Diaspora

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La Diaspora è quella realtà storico-sociale-geografica della condizione di esilio degli Ebrei, iniziata con la deportazione a Babilonia.

Dalla distruzione del Tempio e della città di Gerusalemme, nel 73 d.C, ad opera di Tito (generale e poi imperatore Romano), e in seguito alla rivolta di Bar-Kocheba, nel 135 d.C, i romani hanno vietato il soggiorno degli ebrei nella loro terra.

Da allora sino alla fine della seconda guerra mondiale, quasi tutti gli Ebrei hanno vissuto “nella diaspora”, cioè lontani dalla loro terra, dalla Terra promessa da Dio ad Abramo e ai suoi discendenti.

Un esilio forzato e protratto nei secoli che è terminato con la cessione da parte degli Inglesi della striscia di terra tra il fiume Giordano ed il mar Mediterraneo, anticamente appartenuta agli Ebrei.

Al tempo degli Apostoli, diaspora voleva dire una permanenza volontaria, temporale e non, degli Ebrei fuori la Giudea.

Nel senso religioso significa il distacco dolente dalla terra che Dio aveva promesso ai Patriarchi, che ne aveva permesso l’occupazione per mezzo di Giosuè; e il distacco dal santuario e dalla vita religiosa ufficiale.

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