David Davis

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Il trauma di essere un maschio.

La mia infanzia fu caratterizzata dalla scena di mio padre che rincasava ubriaco e distruggeva il mobilio.
Mia mamma, i miei fratelli, le mie sorelle più grandi e io stavamo da un vicino di casa finché non tornava sobrio.
Morì per un aneurisma al cervello, senza aver mai potuto avere una relazione con lui.
Avevo 14 anni, circa, quando con due miei coetanei sperimentammo il sesso l’uno con l’altro.
 
Sebbene la mia famiglia non frequentasse la chiesa, la mia coscienza mi tormentava, ma ero troppo giovane per capire ciò che stava succedendo, e quegli approcci mi introdussero a un comportamento omosessuale.
Mia madre, che per mantenere la famiglia lavorava, la vedevo poco; preoccupata che io non avessi una figura paterna, mi mandò a vivere con mia sorella maggiore.
Mio cognato, alcolizzato pure lui, una sera provò persino a strangolare mia sorella di fronte a me (io ero spaventato a morte), poi improvvisamente la butto da un lato e uscì di casa.
Ebbi due reazioni emotive, a quell’episodio: innanzi tutto decisi che non mi sarei mai fidato degli adulti, in secondo luogo, mi odiai per essere maschio, pensavo che la stessa collera che avevo visto in mio padre e in mio cognato fosse anche in me.

Andando avanti negli anni i desideri omosessuali si facevano più forti, ma non li soddisfeci: mi aiutava molto la frequenza ad una chiesa cristiana.
Alle superiori pregai Dio che mi liberasse dagli stimoli omosessuali, ma non avvenne niente, per cui non mi sentivo più di conciliare il Cristianesimo con l’Omosessualità.
Lasciai la chiesa e gli studi e raggiunsi una comunità omosessuale di San Francisco, era il 1975 e avevo 19 anni.
Quando presi a frequentare la realtà dei locali gay, volli iniziare una relazione.
Ma neanche quella servì a riempire il vuoto nel mio cuore e mi rivolsi alle droghe e all’alcool.

Restai in California per sei mesi, poi andai nella Georgia rurale, dove presi a lavorare in un grande magazzino, nel tentativo di lasciarmi il passato alle spalle.
Ma anche lì ho avuto relazioni omosessuali con due uomini sposati.
Nel 1978 l’abuso di alcool e di droga si aggravò, cominciai allora a cercare risposte nella Bibbia.
Sebbene non capissi la maggior parte dei versetti, il solo leggerla mi dava pace e desiderio di trovare persone che davvero credessero nel suo messaggio.
Dopo questo, lasciai tutto e andai in un’altra città.
Dopo diversi mesi di vita solitaria andai a un concerto organizzato da una comunità evangelica, dove fui accolto con grande calore, pensai: “Qui conoscono l’amore di Dio“.
A toccarmi, quella sera, non furono solo le parole delle canzoni, ma anche lo spirito fraterno che animava quelle persone. 

Quando tornai nella mia stanza gettai la marijuana giù nel water e dissi: “Va bene, Dio, voglio essere pulito e voglio conoscerti. Che faccio adesso?”. 
Dopo un po di tempo, che frequentavo quella comunità, mi recai dal pastore confessandogli timoroso la mia omosessualità.
Con mia grande sorpresa non mi condannò, ma rispose con amore alle mie domande sulla fede, aiutandomi a comprendere che la mia omosessualità era un comportamento indotto e che potevo scegliere di abbandonarlo.
Mi aiutò a impegnarmi con l’Unico che poteva soddisfare le necessità del mio cuore: Gesù.

L’affetto della comunità nei miei confronti mi dette fiducia, capii che il carattere emotivo del mio comportamento omosessuale aveva le sue radici nell’odio di me stesso e nell’opprimente sensazione di essere diverso dagli eterosessuali e quindi non in grado di stabilire relazioni con essi. 
In quella nuova vita mi preoccupava la mia assoluta incapacità di invitare donne a uscire con me, così pregai: “Signore, io non lo so fare, allora, per favore, fai venire da me colei che tu vuoi che sia mia moglie“.

Di lì a poco, lavorando in una casa di cura cristiana feci la conoscenza di Freida e quattro mesi dopo ci sposammo.
Oggi, al nostro 13° anniversario di matrimonio, contiamo cinque splendidi bambini, che ogni giorno mi ricordano la gioia che non avrei mai conosciuto se avessi continuato a credere alla menzogna che gli omosessuali non possono cambiare.
Gloria a Dio, perché invece possono cambiare… io sono una prova di ciò.

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