È giusto ricercare, ad ogni costo, una esperienza mistica con Dio?

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È giusto ricercare una esperienza concreta con Dio purché stia dentro i limiti dell’insegnamento della Sua Parola, confermati dalle esperienze di altri servitori di Dio, del passato e del presente.
In ogni caso è importante capire il motivo perché si desidera questo.
Sono molti quelli che desiderano voler “sperimentare la realtà” o fare una esperienza del contatto con Dio o col soprannaturale.
Alcuni prendono la droga per avere una “esperienza”, nella disperata ricerca un qualche contatto col soprannaturale; altri sperano di trovare un senso di “identificazione con l’universo”.

In effetti, questi sono delle ricerche di esperienze sensazionali, di qualcosa da aggiungere al proprio bagaglio spirituale e da raccontare, ma, nel medesimo tempo, si pretende di mantenere inalterata la propria libertà di decidere e gestire la propria vita, per quanto riguarda gli scopi, gli impegni e i metodi da adottare, che siano limitate nel tempo, magari da loro stabilito.
Nell’uomo è innato il desiderio di ricerca di esperienze “extra”, in molti casi è per un appagamento religioso che va al di là del credo di appartenenza.
Infatti vediamo diversi tipi di rituali, atti al raggiungimento del contatto con la “divinità”, in tutte le religioni del mondo.

Per esempio, nei Pellerossa d’America è in uso tra i cosiddetti Stregoni accompagnare i rituali con intrugli e bevande allucinogene che facilitano l’inibizione della psiche, rendendo accessibile l’influenza di realtà spirituali esterne, nella maggior parte malefiche, che vengono scambiate per previsioni o consigli della divinità.
Anche nell’ambito dell’Islam vi sono delle sette che ricercano intensamente questo tipo di esperienze facendo uso di bevande, accompagnate da musica e da danze ritmiche.
Nelle religioni orientali, poi, si fanno uso dei cosiddetti Mantra, che consistono in formule o parole da ripetere meccanicamente e continuamente per aprire una porta di contatto con il “mondo superiore”, ma in effetti non sono altro che tecniche di auto ipnosi e trance volontaria che facilitano il contatto di realtà spirituali demoniache.

Vi sono, in oltre, nel mondo “cristiano” quei metodi di auto-sofferenza e di “castigamento della carne” con i quali, mettendoli in atto, si pretende di accattivarsi il favore di Dio e quindi meritarsi un contatto più ravvicinato con Lui.
In questi rientrano le fustigazioni, un tempo accettate e consigliate dai religiosi, i digiuni particolari e prolungati, l’ascetismo e l’eremitismo volontario.
Come detto sopra, tutte questi tentativi, oltre che essere dannosi per la salute spirituale (perché si da possibilità a esperienze di contatto con gli spiriti demoniaci), non rientrano nel metodo di “contatto” stabilito da Dio.

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