Che rapporto esiste tra la Fede e la Ragione nella conoscenza di Dio?

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Per le cose che riguardano Dio e la sua conoscenza la Fede non annulla la Ragione, ne viceversa.
Sono due caratteristiche intrinseche dell’uomo che se armonizzate tra di loro possono apportare un grado di elevazione consistente nella conoscenza di Dio.
Dio è la fonte di tutte le cose, tanto più delle caratteristiche che sono nell’uomo creato a Sua immagine e somiglianza.
La Ragione non declassa l’uomo agli occhi di Dio, ma se viene applicata alla Sua ricerca, essa valorizza l’essere umano facendone risaltare maggiormente la diversità dalle altre creature create da Dio.
Pertinente la conoscenza di Dio però, la Fede deve precedere la Ragione, avendo ricevuto questa, come le altre caratteristiche della natura umana, una “deformazione” al peccato iniziale (originale).

Infatti riguardo la Salvezza, Dio non chiede all’uomo di capire come bisogna essere salvati, ma semplicemente di applicare la propria Fede per essere salvati.
In questi casi la Fede “aiuta” la Ragione.
Solo dopo che si applica la Fede, la Ragione viene coinvolta e beneficia della Grazia di Dio.
Possiamo dire che la Fede “guarisce” la Ragione e la riabilita nella posizione in cui si trovava prima della caduta dell’uomo.
La Fede, però, ha anche una caratteristica razionale, infatti avere Fede non significa accettare tutto con cecità a esclusione di ogni qualsiasi ragionamento ponderato.
Vediamo che l’Apostolo Paolo andava nella diaspora ebrea della Grecia convincendo e dimostrando a tutti, per mezzo delle Scritture (in questo caso l’Antico Testamento), che Gesù era il Cristo e il Salvatore promesso da Dio.

Ha, altresì, convinti alcuni sapienti greci dell’Areopago, ragionando delle cose riguardanti Dio, e alcune caratteristiche intrinseche della divinità come la creazione, l’onnipresenza e l’onnipotenza.
Dunque, la Ragione, quando è illuminata dalla Fede e cerca diligentemente, piamente e con amore, ottiene, con l’aiuto di Dio, una certa comprensione dei misteri divini.
Essa, però, non è mai in grado di comprendere tali misteri allo stesso modo delle verità che costituiscono l’oggetto naturale delle proprie capacità conoscitive.
Infatti, i misteri di Dio trascendono, per loro natura, in modo così elevato l’intelletto creato, che anche se insegnati dalla Rivelazione e accolti con Fede, restano tuttavia quasi avvolti nell’oscurità finché restiamo in questa terra, “…perché noi camminiamo per Fede e non per conoscenza…” (2 Corinzi 5:7).

Sebbene la Fede, in questo caso, sia superiore alla Ragione, pure non vi può essere nessun vero dissenso fra la Fede e la Ragione, poiché il Dio che rivela i misteri della Fede e la infonde in noi è lo stesso che ha infuso il lume della Ragione nell’animo umano.
Le presunte contraddizioni che dovrebbero esistere tra Fede e Ragione sono state inventate da coloro che non vogliono sottomettersi a Dio, formulando tesi creati dalla propria Ragione non illuminata dal Verbo di Dio, considerandole verità al posto delle verità rivelate.
La Fede e la Ragione non solo non possono essere mai in contrasto fra loro, ma anzi si aiutano vicendevolmente in modo che la retta Ragione dimostri i fondamenti della Fede e, illuminata da questa, coltivi la scienza delle cose divine; e la Fede, dal canto suo, renda la Ragione libera da errori, arricchendola di numerose cognizioni.

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