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Gesù interviene al momento opportuno.
Nel 2000 mi è stata diagnosticata una cirrosi epatica. Potete immaginare il mio stato d'animo perché a questa malattia vi è un solo rimedio: il trapianto del fegato, con tutto quello che ne consegue. Dopo il superamento e l'accettazione della malattia mi affidai totalmente nelle mani del Signore. La malattia andò avanti inesorabile sino ai primi mesi del 2004, quando le cose cominciarono a precipitare: oltre al fegato persi anche i reni, costringendomi ad iniziare la dialisi, che dovevo fare ogni due giorni. La cosa precipitò ancora: iniziai ad andare continuamente in coma epatico. Quello era l'inizio della mia fine. In uno dei miei ripetuti ricoveri a La Spezia, incontrai Francesco anche lui ricoverato per altri motivi, si avvicinò al mio letto e mi parlò di Gesù. Lo avevo sempre sentito parlarne, essendo stato educato da una famiglia di cristiani cattolici ed avendo fatto tutta la trafila (chierichetto, comunione e cresima). Prese a leggermi la Bibbia, ed io cominciai a sentirmi più sereno e in pace, provai un'emozione che non avevo mai provato, e questo continuò per giorni sino a che, dopo essermi stabilizzato, mi portarono in ambulanza al Policlinico di Modena, dove ero in cura e in attesa del trapianto. Dopo un mese di ricovero mi mandarono a casa e cosi continuò il mio calvario tra entrare e uscire dal Policlinico. Passai lì tutte le feste di Natale, ultimo dell'anno ed Epifania, perché, secondo le statistiche, è il periodo dove si possono trovare più organi da trapiantare, perché vi sono, purtroppo, più incidenti mortali. Il 12 febbraio 2005 tornai a casa dopo aver preso contatto con il reparto di dialisi di La Spezia per organizzare le mie sedute. Il 14 mattina mi recai a fare la dialisi, che in genere dura circa quattro ore; verso le 13,00, tornato a casa, ci preparammo per pranzare, quando squillò il telefono. Rispose mia moglie: annunciavano dal Policlinico di Modena che avevano trovato gli organi compatibili per me. Vi lascio immaginare la mia gioia, mescolata però alla paura, infatti si era verificato più di una volta che, arrivati in ospedale, rimandavano indietro, perché dopo la biopsia riscontravano che l'organo da trapiantare aveva dei problemi e quindi non poteva essere trapiantato.
Dovevamo presentarci al Policlinico al più presto possibile. Telefonai subito a mio figlio Alessandro, per farmi portare a Modena, ma proprio quel giorno si trovava all'isola D'Elba per lavoro, e non sarebbe rientrato in tempo. Allora si è provveduto per il viaggio tramite due nostri carissimi amici che il Signore ci a dato. Nelle vicinanze di Reggio Emilia trovammo l'autostrada tutta bloccata per incidente. Telefonammo all'ospedale per vedere quanto tempo avevamo ancora a disposizione, rassicurandoci che avevamo ancora tempo, prima di avviare la procedura d'urgenza, che consiste nel mobilitare tutte le strutture d'emergenza, compresi polizia ed elicotteri. Piano piano la situazione si sbloccò, e cosi giungemmo al Policlinico in tempo. Mi prepararono per l'intervento e diedero l'ok per l'organo che era in buono stato. Il Signore è grande! Ha fatto combaciare troppe cose, come in un mosaico perfetto: il gruppo di sangue, due organi dello stesso donatore, il momento giusto, perché non avrei potuto aspettare oltre, ecc.. L'intervento sembrava andasse per il meglio, quando cominciarono i problemi: a Satana non andava bene tutto questo, ci aveva messo il naso gia altre volte, vedi mio figlio che non era nei dintorni, l'autostrada bloccata, ma la potenza del Signore è grande. Mi riportarono in sala operatoria ben altre due volte nel giro di pochi giorni per versamenti di sangue interni e dopo questi interventi, di conseguenza, presi anche il virus SINCIZIALE, che colpisce le vie respiratorie dove, nella maggior parte dei casi, per gli adulti è mortale. La situazione si aggravò a tal punto che a mia moglie gli diedero poche speranze. Io capii che la mia ora era giunta, ma nella serenità mi affidai a Gesù dicendogli: "Gesù aiutami, aiutami, aiutami, ma se è giunto il mio momento, sia fatta la tua volontà. Ti chiedo solo di accogliermi tra le tue braccia, oh Padre mio". Da quel momento mi sentii invadere da una pace e una serenità che non si può descrivere; in quello stesso momento sentii la voce di una dottoressa (che era al mio capezzale con tutto lo staff medico) chiamare a voce alta il professore, il quale, probabilmente, vista la mia gravità, si dedicava agli altri pazienti: "RESPIRA!". Mi tolsero il tubo che ventilava i miei polmoni, cominciai a respirare autonomamente e a migliorare giorno dopo giorno. Per me è facile credere in Cristo, perché ho toccato con mano, però chi ha FEDE senza che abbia avuto la Sua manifestazione, come ho avuto io, ma crede in Gesù, sarà benedetto ancora di più. Dio vi benedica.
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