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Riflessione della settimana

A proposito della clonazione.
Ogni persona è una creatura unica, creata ad immagine di Dio, come si afferma in Genesi 1:27, e siamo diversi dagli animali.
Ancora in Genesi 2:6-8, Dio affida agli uomini il dominio sopra tutti gli animali, ma non è mai stato dato all'uomo il dominio sopra altri uomini.
Ogni cellula-uovo umana fecondata, uova clonate incluse, è un nuovo individuo umano.
Perfezionare la tecnica di clonazione richiede parecchi esperimenti, che sono il risultato della distruzione di tanti embrioni.
In verità, gli esperimenti di Massachusetts (Stati Uniti) sembrano, sino ad ora, falliti, perché gli embrioni sono morti prima che fossero abbastanza grandi per produrre le cellule staminali, che era lo scopo ultimo dei ricercatori.
La questione della clonazione umana è molto simile a quella dell'aborto e alla questione del preciso inizio della vita umana... Leggi tutto

Parole di vita

Gesù dice: «Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la mia voce e ne usciranno: quelli che fanno il bene per una risurrezione di vita e quelli che fanno il male per una risurrezione di condanna.
Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; ma c'è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace».

William

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Testimonianze - Visitatori del sito
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Credere per vedere la gloria di Dio.

Ho 45 anni, padre di cinque splendidi figli e la gioia della salvezza nel mio cuore, ma, prima di incontrare Gesù Cristo il Signore e Salvatore della mia vita, non era così.
Dopo aver avuto un’infanzia contornata da litigi, scene di gelosia e crisi d’ira, all’età di sette anni i miei genitori giunsero alla separazione.
Quell’evento ha procurato in me un senso di frustrazione e di colpa, perché pensavo che forse si stessero separando per colpa mia.
Così, essendo anche figlio unico, sono cresciuto con un profondo senso di solitudine. 
Quella condizione ha peggiorato la mia crescita sotto il profilo caratteriale e man mano che trascorrevano gli anni, diventavo sempre più cattivo.
All’età di diciassette anni, ho conosciuto una ragazza che credevo potesse darmi tutto quello che non ho avuto affettivamente. 
Ma, un giorno il mio cuore è stato calpestato, proprio da lei, senza ritegno, avendo scelto di dividersi contemporaneamente tra me ed un altro uomo: il convivente di mia madre; questi, per anni, era stato in casa con noi e poteva essere definito mio padre, perché mi aveva cresciuto.
Da quella scoperta, ha iniziato il declino della mia vita interiore con i miei sentimenti devastati, non avevo più voglia di vivere e odiavo tutto e tutti. 
Per questa ragione ho scelto di entrare nelle Forze dell’Ordine e avere anche una possibilità per morire: speravo che mi capitasse un conflitto a fuoco, perché non avevo il coraggio di uccidermi da solo.

Accadde così che a diciannove anni sono entrato a far parte della Polizia.
Lì c’è stata più di un’occasione in cui potevo rimetterci la vita, ma "qualcuno" aveva stabilito diversamente per me.
All’inizio della mia attività in Polizia, ho conosciuto la donna che oggi, con tanto amore e tanta pazienza, è al mio fianco: mia moglie.
A lei, però, le facevo pagare tutto il male che avevo ricevuto, pur non avendone colpa alcuna.
A ventuno anni mi sono sposato con lei e subito abbiamo avuto una splendida figlia. 
Dopo due anni è arrivato il secondo figlio, un carissimo bambino, e dopo quattro anni ancora è giunto il terzo figlio.
Dal 1990 ha inizio una fase della mia vita molto turbolenta: ho iniziato a bere superalcolici di primo mattino, ho incominciato a frequentare locali notturni, sono divenuto violento e manesco con la gente, per strada e durante il mio lavoro; le mie relazioni con altri erano solo per interessi e per il mio tornaconto; passavo le notti fuori di casa.
Più passa il tempo e più i problemi aumentavano.
Mi impegnavo a migliorare la mia vita, ma ottenevo solo un peggioramento.
Così mi sono aperto ad ogni tipo d’esperienza.
I miei figli intanto crescevano, ma io per loro non c'ero, ero schiavo di tutto quel mondo in cui mi ero immerso.
Tutto quello che mi è capitato, cioè il fatto di essere stato solo nella mia infanzia, con genitori separati, non volevo che lo viveno i miei figli, ma era proprio quello che stava accadendo.
Mentre vivevo questo tipo di vita, qualcuno ha parlato a mia moglie di Gesù e del suo sacrificio che ha compiuto alla croce, perché lei potesse avere la Salvezza.
E così si è convertita all’Evangelo.

