Come si può credere alla storia di Gesù, essendo stata scritta molti anni dopo la Sua morte?

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Un fatto importante da tener presente è che coloro che scrissero della vita di Gesù, furono testimoni oculari degli avvenimenti descritti, oppure raccolsero la testimonianza di persone che avevano vissuto quegli avvenimenti o li avevano visti accadere.
Il contenuto stesso dei testi evangelici dimostra che essi furono scritti a distanza di pochi anni dai fatti.
Prendiamo ad esempio il libro degli Atti degli Apostoli, scritto da Luca come seguito al suo Vangelo.

In quanto resoconto dell’attività missionaria della Chiesa primitiva, il libro degli Atti degli Apostoli è stato scritto ovviamente dopo il Vangelo e si conclude con la presenza di Paolo a Roma, senza accennare alla sua morte.
Ciò induce a credere che il libro sia stato scritto prima della morte di Paolo che, com’è comunemente accettato, si verificò nel corso della persecuzione ordinata da Nerone nel 64 d.C..
Se dunque il libro degli Atti degli Apostoli fu scritto prima del 64 d.C., il Vangelo di Luca, del quale il libro degli Atti è la prosecuzione, deve essere stato scritto prima di quella data, probabilmente intorno alla fine degli anni cinquanta o all’inizio degli anni sessanta del primo secolo.

Considerando che Cristo è morto intorno al 30 d.C., possiamo concludere che il Vangelo di Luca è stato scritto, al più tardi, trent’anni dopo che erano avvenuti i fatti lì descritti.
Risulta inoltre che la Chiesa primitiva riteneva che il Vangelo di Matteo fosse stato il primo ad essere scritto, il che ci avvicinerebbe ancor di più al tempo della vita di Cristo.
In base a tutto ciò possiamo concludere che i primi tre Vangeli furono scritti entro i trent’anni immediatamente successivi al verificarsi dei fatti.
In questo periodo erano ancora in vita anche testimoni oculari ostili al Cristianesimo, che avrebbero sicuramente contraddetto gli evangelisti se i loro resoconti non fossero stati accurati.

Questo tipo di prova ha indotto lo studioso liberale John A.T.Robinson a datare il completamento di tutto il Nuovo Testamento intorno al 70 d.C., cioè molti anni prima delle date proposte da altri critici.
In questo contesto W.F.Albright, il grande archeologo biblico, commentò: “Possiamo affermare con certezza che non esiste più una base solida per datare un libro qualsiasi del Nuovo Testamento dopo l’anno 80 d.C.“.
L’unica eccezione possibile a questa data proposta da Albright sono gli scritti di Giovanni.
È infatti probabile che Giovanni scrisse sia il suo Vangelo che l’Apocalisse nell’isola di Patmos, durante l’impero di Domiziano, intorno al 95-96 d.C..

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