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Natale
Il vero significato del Natale.

Ogni anno, il mondo, con l'avvicinarsi degli ultimi giorni di dicembre, festeggia, nei modi più svariati, dalle luminarie pubblicitarie al presepio e all'albero, la nascita di Cristo Gesù.
Con tutti questi modi paganeggianti, entrati ormai nella tradizione civile e religiosa, dobbiamo dire apertamente che si è degenerato dalla genuina verità, quella che promana dalla Parola di Dio a questo riguardo.
Il mondo, in realtà, approfitta della circostanza o del pretesto, per mettere in mostra i più svariati articoli commerciali, allettare il visitatore incantato e indurlo ad acquistare la merce.
Innanzi tutto, precisiamo che la Sacra Scrittura non ci ha lasciato alcuna data cronologica intorno alla nascita di Gesù, per cui il 25 dicembre non è da ritenersi come il "dies natalis" del Signore.
Dalla mitologia si rileva che il 25 dicembre i pagani iniziati ai misteri di Mitra celebravano la festa del natale del "Sol invictus".

Questo culto idolatra al dio Sole, l'Eliolatria, fu l'ultima forma ereditata dal paganesimo romano.
L'imperatore Aurelio diede ad essa una consacrazione ufficiale, erigendo in suo onore un tempio favoloso, mentre fissava la solennità di quel dio al solstizio d'inverno, cioè al 25 dicembre.
Quando però l'imperatore Costantino si convertì al Cristianesimo, fu necessario fare di quella data non più il "dies natalis" dell'astro del giorno, bensì il "dies natalis" di Colui di cui l'astro era soltanto il simbolo nel cosmo.
Così ebbe inizio il Natale del Signore.
Ciò premesso, senza voler dar troppo peso alla data del 25 dicembre o ad un'altra qualsiasi, un fatto è certo: che il Signore Gesù è veramente venuto su questa terra.

L'Apostolo Paolo scrive: "Quando giunse la pienezza dei tempi, Iddio mandò il suo Figliuolo, nato di donna, nato sotto la Legge" (Galati 4:4).
La sua incarnazione aveva uno scopo ben preciso, e la Sacra Scrittura ce lo rivela dicendo: "...Per riscattare quelli che erano sotto la Legge, affinché ricevessimo l'adozione di figliuoli" (Galati 4:5).
Cristo, quindi, si è veramente incarnato, fatto uomo.

Qualcuno potrebbe chiedersi, perché egli ha fatto questo?
Che bisogno c'era che il Figlio di Dio rivestisse la nostra fragile natura umana?
La risposta la troviamo alle origini dell'uomo, quando, dopo la caduta dei nostri progenitori, Dio apostrofa il seduttore dicendo che la progenie della donna, cioè Cristo, il Salvatore, gli avrebbe schiacciato il capo (Genesi 3:15).
Cristo, infatti, dice la Scrittura, ci ha affrancati dal peccato, dalla maledizione della Legge e dalla morte, "avendo cancellato l'atto accusatore" attraverso il suo sacrificio sulla croce del Golgota (Romani 6:18; Galati 3:14; Colossesi 2:14).

La nascita di Cristo in questo mondo, pertanto, segna l'apice dell'amore di Dio verso la sua creatura: l'uomo.
Gesù "annichilì se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini", "...essendo ricco si è fatto povero per amor nostro, perché mediante la sua povertà, noi potessimo diventar ricchi" (Filippesi 2:7; 2 Corinzi 8:9).
La sua apparizione, inoltre, su questa terra, ha avuto lo scopo di "distruggere le opere del diavolo" (1 Giovanni 3:8; Genesi 3:15).
Ecco, in breve, il vero significato del Natale, se si vuole restare coerenti all'insegnamento della Parola di Dio.

Niente sentimentalismo, niente poesia, nessuna coreografia o tradizione che travisi il vero volto della Natività di Gesù.
Occorre spogliare il Natale moderno di tutti i falsi insegnamenti che con supina ignoranza si istillano nei cuori dei fedeli, piccoli e grandi.
Lasciamo che l'albero (pino o abete) d'importazione nordica e sacro al dio germanico Odino, orni le nostre foreste, i nostri boschi; lasciamo che il bue e l'asino, presi dal vangelo apocrifo dello pseudo Matteo, e messi in voga nel Medio Evo da Francesco di Bernardone, riscaldino le stalle delle nostre fattorie...
L'arte non è la Bibbia, e la fantasia non è la realtà!

Il ricordo del Natale di Cristo non deve essere un'occasione per gingillarsi, come fa la bambina con le sue bambole, e neppure per ridimensionare la statura di Gesù, riducendolo ad un neonato inerme che si lascia trastullare come fosse un balocco.
La nascita di Cristo, invece, è ben altra cosa, per cui dovremmo esaminarci seriamente e chiederci: "Perché Cristo è venuto su questa terra?
Perché ha voluto rivestire la nostra umanità?
Ha egli ancora un significato per me?"; e alla luce della Sacra Scrittura, ripetere con l'Apostolo Paolo: "Cristo Gesù è venuto in questo mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo" (1 Timoteo 2:15).

Se noi arriviamo a comprendere questo, se crediamo in tal modo all'amore che Cristo ha avuto per noi nel suo abbassamento, allora ogni volta che noi festeggeremo il suo Natale (non importa la data), ci sentiremo attratti sempre più verso di Lui.
Questa ricorrenza non ci darà più motivo di imitare il mondo paganeggiante nelle sue deviazioni e sovrastrutture a questo riguardo, ma conosceremo meglio che Cristo è venuto su questa terra "per salvare ciò che era perduto" (Luca 19:10).
Non fermiamoci alla mangiatoia, ma percorriamo con la nostra mente tutta la vita di Cristo; contempliamolo nell'atto supremo del suo sacrificio sulla croce; ricordiamo la tomba vuota, quando Egli risuscitò trionfante vincitore sulla morte, ed ora adoriamolo assiso alla destra del Padre mentre intercede del continuo per noi.

Non aspettiamo che ogni anno ritorni questa festività per essere richiamati, ma ogni giorno il nostro pensiero sia rivolto al Cristo, che ben presto ritornerà, non più sotto la debole forma di servo, ma nella maestosità della sua potenza e gloria.
Possa perciò il Natale di Cristo ravvivare la nostra fede, riaccendere la nostra speranza ed accrescere il nostro amore verso l'unico nostro Salvatore.
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