E’ possibile che Dio ha creato l’uomo con il germe del peccato?

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La risposta, certamente, è no!
L’uomo è stato fatto a immagine di Dio; e quando Lui dichiarò che tutto ciò che aveva fatto era molto buono, anche l’uomo era compreso in questa approvazione.
E lo stesso vale naturalmente per la donna, che l’ha tratta dall’uomo.
Entrambi sono stati creati intelligenti, capaci di essere giusti, santi, con la legge di Dio nel cuore, dotati della capacità di adempierla; ma sono stati creati anche liberi, nel senso che non sono stati costretti ad adempiere quella legge.

Erano liberi di esercitare la propria volontà e di fare delle scelte, ma essi, assecondando alla tentazione di Satana, trasgredirono al comando di Dio, scegliendo di voler fare a meno di Lui.
Con l’atto di mangiare del frutto dell’albero proibito (Genesi 3:4), essi manifestarono la disubbidienza animata dall’orgoglio (perché hanno seguito il miraggio fatto balenare da Satana, di “essere uguali a Dio”) e dalla concupiscenza (perché il frutto della “conoscenza del bene e del male” era buono da mangiare, bello a vedere e desiderabile per diventare intelligenti, come Dio). 

Concludendo, non si può dire che Dio abbia creato l’uomo con delle caratteristiche negative, ma che l’ uomo, lasciato libero di scegliere a chi ubbidire, ha preferito dare ascolto a Satana, anziché a Dio.
Da quel momento, con la disubbidienza, ha acquisito la facoltà di poter distinguere il bene dal male, facoltà che sembrerebbe avvicinare alla somiglianza di Dio, ma che nella realtà non può essere perfetta conoscenza di ciò che è bene e di ciò che è male, in quanto l’uomo non è diventato Dio e tanto meno intelligente come Lui.
Così oltre all’allontanamento da Dio si sono ritrovati con la consapevolezza dell’incapacità di poter gestire da soli la propria vita.

Ecco quindi che la disubbidienza, l’orgoglio e la concupiscenza ci sono state trasmesse, per eredità in quanto discendenti di Adamo.
Ma grazie siano rese a Dio che non ha lasciato l’uomo nel suo stato di peccato, con tutto ciò che questo comporta per il tempo presente e, sopratutto, per l’eternità, ma vi ha posto rimedio dandoci il suo diletto Figlio Gesù Cristo, che ha preso su di se, al nostro posto, le conseguenze del peccato di disubbidienza, per permettere a tutti coloro che credono al Suo sacrificio di scampare alla condanna eterna.

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