Che differenza c’è tra il Cristianesimo e l’Induismo?

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Alcune differenze tra il Cristianesimo e l’Induismo.
Scriviamo “dio” minuscolo per specificare che non si riferisce al vero Dio, cioè a quello presentato nella Bibbia.
Al cuore dell’insegnamento induista c’è la ricerca dell’unione con il divino.
L’induista afferma che tutto l’universo è divino e noi ne facciamo parte integrante.

Nell’Induismo l’obiettivo di ogni individuo è di superare la condizione di ignoranza e le delusioni tramite la scoperta e la realizzazione pratica di se stessi come divini.
Un autore induista molto famoso, Deepak Chopra, scrive quanto segue a proposito dello scopo della vita: “In realtà noi siamo la divinità mascherata; gli dei e le dee embrionali che sono dentro ognuno di noi cercano di trovare una completa materializzazione.
Il successo dunque è l’esperienza del miracoloso, è lo svelarsi della divinità dentro di noi. 
Dobbiamo scoprire, ognuno per conto nostro, che dentro di noi c’è un dio o una dea embrionale che desidera nascere in modo che possiamo esprimere la nostra divinità”.
Nell’Induismo, dunque, tu sei un dio che ha dimenticato di esserlo, e cerchi di raggiungere l’unione del tutto con le forze personali dell’universo divino.

Nel leggere citazioni come queste viene difficile sopprimere una serie di domande:
– Chi rappresenta il noi?
– Chi è il dio? Chi è il se? Sono forse entità diverse che convivono al nostro interno?
– Esiste un dio che ha bisogno di me (ma quale me?) per far si che lui (ma quale lui, se in effetti lui è me?) nasca in modo che il mio, se deluso, smetterà di essere deluso ed emergerà finalmente divino come il vero se?
– Come ha fatto dio a essere ridotto in una forma embrionale, mentre io stesso sono completamente cresciuto per poter dare a lui il privilegio di nascere mentre io perdo la mia umanità per trovare la mia divinità?

Verso la fine del suo libro, Chopra invita a consacrarsi alle credenze che ha illustrato.
Ma è possibile guardarsi nello specchio e dire sinceramente di credere quanto segue?
“Oggi nutrirò con affetto il dio o la dea embrionale che giace nel profondo della mia anima; presterò attenzione allo spirito che è dentro di me e che aziona sia il mio corpo sia la mia mente; mi risveglierò per trovare questa profonda quiete nel mio cuore e porterò la consapevolezza dell’Essere eterno e senza tempo alla sfera dell’esperienza vincolata dal tempo”.

Ecco cosa c’è al cuore del sistema di fede dell’Induismo: una ipotesi che io e te siamo dèi.
Uno dei più noti filosofi indiani ha riassunto tutto con la più semplice delle formulazioni: “L’uomo è Dio, in una condizione temporanea di dimenticanza della sua identità”.
Ma è veramente questa la realtà?
In effetti il risultato di ciò sarà che l’unione con una forza impersonale non soddisferà mai la brama dell’uomo di avere intimità, di conoscere e di essere conosciuto.
L’Induismo non offre alcun sentiero chiaro per la vita, perché la credenza di essere uno con una forza impersonale va completamente contro il nostro modo di pensare, di parlare e di sperimentare la vita.

In riferimento al senso della vita, alcuni dei pensatori induisti più rispettati, hanno definito il proprio sistema come uno dei più contraddittori mai esistiti.
L’Induismo non può sopravvivere al vuoto, chiamando ogni uomo un dio: la maggior parte delle persone sa d’essere tutto tranne un dio.
È per questo motivo che milioni di dèi sono sorti ovunque e i templi induisti sono affollati da persone che cercano qualcuno da adorare.
Dunque nell’Induismo ottieni solo te stesso come un dio affetto da un’amnesia, e un’unione con il divino impersonale dell’universo. 

Nel Cristianesimo riceviamo una rivelazione completamente diversa: è chiara, univoca, ed è incentrata sulla persona di Cristo.
La Bibbia non ha un autore, ma molti autori umani che hanno scritto durante un arco di tempo di millecinquecento anni.
Questi autori avevano culture diverse, vivevano in epoche diverse e avevano intrapreso studi diversi, ma tutti, sotto l’ispirazione di Dio, hanno scritto la Sua Rivelazione.
In tutto quel periodo, il cuore del messaggio divino è rimasto unico, incentrato sulla nascita, la morte e la risurrezione del Figlio di Dio, Gesù Cristo.
Quest’incredibile armonia di pensiero che troviamo per quasi duemila anni, non trova spiegazione umana o naturale.

Molto tempo prima che le singole fonti giungessero a identificare la persona di Gesù, la sua venuta fu vista, anticipata, descritta ed, alla fine, adempiuta.
Le Sacre Scritture raccontarono la sua nascita, la sua vita, la sua morte e la sua risurrezione storica: l’apice della Parola è la persona di Gesù Cristo.
La Rivelazione scritta di Dio è completa e traspare della Sua perfezione e immutabilità.
Dio ci ricorda che la Sua Parola non può venire meno; Lui ci ha parlato e ci ha trasmesso verità.
Questa chiarezza della Rivelazione è unica nel suo genere rispetto a tutte le altre fedi del mondo.

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