Come mai l’Antico Testamento non parla chiaramente della Risurrezione e della Vita Eterna?

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Tutti i libri e gli scritti che compongono la Bibbia sono ispirati da Dio e quindi contengono rivelazioni che sono state gestite da Lui.
Anche questo fatto rientra nella infinita sapienza di Dio, il quale ha tenuto, e tiene, in considerazione diversi fattori che rientrano nel miracolo della Rivelazione, che include:
La storia umana, con una particolare attenzione al popolo d’Israele;
le capacità intellettive e le conoscenze personali degli uomini-strumento di cui si serviva al momento della Rivelazione;
il fattore socio-culturale-religioso del momento, ed altro.

L’Ecclesiaste, per esempio, è un libro che risalta la conoscenza umana collocata nel periodo veterotestamentario prima della Risurrezione di Cristo.
La certezza della Vita eterna qui, come in tutto l’Antico Testamento, non viene rivelata in modo tanto chiara quando nel Nuovo Testamento.
Anche se ci sono continui riferimenti ad una esperienza posteriore alla morte in singoli passi dell’Antico Testamento, la piena Rivelazione si ha solo tramite la risurrezione di Gesù Cristo (vedi l’incredulità dei discepoli persino all’apparizione di Cristo risorto) e quindi anche il fondamento per la risurrezione di tutti i morti.
In molti passi dell’Antico Testamento e in Ecclesiaste, invece, è in primo piano il timore del giudizio imminente e della caducità della vita umana.

L’Ecclesiaste è un libro ancora orientato sulla vita temporanea sulla terra e non si riscontra alcun riferimento sulla vita oltre la temporanea esistenza.
Esso, comunque, tiene presente che “dopo la morte non finisce tutto” (Ecclesiaste 3:17; Ecclesiaste 12:7), e che esiste “un giudizio”.
Per esempio in Ecclesiaste 3:18 e seguenti, parla dell’uomo senza Dio, che vive solo per se stesso e che in paragone alle bestie giunge a concludere che non c’è alcuna differenza tra lui e le bestie, visto che tutti hanno la stessa sorte.
In Ecclesiaste 9:3 e seguenti, in cui viene localizzato “sotto il sole”, descrive la cruda realtà di una vita lontana dalla destinazione divina.

Se continuiamo a seguire la linea divina tracciata iniziando dalla Genesi, passando proprio da Ecclesiaste, dal Cantico dei Cantici, dai Proverbi, da Giobbe e da altri, arriviamo a Cristo risorto dai morti e Giudice che verrà, speranza di ognuno che crede.
Alcuni passi che sembrano negare le dottrine della Risurrezione dei morti, sono invece delle domande che trovano la risposta e l’adempimento in Cristo Gesù.
Per esempio, sempre in Ecclesiaste 3:21 il sacro scrittore chiede: “Chissà se il soffio dell’uomo sale in alto e se il soffio della bestia scende in basso nella terra?“.
A questa domanda, risponde il passo del Nuovo Testamento di 2 Corinzi 5:1, che dice: “Sappiamo infatti che, se questa tenda, che è la nostra dimora terrena, viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d’uomo, eterna, nel Cielo“.

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