La morte di Gesù

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Gesù è morto alla Croce, ma è stata una morte alquanto “strana”.

Nel passo del Vangelo di Giovanni 19:34 è riportato di un soldato che ha colpito con la sua lancia il costato di Gesù, per accertarsi se veramente fosse morto; dalla ferita è uscito sangue con acqua.

In quel momento Gesù era già morto, cioè, come dicono i Vangeli, “aveva reso il suo spirito”.
Gesù non ha subito alcuna ferita mortale.

Questo ci mostra che, anche se aveva subito le flagellazioni, il suo corpo era efficiente, cioè non era morto a causa di qualche malattia o ferita o a causa delle torture subite, ma, lui, spontaneamente, aveva reso lo spirito suo.

La sua morte è stata voluta da lui stesso, per questo non c’è stato alcun motivo di infermità per morire, ma solo quello morale: per il suo amore per noi.

Il corpo di Gesù, anche dopo la sua morte, cioè dopo la dipartita del suo spirito, era ancora efficiente, fisicamente sano; per questo, al colpo della lancia, il sangue prontamente è uscito, e questo a dimostrazione che Gesù non era morto neanche per dissanguamento da ferite, ma solo per sua volontà, non causando però alcun danno al proprio corpo che lo avrebbe potuto portare a morire.

Lui stesso ha detto: “Io ho il potere di deporre la mia vita e di riprenderla in seguito” (Giovanni 10:18).

Il Centurione romano, che era presente alla Croce, si meravigliò per il modo in cui era morto Gesù: ha sentito Gesù che ha voluto rimettere il suo spirito nelle mani del Padre, dopodiché ha spirato, cioè ha reso lo spirito.

Il Centurione, vedendo questo insolito, anzi, unico, modo di morire, si rese conto della straordinarietà del fatto e ha glorificato Dio, accertando che Gesù, morto in quel modo, fosse GIUSTO (Luca 23:27).

Anche la folla ha capito qualcosa da quella morte, perché se ne ritornò in città pentita di aver preso parte alla condanna di un giusto (innocente) (Luca 23:48).

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