Quando un gruppo o una organizzazione si può definire Chiesa?

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Vi sono, in modo particolare, tre attributi o caratteristiche strutturali che ci possono autorizzare alla definizione di Chiesa:

1) La sua unità.
Si tratta dell’unità spirituale dei credenti, e non dell’unità in un’unica organizzazione mondiale gerarchicamente gestita.

2) La sua santità.
I membri della Chiesa sono chiamati “santi” in virtù della santificazione acquisita da Cristo e non per meriti personali.
La santità della Chiesa non si riconosce neanche dai suoi dogmi, o per via di precetti morali, o per la funzione del culto.

3) La sua universalità.
Il fatto che una determinata organizzazione cristiana è sparsa in tutto il mondo ed ha un più grande numero di membri, non si può definire universale (cattolica), e neanche quelli che ne fanno parte si possono considerare garantiti di appartenere alla Chiesa di Cristo.

La cattolicità o la universalità della Chiesa è data dal fatto che essa comprende TUTTI i credenti di tutti i tempi e di ogni luogo, e quindi anche quelli che sono morti o che sono sulla terra e che noi non conosciamo, ma che sono conosciuti ed assistiti da Dio, anche in mancanza di organizzazioni umane.

Vi sono anche tre caratteristiche esteriori che possono dimostrare la realtà di Chiesa.
Sebbene questi attributi appartengano soprattutto alla Chiesa invisibile, i segni appartengono alla Chiesa visibile, e servono per distinguerla dalle false chiese.

1) La vera predicazione della Parola di Dio.
Questo è il segno più importante della Chiesa (1 Giovanni 4:1-3; 2 Giovanni 9).
Questo non significa che la predicazione debba essere impeccabile, ma che deve essere veracemente concorde con i principi fondamentali della Fede cristiana, e devono avere un’influenza determinante sulla vita pratica del credente.

2) La giusta amministrazione degli ordinamenti istituiti direttamente da Gesù.
Questi sono: il Battesimo e la Santa Cena, e non possono essere separati dalla Parola, e dovrebbero essere amministrati da ministri regolarmente stabiliti, secondo l’istituzione divina e non umana (o clericale), e solo ai credenti (Matteo 28:19; Marco 16:16; Atti 2:42; 1 Corinzi 11:23-30).

3) Il fedele esercizio della disciplina.
Questo è necessario per mantenere la purezza della dottrina e salvaguardarne la santità e i sani insegnamenti (Matteo 18:18; 1 Corinzi 14:33-40; Apocalisse 2:14-20).

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