Questo fatto invece di migliorare le cose, le ha peggiorate: mi ha innervosito e turbato molto, inveivo contro mia moglie, dicendole di non frequentare quelle persone, che erano abili nel fare il "lavaggio del cervello".
Non mi rendevo conto che mia moglie non aveva accettato un convincimento di uomini, ma aveva accettato la Grazia di Gesù Cristo, diventando il suo Signore e Salvatore.
Con quell’ingresso del Signore nella vita di mia moglie iniziò in me una sconvolgente guerra che mi fece immergere maggiormente nel mio mondo di peccati.
Però, nel frattempo, mia moglie pregava con fiducia a Dio, perché io potessi ricevere la stessa pace che aveva ricevuto lei.
Nelle rare volte che mia moglie mi trovava in casa (allora mi sentivo come un leone in gabbia), mi avvicinava e cercava di rasserenarmi dicendomi: "Non ti preoccupare; la pace che non hai, Gesù te la darà".
Io avevo degli scatti d’ira e mi allontanavo da lei.
Allora non capivo come faceva lei a continuare ad amarmi, nonostante io la trattavo male.

Un giorno mi venne in mente di andare, di nascosto, nel luogo dove andava mia moglie a pregare con gli altri credenti, per vedere le parole convincenti che usavano per il "lavaggio di cervello".
Così mi sono ritrovato in un luogo dove c'erano delle persone con le mani alzate, che invocavano un nome a me sconosciuto: “Gesù”.
Mi sono guardato in giro incuriosito, e fra mille pensieri, mi sono sentito chiamare per nome e dire: "Quando tu preghi entra nella tua stanza e serratone l’uscio, fai preghiera a Dio nel segreto. Dio che legge nel segreto, ti darà la ricompensa".
Mi sono domandato cosa volesse da me quella "voce", e ripresi a guardare in giro distrattamente.
Nuovamente la "voce" si fece sentire: "Confessa i tuoi peccati, e se anche fossero rossi come lo scarlatto, io li renderò bianchi come la neve".
Incuriosito continuai a guardare intorno alla ricerca di mia moglie, e ancora una volta mi sentii chiamare per nome e dire: "Vieni e discutiamo insieme, fammi le tue ragioni".
A quel punto uscii, non volendo ascoltare più niente.
Un giorno venne a casa nostra, a trovare mia moglie, una donna credente.
Costei, guardandomi negli occhi, mi disse con fermezza: "Gesù ti ama".
La mia risposta non è stata molto adeguata a quell’amore che la donna mi voleva esprimere: "lo so che Gesù ama tutti tranne me, altrimenti non avrei passato tutto quello che è successo nella mia vita, senza che Lui ha mosso nemmeno un dito".
Quella donna ha continuato dicendomi: "Il Signore ti dice che tu lo incontrerai, e quando accadrà questo tu riuscirai a confessargli i primi due peccati della tua vita, ma non il terzo, perché Egli stesso te li mostrerà uno ad uno, come in diapositiva, e tu riuscirai solo a dire, fra i singhiozzi e le lacrime: Perdonami!”.
La lasciai, facendo un’alzata di spalle, perché non credevo a niente di tutto quello che mi aveva detto.

