Come mai i cristiani insegnano l’immortalità dell’anima, mentre nella Bibbia c’è scritto che essa muore?

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Si deve distinguere quando nella Bibbia viene menzionata l’anima riferendosi all’individuo nella sua completezza, e quando si riferisce ad una componente dell’individuo, appunto all’anima.
Questa differenza e rimarcata in linea generale tra l’Antico Testamento ed il Nuovo Testamento.
Per esempio in Numeri 23:10 e 1 Re 19:4 si parla del fatto che “l’anima muore” e si intende sempre l’individuo come unicum, in senso lato, mai l’anima come elemento che compone l’individuo in senso stretto.
Questo vale sopratutto per i passi come in Ezechiele 18:4 dove sta scritto: “L’anima che pecca morrà…“.

Ovviamente qui si intende l’individuo nella sua completezza spirito, anima e corpo come morte spirituale, condizione di eterna lontananza da Dio, poiché un’anima isolata dal resto dell’individuo non può peccare, ne morire.
La mortalità è una caratteristica che nel Nuovo Testamento compare solo in collegamento con il corpo fisico, vedi: Romani 6:12; Romani 8:11; 1 Corinzi 15:53; 2 Corinzi 4:11; 2 Corinzi 5:4.
Infatti il corpo fisico fa parte della sfera del visibile e del corruttibile, mentre il nuovo corpo, che verrà attribuito all’individuo alla Risurrezione sarà incorruttibile ed adatto per vivere in eterno, con l’anima e lo spirito rigenerati.

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