Che relazione c’è tra la Pasqua dell’Antico Testamento e la Santa Cena?

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La Pasqua (in ebraico Pesah) significa “passaggio” ed è una festa primaverile che ricorre, secondo l’indicazione biblica, il 15 di Nisan.
La festa ricorda l’esodo dall’Egitto del popolo d’Israele (Esodo 34:25), ed era chiamata in due modi: Hag ha-Pesah (festa di Pasqua), perché Dio passò e protesse le case dei figli d’Israele (Esodo 12:23); e Hag ha-Mazzot (festa degli Azzimi), perché si mangiava pane senza lievito (Esodo 23:15; Levitico 23:6; Deuteronomio 16:16).
La sera del 14 di Nisan veniva immolato l’agnello pasquale, arrostito per intero e consumato in famiglia.

Il Seder (ordine) della Pasqua è basato sulla responsabilità dei genitori nel trasmettere ai propri figli le ragioni della festa: “In quel giorno tu spiegherai questo a tuo figlio, dicendo: Si fa così a motivo di quello che il Signore fece per me quando uscii dall’Egitto” (Esodo 13:8).
Nel suo significato sociale, indica un cambiamento da una condizione a un’altra; dalla schiavitù, implicante una dipendenza totalitaria, quella egiziana, alla liberazione. 
Nel suo significato psicologico, indica un cambiamento di mentalità, del modo di pensare in rapporto a Dio, a se stessi, al prossimo e alla vita in generale.
Pasqua è dunque un “passare oltre”, o un “andare oltre” la visione che si ha di se stessi, del prossimo e della vita; liberarsi dai tabù, dagli handicap psicologici e protendersi verso una nuova vita.

Pasqua è, dunque, un risorgere a nuova vita.
Nel suo significato spirituale, indica un cambiamento religioso, un passaggio implicante un atto di adorazione rivolto a Dio.
Pasqua è trascendere se stesso e dare un senso alla vita, che si realizza ora per mezzo di Cristo risorto.
Tutti questi aspetti legati alla Pasqua li troviamo nel rito della Santa Cena – Cena del Signore, perché secondo l’Apostolo Paolo “la nostra Pasqua è Cristo” (1 Corinzi 5:7-8).
Nella medesima lettera l’Apostolo scrive che, celebrando la Santa Cena, il credente rievoca, da una parte, l’esperienza della Salvezza, cioè un richiamo a un fatto storico, salvifico, liberatorio e cruento con la morte di Cristo; dall’altra, volge lo sguardo verso il futuro: la beata speranza del ritorno di Gesù (Matteo 26:29). 

Paolo conclude il suo riassunto della Santa Cena con l’affermazione: “Perché ogni volta che voi mangiate questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1 Corinzi 11:23-27).
La Santa Cena ci ricorda la gioia della comunione personale con Cristo che ci attende quando il Regno di Dio sarà pienamente stabilito; essa intensifica il nostro desiderio di vivere questa esperienza e risveglia anche il senso di dipendenza da Gesù, qui e ora.
Il simbolismo del servizio di Comunione fa pensare al fatto che dipendiamo da Cristo per la vita spirituale, così come dipendiamo dal cibo e dalla bevanda per quella fisica.
Mangiare e bere, durante la Santa Cena, ci rende vivamente coscienti di ciò e ci aiuta a comprendere l’importanza di un rapporto profondo e costante con Gesù.

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