In una di quelle rare serate in casa, mentre ero con mia moglie ed i nostri tre figli, ad un tratto, come d’incanto mi sono ritrovato da solo (almeno così mi sembrava), e un pensiero ha iniziato a sorgere nella mia mente.
Seguii quel pensiero e impugnando la mia pistola d’ordinanza me la puntai alla mia tempia. 
In quell'istante dentro di me è intervenuta una voce forte e distinta che mi diceva: “Posa quella pistola, perché non è per questo che io ti ho chiamato”. Pensavo di stare impazzendo e, certamente, da pazzo su questa terra non volevo assolutamente viverci.
Ho impugnato nuovamente la pistola e nuovamente ho sentito la stessa voce con la stessa frase: ”Posa la pistola, perché non per questo che io ti ho chiamato".
Come un automa, andai nella stanza da letto e chiusi la porta alle mie spalle.
"Cosa ci faccio chiuso qui dentro?", mi chiesi, istantaneamente mi ritornarono in mente le parole che avevo udito nel luogo dove si radunavano mia moglie con gli altri credenti: "Quando tu devi pregare entra nella tua stanzetta e serratone l’uscio…".
A quel punto incominciai a sentire il mio cuore che si allargava e iniziai a parlare dicendo: "Io non credo che tu esisti, gli altri sostengono che ti conoscono, che ti hanno incontrato, ma se tu non parli a me direttamente io non crederò".
Come risposta, mi soggiunsero queste parole: "Confessate i vostri peccati e se anche fossero rossi come lo scarlatto, io li renderò bianchi come la neve".
Quindi dissi: "Vuoi che confessi i miei peccati? Io non credo che tu esisti, però se vuoi che io confessi, va bene: sono un adultero, senza amore per nessuno; sono un alcolizzato, bevo dal mattino fino a notte fonda".
Il terzo peccato non riuscivo a dirlo (ciò che aveva detto quella donna credente era stata una profezia da Dio), sono caduto sulle mie ginocchia, iniziando a singhiozzare, e tra le lacrime ho visto i miei peccati a ritroso, uno ad uno, come diapositive, mentre riuscivo solo a dire: “PERDONAMI...”.

Non so quanto tempo ho trascorso in quella stanza, ma per certo so che prima di entrare in quella stanza odiavo tutto e tutti ed avevo solo il desiderio di morire, uscitone ero certo che Dio esisteva, e da allora mi sono impegnato per avere con Lui una relazione più profonda.
Dio ha voluto parlarmi a tu per tu, da solo in quella stanza, affinché io sapessi che c’è un Dio veramente grande e pieno d’amore verso coloro che lo accettano come Salvatore.
Fuori dalla stanza trovai mia moglie con i nostri figli; lei guardandomi esclamò a gran voce: "Gloria a Dio, hai finalmente incontrato il Signore!”.
Non capivo ancora cosa voleva dire, ma lo Spirito Santo stava lavorando in segreto nel mio cuore.
Da quell’incontro la mia vita è cambiata, ho perso tutte le compagnie mondane che avevo; adesso l’alcool è un lontano ricordo, la violenza è fuggita via e l’odio ha lasciato il posto all’amore di Gesù, sparso nel mio cuore per mezzo dello Spirito Santo.
Ho iniziato a ricercare costantemente il Signore, perché cambiasse il mio cuore totalmente: mi chiudevo nella mia stanza, pregando e discutendo con il Signore, chiedendo il motivo per il quale aveva voluto che fossi salvato.
Alla fine del terzo giorno (dopo quell'incontro) giunge per me la "resurrezione": il Signore mi ha battezzato nello Spirito Santo e mi ha mostrato ciò che dovevo fare per lui.
Ora sono undici anni che Cristo mi ha salvato dal peccato che procura la morte, e per la Sua grazia lo servo, sapendo che né vita, né morte, né altezza, né profondità, né ricchezza, né povertà potranno mai separarmi dall’amore che Dio ha per me, in Cristo Gesù il Signore.
Dio benedica la vostra vita.