Se Dio ha creato ogni cosa molto buona, perché c’è la rovina e il male sulla Terra?

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All’inizio Dio creò un mondo perfetto, definito da Lui stesso come “molto buono” (Genesi 1:31); e sia l’uomo che gli animali mangiavano piante, invece di nutrirsi l’un dell’altro (Genesi 1:29-30).
Non esistevano né violenza né dolore, in quel mondo molto buono. 
Però questo mondo buono, privo del peccato, fu rovinato a causa della ribellione del primo uomo, Adamo.
Il suo peccato ha fatto entrare un “intruso” nel mondo, cioè la morte, con quale Dio giudicò il peccato, proprio perché aveva già ammonito Adamo prima di commetterlo (Genesi 2:16-17).

In verità, Dio provocò apparentemente la prima morte nel mondo sacrificando un’animale per farne dei vestiti per coprire Adamo ed Eva (Genesi 3:21), ma fu un atto necessario per recare del bene alla prima coppia.
In quell’atto vediamo già la prima conseguenza del peccato dell’uomo e Dio “costretto” a rimediare; vediamo anche la figura del sacrificio espiatorio di Cristo, come Agnello di Dio, per rimediare le conseguenze della ribellione dell’uomo.
Da quel momento in poi, Dio ha esercitato sulla Terra il suo giudizio, che non poteva e non può essere, ovviamente, a noi favorevole data la nostra condizione di peccatori ereditata da Adamo, e perseguita singolarmente da ognuno di noi; per cui oggi vediamo un mondo che si esaurisce, pieno di morte e sofferenza.

Come ci descrive l’Epistola ai Romani 8:22: “Infatti noi sappiamo che fino ad ora tutto il mondo creato geme insieme ed è in travaglio, perché Dio stesso ha sottoposto tutta la creazione al processo di decadimento“. 
La condizione del mondo oggi, non solo quella ecologica, e principalmente quella umanitaria è conseguenza del peccato dell’uomo e del suo allontanamento da Dio. 
Leggendo il racconto della Genesi riguardante la “caduta dell’uomo”, sappiamo che viviamo in un mondo peccaminoso e maledetto.

Dalla prospettiva storica biblica, la morte è un nemico, non un alleato.
Nella Prima lettera ai Corinzi 15:26, l’apostolo Paolo descrive la morte come “l’ultimo nemico”. 
La morte non faceva parte della creazione originale di Dio, che veramente fu “molto buono”.
Morte e sofferenza sono la pena e conseguenza al peccato.
Quando Adamo si ribellò a Dio, in effetti dichiarava che voleva vivere la sua vita senza Dio; voleva decidere sulla verità autonomamente e indipendentemente da Dio.

La Bibbia ci dice che Adamo fu il capo della razza umana e il rappresentante di ognuno di noi, siccome siamo i suoi discendenti.
Paolo dice nell’Epistola ai Romani 5:14 che noi pecchiamo “in Adamo”, cioè nello stesso modo con il quale egli peccò.
In altre parole, noi abbiamo lo stesso problema che ebbe Adamo. 
Quando egli si ribellò contro Dio, tutti gli esseri umani, rappresentati da Adamo, dicevano effettivamente che volevano vivere la propria vita senza Dio. 

Di conseguenza Dio dovette giudicare e punire il peccato di Adamo con la morte.
Aveva già ammonito Adamo che, se avesse peccato sarebbe morto sicuramente.
Dopo la caduta di Adamo, egli e tutti i suoi discendenti persero il diritto alla vita.
La morte è la pena naturale della scelta di vivere senza Dio, senza colui che dà la vita.
La Bibbia chiarisce il fatto che la morte è la pena per il nostro peccato, e non solo per quello di Adamo. 

Se accettiamo il racconto storico della Bibbia, allora comprendiamo che non solo i peccati degli altri, ma anche i nostri peccati, sono la causa della morte e della sofferenza nel mondo.
In altre parole, in realtà, è anche colpa nostra se il mondo è così com’è oggi, ed anche la creazione intera geme ed è in travaglio… nessuno è veramente innocente. 
Tutto si consuma e si esaurisce a causa del peccato.
Dio ci ha dato un assaggio della vita senza Lui: un mondo pieno di violenza, morte, sofferenza e malattia.
Se Dio ritirasse definitivamente tutto il Suo sostegno, la creazione non esisterebbe più. 

Ma la Parola di Dio ci da una bella prospettiva sul futuro: un giorno il mondo verrà trasformato (Atti degli Apostoli 3:19-21) di nuovo come era in origine, non ci saranno né violenza né morte.
Secondo Isaia 11:6-9, volpi ed agnelli, leopardi e capre, leoni e vitelli, serpenti e bambini, dimoreranno insieme in pace. 
Questo stato futuro riflette il paradiso originario e non una terra immaginaria e utopistica che non è mai esistita.

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