando il popolo di Israele era una forte nazione, ma piuttosto venne quando era disprezzato e dominato da un impero pagano.
Non è giunto nella città più importante, ma crebbe in una regione chiamata per disprezzo: Galilea dei gentili.
Gesù nacque in circostanze imbarazzanti, a meno di nove mesi dopo che Maria e Giuseppe si sposarono.
Dio avrebbe potuto causare facilmente il concepimento dopo che Maria e Giuseppe si fossero sposati.
Sarebbe stato sicuramente facile per lo Spirito Santo creare un bambino in una donna sposata quanto in una non sposata.
Sarebbe stato facile evitare l'imbarazzo a Giuseppe e Maria, ma Dio non lo fece.
Ancor prima che nascesse, Gesù si trovava già in una situazione compromessa.
Luca ci dice che Giuseppe si recò a Betlemme, perché ogni persona doveva andare nella città di famiglia per farsi registrare (Luca 2:3-4 ).
Non si sa con certezza, ma sembra che Giuseppe avrebbe avuto anche dei fratelli o dei parenti, anche loro della famiglia di Davide, che sarebbero andati a  Betlemme.
Ma non si è sentito niente di loro, se avrebbero potuto aiutare Giuseppe e Maria. Erano per conto loro.
Dio ha amato così tanto il mondo da dare il Suo unigenito Figlio... e il mondo non l’ha voluto.
Conoscevano Dio solo come Dio di potenza e ricchezza; avevano dimenticato il Dio che camminava nel giardino dell’Eden, che chiamava i suoi figli ribelli, avevano dimenticato il Dio che aveva un voce calma e dolce.
Il mondo non voleva Dio, ma Dio l’ha amato lo stesso. Anche quando eravamo peccatori, anche quando eravamo senza Dio, Lui ci ha amati e ha mandato Suo Figlio a morire per noi (Romani 5:6-10 ).
Dio è sempre così. La nascita di Gesù dovrebbe ricordarcelo. Il Natale dovrebbe ricordarci questa grande umiltà.

Un tocco di gloria.
Gli angeli furono un tocco di gloria nella storia della natività.
Ci furono delle luci splendenti, cori celestiali di lodi a Dio. Ma dove apparvero?
Fuori dalla città, ai pastori, a coloro che occupano il livello più basso della società. I pastori erano così disprezzati che non potevano neanche testimoniare in un tribunale.
Nessuno avrebbe creduto a loro perché non erano residenti, si spostavano da una città all’altra, ma Dio mandò i suoi angeli proprio ai pastori, non ai sacerdoti o ai re.
I capi dei sacerdoti di Israele sapevano che il Messia sarebbe nato a Betlemme (Matteo 2:4-6 ), ma non si scomodarono per fare un viaggio di cinque miglia.
Dio stava operando lontano da loro, e solo chi era al chiuso non avrebbe potuto vedere la stella.
La gloria del Natale era così nascosta che solo pochi dal lontano oriente l'avrebbero potuto scorgerla.
Non molto tempo dopo, un angelo avvisò: “Fuggite per salvare la vostra vita. Il re vuole ucciderlo” (Matteo 2:13-14 ).
Il Cristo bambino fu portato in Egitto, diventando un rifugiato nella terra che gli ebrei, tanto tempo prima, avevano lasciata, la terra della schiavitù, la terra dei reietti.
Questa è la gloria del povero, perseguitato, rifiutato dalla gente che è venuto per salvare.
Questa non è la gloria che noi conosciamo, ma è la gloria di Dio: la gloria dell’amore e del sacrificio.
Chi vuole essere grande, Gesù disse, diventi servo. Questa è la vera grandezza, questa è la grandezza per Dio.

Proprio come Gesù.
Dio è come il re che passa attraverso il fango per aiutarci a costruire mattoni senza paglia.
È come un re che manda suo Figlio al Suo popolo, nonostante sappia che verrà ucciso.
Dio è come qualcuno che si sacrifica per evitare che i suoi nemici vengano puniti.
Dio è come Gesù, sempre. È come un uomo che ama i bambini, tocca i lebbrosi e socializza con gli esattori delle tasse e le prostitute.
Dio è come qualcuno che fu odiato senza motivo, picchiato senza misericordia e crocifisso senza aver commesso alcun crimine.
Dio lascia che la gente lo odi e lo picchi, non perché è pazzo, ma perché Lui conosce il modo migliore per farci capire e vedere a cosa porta veramente l’egoismo.
Lui sa che il modo migliore per vincere il male non è la forza, ma l’amore che persiste.
Fortunatamente, Dio ha il potere di sopportare tali cose. Egli non è ferito dalle nostre agitazioni.
Egli non si deprime quando noi lo rifiutiamo. Non diventa vendicativo quando noi lo insultiamo.
È più grande di questo, così grande da essere paziente con noi. Può essere un bambino indifeso, un criminale crocifisso, può piegarsi così in basso perché ci ama.
In questo modo, il Natale ci mostra com’è Dio. Ci mostra quanto ci ama. Ci mostra in che modo estremo ha voluto salvarci.
Dio è così glorioso che ha lasciato la Sua gloria ed è venuto giù nel fango per salvarci.
Voleva essere un bambino concepito prima del matrimonio, nato in una stalla, essere rifiutato, un rifugiato in Egitto.
Ha voluto lasciare tutto, anche la sua vita, per noi.

Una lezione per noi.
Dio vuole che noi siamo come lui, com’era Gesù. Non nell’apparenza, non nel potere, ma nell’amore e nell’umiltà.
Ha stabilito l’esempio per noi, e il Natale, o la nascita di Gesù, ha un messaggio per noi, cioè quello di come comportarci l’un con l’altro.
Gesù disse che un servo non è più grande del suo padrone. Se lui, il nostro Signore e Maestro, ci ha serviti, anche noi dovremmo servirci l’un l’altro (Matteo 20:26-28 ).
Chi vuole essere grande, diventi servo. Gesù vuole che noi usciamo per aiutare gli altri. Dobbiamo impiegare il nostro tempo e le nostre risorse per aiutare gli altri.
Gesù disse anche: "Se vuoi seguirmi, prendi la tua croce. Sii pronto a perdere, anche la tua vita e sarai grande".
Questo è il modo in cui dobbiamo seguire l’esempio di Gesù.
Noi non seguiamo il Suo esempio osservando l’Hannukah, purificando il tempio o andando alla sinagoga il Sabato; ma egli ha specificamente detto che noi seguiamo il suo esempio quando serviamo il nostro prossimo.
Questo è il messaggio di Natale e il cammino della vera gloria.
Abbiamo bisogno di identificarci nel bambino dentro la mangiatoia, essere com’era lui.
Abbiamo bisogno di identificarci con la donna che ha partorito in una stalla, e con la famiglia che era rifugiata in un’altra nazione.
Il nostro modello è qualcuno che ha amato i suoi nemici, che è stato ed è ancora rifiutato, ma tuttavia ama ancora.
Ci si approfittò di lui, fu ridicolizzato, disprezzato e ritenuto colpevole, solo perché voleva darci il Suo aiuto.
Questo è profondamente degno di lode, ciò per cui vale la pena celebrare!