Cosa sono i Libri apocrifi?

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Gli Apocrifi si distinguono in Apocrifi dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento, a secondo che si riferiscono ad un personaggio o ad un argomento dell’Antico o del Nuovo Testamento.
I più noti dell’Antico Testamento sono: il Libro di Enoch, l’Ascensione di Isaia, l’Apocalisse di Esdra.
Per quel che riguarda il Nuovo Testamento la produzione apocrifa fu molta feconda: tra i vangeli troviamo il Protoevangelo di Giacomo, il Vangelo di Pietro, il Vangelo degli Ebrei, il Vangelo di Tommaso, il Vangelo degli Ebioniti, il Vangelo degli Egiziani ed altri; tra gli atti quelli di Andrea, di Giovanni, di Paolo;
per le lettere e le apocalissi troviamo l’Epistola ai Laodicesi, agli Alessandrini, e l’Apocalisse di Pietro ed altri.

Tra i tanti testi apocrifi particolarmente interessanti sono quelli sull’infanzia di Gesù, un periodo di cui i testi canonici non parlano affatto.
Trattandosi di una letteratura che si sviluppò al di fuori o ai margini della chiesa ufficiale, essa poté sbizzarrirsi, dando libero sfogo alla fantasia popolare.
Il termine greco “apocrifo” significa nascosto, segreto, per indicare libri o dottrine da tener segrete per il loro valore.
La comprensione del termine va cercata nell’ambito dello gnosticismo, furono infatti questi ad affermare di possedere “libri segreti”.
Con il tempo, tra oscillazioni e significati diversi, esso venne ad indicare scritti “perniciosi ed ostili alla verità”, come dice la Costituzione Apostolica.

I Libri apocrifi comprende un’ampia produzione letteraria, molto più vasta, di quella nota come canonica, che venne rigettata dalla Chiesa come falsa, eretica, spuria e non degna di fiducia, cioè non ispirata da Dio.
Le Comunità cristiane dei primi secoli, secondo criteri attendibili, scelsero alcuni scritti come strumenti privilegiati della mediazione della rivelazione cristiana e per questo li “canonizzarono”.
Così nacque e si costituì una lista di testi che costituisce tutt’ora il Canone del Nuovo Testamento, punto di riferimento dottrinale valido e vincolante, allora come ora.
Tutti quei scritti che non risultavano conformi alla tradizione dell’insegnamento apostolico e dei fatti su Gesù e gli Apostoli sono stati classificati come Apocrifi.

A tal proposito S.Agostino dice: “Tali scritti sono da considerarsi apocrifi perché non sono suffragati da alcuna testimonianza e provengono da una non so quale fonte segreta, non so da quale spiriti presuntuosi“.
Ma il rifiuto e la condanna di tali scritti da parte della chiesa ufficiale, non portò alla loro immediata scomparsa, anzi erano diffusamente letti; fu invece l’uso che ne fecero alcuni gruppi eretici come i Manichei, i Priscillianisti ed altri, a causare un energico rifiuto da parte della Chiesa e, quindi, alla loro conseguente e lenta scomparsa, per lo meno apparente.
Infatti dopo diversi secoli riaffiorarono, seppur in modo ambiguo e celato, tanto da ispirare i vari dipinti e sculture che adornavano, ed ancor oggi adornano, le chiese, incominciando dal tardo medioevo sino a quelle del seicento e del settecento in tutta l’area mediterranea e di conseguenza nell’America Latina.

Per esempio l’immagine di Giuseppe molto vecchio che accompagna la giovane Maria col bimbo Gesù in braccio è tratta dal Vangelo dello Pseudo-Matteo, per rimarcare la verginità perpetua di Maria; l’assunzione di Maria è tratta da “Dormizione della Santa Madre di Dio”, per rafforzare la beatificazione di Maria; etc..
In merito a questo, risulta alquanto strano che oggi la Chiesa Cattolica Romana rifiuta “ufficialmente” tali scritti, classificandoli appunto come Apocrifi, ma in pratica li accetta e li conferma col fatto che le chiese sono piene di rappresentazioni, dipinti, statue e raffigurazioni varie di episodi riportati in quei libri, riconoscendole come immagini sacre e degne di venerazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.