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Il vero senso della vita è Gesù.
Pace a tutti. Mi chiamo Alessandro Pinto ed ho 25 anni, e desidero raccontarvi come sono stato salvato da Gesù. Da circa due anni sono venuto al Signore, entrando nella sua grazia, ho ricevuto pace, gioia, amore, felicità e una famiglia. Mi sono sposato a 18 anni e adesso ho due figli: una bimba di 4 anni e un maschietto di 5 mesi. Sono sempre stato un figlio ubbidiente ai miei genitori, anche se qualche volta causavo dei piccoli dispiaceri; uno di questi è stato il mancato diploma. Ho sempre lavorato, perché mio padre è stato un tipo all'antica, e di questo ne sono contento. Nella mia adolescenza ho avuto a che fare con tante persone di diverse condizioni, come figli di boss, amici che facevano uso di droghe, spinelli, erba, cocaina, alcol, ecc.. Malgrado questo, riuscivo a non farmi influenzare da quelle cose, diciamo che non mi sono mai "infettato". Premetto che non mi facevo passare la mosca per il naso, ero molto aggressivo con le persone che non mi piacevano; ero molto vanitoso e orgoglioso di me stesso; cambiavo spesso la ragazza. Litigavo persino con persone che potevano anche uccidermi... se loro lo avessero voluto. I miei genitori non erano a conoscenza di questa mia vita. Conobbi la mia attuale moglie all'età di 18 anni e di conseguenza ho cancellato tante cose del mio passato, ma ne ricercai molte altre: iniziai a fumare e mi inoltrai nel mondo del gioco d'azzardo. Tradivo anche la mia ragazza (che oggi è mia moglie), quando mi si presentava l'opportunità. Poi, quando nacque mia figlia Cristina, sono dovuto andare a lavorare fuori zona con la ditta con cui ho sempre lavorato, e lì incominciai a conoscere quelle droghe che prima avevo rifiutato. Fumavo spinelli di erba e cocaina, mi ubriacavo tutte le sere, dopo che uscivo dai vari alberghi. Però, di tutto questo, cercavo di non far sapere niente a nessuno.
Quando ho incominciato a rendermi conto che quel modo di vivere non poteva darmi un futuro felice, ho avvertito delle strane sensazioni: quando ritornavo a casa mi sentivo ansioso e vevo paura che mia moglie potesse capire la mia situazione. Alla fine presi la decisione di licenziarmi dal posto di lavoro dove ero cresciuto, dove avevo imparato il mestiere; avevo compreso che la cosa migliore da fare, per non peggiorare la mia condizione, era di allontanarmi dai miei colleghi di lavoro. Avviai una ditta individuale, andando avanti per due anni, perché il lavoro andava diminuendo, per vari motivi. Ricordo che in quel periodo ho ricevuto una telefonata da parte di mia sorella, invitandomi ad andare da lei, a Cesena, per dare una mano a mio cognato, il quale vendeva, e vende tutt'ora, fiori all'ingrosso. Mio cognato credeva in Gesù e insisteva con me, affinché anch'io frequentassi una chiesa evangelica, dicendomi: "Alessandro, quando torniamo a Napoli devi venire anche tu in chiesa, così ti renderai conto perché sono cambiato, poi deciderai tu, se ti piacerà o meno". In quell'occasione risposi di sì con sincerità, diverse volte mi avevano invitato, ma rifiutavo sempre. Quel giorno di domenica, appena entrai in chiesa, una sola cosa ascoltai dal predicatore, che mi rimbomba ancora nelle mente: "Padre mio abbi pietà di loro, perché non sanno quel che fanno". Da quel momento e con questa frase mi avvicinai a Gesù. Purtroppo, dopo 4 mesi mi allontanai dal Signore e non sentii più la Sua presenza, ma, Grazie a Dio, Lui si è usato ancora di diversi miei parenti, anche loro convertiti, per richiamarmi a se e da allora frequento regolarmente la chiesa di San Giovanni, nel rione Villa, a Napoli. Il Signore ha trasformato la mia vita e lo ringrazio perché mi ha dato una bellissima famiglia, e si prende cura continuamente di noi.
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