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Una vita travagliata, ma assieme a Gesù.
Per raccontare la mia testimonianza, devo andare indietro nel tempo, a quando sono nata. Non sono nata in una famiglia cristiana, ma sono entrata a far parte della famiglia di Dio quando ero ancora piccola, non avevo nemmeno dieci anni. Appena nata si accorsero che avevo una malattia agli occhi, una malattia che porta alla cecità. A causa di questo, subii parecchi interventi nei primi anni della mia vita. Col passare del tempo la malattia faceva il suo corso, e quindi persi molta vista. All’età di nove anni infatti, arrivò la sentenza dei medici: mi rimanevano gli ultimi tre mesi di vista, certo quella che ormai era rimasta, dopo di che sarei rimasta cieca. Ma… e grazie a Dio che oggi posso dire "ma"... quando l’uomo apre le braccia dicendo: non c’è più nulla da fare, lì comincia ad operare la mano potente di Dio, che invece dice: "Ancora tutto è possibile!". Infatti, proprio a causa di quanto ci stava accadendo, degli amici di famiglia, che erano cristiani evangelici, ci invitarono a partecipare ad una riunione evangelistica sotto una tenda, parlandoci di un Dio che aveva mandato Suo Figlio in questo mondo per salvarci, liberandoci dai nostri peccati e guarirci dalla nostre malattie. Accettammo l’invito, e quella sera fu l’inizio della nuova vita con Dio, perché da quell’incontro, nel tempo, tutta la mia famiglia si convertì all’Evangelo. E da quella sera, dopo aver ascoltato il messaggio della Parola di Dio, dopo che il pastore e gli anziani avevano pregato per me, devo dire ancora una volta, grazie a Dio, non ho perso nulla, anzi ho guadagnato un grande Salvatore, un grande Amico che mi è stato vicino in ogni momento della mia vita. Dopo quella sera cominciammo a frequentare regolarmente la chiesa, fui iscritta alla scuola domenicale, dove partecipavo con piacere e dove imparavo sempre di più a conoscere Gesù e la Bibbia, fino a che arrivò il momento che, dentro di me, maturò la decisione che volevo seguire il Signore con tutta me stessa. Decisi allora di fare il Patto col Signore (il Battesimo in acqua), ciò avvenne nell’Ottobre del 1984. Vivevo serenamente la mia vita cristiana, servendo il Signore in un campo che ho sempre amato: la radio. Una collaborazione iniziata quando ero ancora giovanissima, che per grazia di Dio continua ancora adesso.
Nel 1990 dopo due anni di fidanzamento, mi sposai con un giovane credente e insieme cominciammo a servire il Signore nella comunità. Alla fine del 1991 Dio ci fece pure un altro dono: un fagottino biondo, bellissimo, nostro figlio. Cominciava così la mia avventura di mamma. Di li a pochi anni, però, mio marito, moriva a causa di un male incurabile. Purtroppo la mia famiglia subì un altro terribile colpo, io e mio figlio, allora di sedici mesi, restavamo da soli, ma grazie a Dio, il Suo amore, il Suo conforto, le Sue cure non sono mai mancate; non mi è mancata la vicinanza dei miei genitori, dei miei parenti, così come non sono mancate le manifestazioni d’affetto, di solidarietà, che tanti fratelli e sorelle hanno avuto verso di noi. Intanto sono passati gli anni con tanti alti e bassi, giorni tranquilli, altri pieni di difficoltà, ma con la consapevolezza di chiedere la forza a Dio, che viene in aiuto ai Suoi, come dice nella Sua Parola: “Io non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Giosuè 1:5). E nel mese di Aprile del 2004, ho potuto realizzare, ancora di più, questa ed altre promesse di Dio e constatare che davvero la Sua fedeltà è infinita. Si, perché, tramite un esame diagnostico mi sono stati riscontrati dei carcinomi (tumori maligni). Non c’era più tempo da perdere, si doveva intervenire al più presto, infatti dopo pochi giorni ero già ricoverata. Arrivò il giorno dell’intervento, durò quasi sette ore. Quando mi svegliai il medico mi disse che ero uscita da sotto un camion, ma che tutto era andato bene. Non fu così. Da lì a poche ore ci siamo accorti che qualcosa non andava. Avevo un’emorragia interna: una vena si era aperta e mi stava facendo perdere molto sangue. Era necessario operare nuovamente per cercare di fermare l’emorragia. I medici erano molto scettici sulla riuscita del secondo intervento, nell’uno o nell’altro caso per loro le possibilità di sopravvivere erano davvero poche. Comunque, mi riportarono in sala operatoria e stavolta ci restai altre quattro ore. Grazie a Dio ancora una volta, Lui guidò ogni cosa, e dopo cinque trasfusioni, mi trasferirono in sala rianimazione, monitorando le funzioni vitali, con la speranza che piano piano tutti i valori tornassero normali e si stabilizzassero. E così fu. Piano piano ritornai alla normalità. Devo dire grazie a Dio, se oggi sono qua a poterlo raccontare, non esistono parole adatte per esprimere la riconoscenza, il ringraziamento che stanno dentro il mio cuore. Devo ringraziare il Signore pure per le cure amorevoli e per il grande affetto di tutta la mia famiglia, e dei credenti che mi sono stati davvero tanto vicini aiutandomi a superare ogni cosa. Come Samuele posso dire: “Fin qui l’Eterno mi ha soccorsa”. Con l’assoluta certezza che Egli lo farà ancora, perché è fedele, e la Sua bontà, in Cristo Gesù, dura in eterno!
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