Incontrare Gesù

E' possibile oggi fare un incontro con Gesù Cristo, il Figlio di Dio, così come avveniva 2.000 anni fa, quando era fisicamente presente per le strade della Terra d'Israele?
Ebbene, sì! Anche se Gesù, quaranta giorni dopo la sua risurrezione, è asceso al Cielo, egli è spiritualmente presente sulla Terra, in ogni luogo; vede ogni cosa, sente ogni cosa e conosce perfettamente il cuore di ogni uomo, e non solo: Egli è pronto a presentarsi (spiritualmente) ad ogni persona che veramente lo cerca e desidera conoscerlo.
Gesù è il Salvatore del mondo ed ha la facoltà di poter salvare tutti coloro che lo accettano come il proprio Salvatore e Signore, cioè coloro che riconoscono la propria condizione di lontananza e separazione da Dio, che si pentono dei propri peccati e che desiderano avvicinarsi a Dio, riconoscendo di aver bisogno di un Salvatore-Mediatore.

Ole Hallesby

Perché sono diventato un cristiano.

Avendo studiato teologia per cinque anni, ho passato per tutte le fasi del dubbio.
Non soltanto dubitavo dell’ispirazione della Bibbia, ma anche di ogni fenomeno soprannaturale o meraviglioso che la Bibbia e la Chiesa attribuivano alla persona di Gesù.
In quel tempo conobbi anche il metodo liberale teologico e lo misi in pratica.
Quando, poi, volli applicare i criteri religiosi storici alle quattro brevi narrazioni su Gesù (i Vangeli), scoprii pochi elementi "scientifici" di valore.
Questa immagine di Gesù però non può essere distrutta dalla critica: è indelebilmente stampata nei quattro Vangeli del nostro Nuovo Testamento e, secondo la volontà di Dio, ha sempre influenzato i cuori di chi, come me, cercava di demolire la sua testimonianza con la "scienza".

Durante i miei studi teologici avevo valutato l'immagine di Gesù da un punto di vista teorico ed impersonale.
Dal momento, però, che essa colpì il bersaglio al quale aveva mirato tutto il tempo, vale a dire, la mia coscienza, effettuò una totale rivoluzione nel mio uomo interiore influenzando e cambiando completamente la mia vita per due motivazioni.
In primo luogo infatti, la mia coscienza dovette ammettere, avendo considerato la vita di Gesù, che egli rappresentava l'uomo come doveva essere; e quindi, iniziai accettando la vita di Gesù quale misura e giudice della mia vita; e non ebbi altra scelta, a confronto, di riconoscere quanto fosse vergognosa la mia vita, riconobbi che era una vita inumana. 

A questo punto c'è forse qualcuno che sospetta che la mia fosse stata una vita particolarmente “malvagia”, ma non era così.
Grazie, ad una buona educazione da parte dei miei genitori e a un giro d'amici affidabili, ero rimasto “protetto” da molti errori. 
Gesù però aveva vissuto per gli altri, mentre io avevo passato il tempo vivendo soltanto per me stesso, indulgendo nell'indifferenza, nella vanità e nel consumismo.
Il fatto che ci fossero molti altri (e tra loro anche studenti di teologia) che vivevano così come io avevo vissuto, non poteva più tranquillizzarmi perché, da allora in poi la coscienza si faceva sentire.

In secondo luogo perché la vita di Gesù mi attirava potentemente, più di qualsiasi altra cosa; e che, tramite lui, mi si presentava la possibilità di vivere una vita umana, pura e buona, forte e bella alla quale Dio mi aveva destinato.
Mi sentivo fortemente e misteriosamente attratto: capivo perché c'erano dei giovani affascinati da Gesù.
Bastò che Egli dicesse loro "seguitemi" ed essi abbandonarono tutto per seguirlo lungo il suo cammino.

Certo, ero tentato di continuare la mia vita di sempre, perché era la via semplice e comoda, però, solo il pensiero che rifiutandomi di seguirlo potessi tradire “l'uomo nuovo” in me, mi colmava di un timore inesprimibile e di un’ansia profonda.
Gesù affermò una volta: «Chiunque è della verità ascolta la mia voce» (Giovanni 18:37).
Sì, finalmente capii che Gesù aveva ragione e chi lo contra e non vuole sottomettersi a lui «inganna se stesso».

Proprio, io che avevo creduto, prima di diventare cristiano, che per fare ciò ogni persona intelligente e indipendente doveva far tacere la propria coscienza, arrivai a riconoscere che dovevo diventare cristiano se volevo rimanere fedele a me stesso e alle mie convinzioni.
In questo modo arrivai al punto di dover fare una decisione.
Ero costretto a scegliere.
Non fraintendetemi, non ero costretto a diventare cristiano.
Potevo scegliere quello che volevo, e proprio ciò mi metteva a disagio, ma dovevo prendere una decisione. 

Così decisi di seguire Gesù, ed ora ringrazio e lodo Dio, per sempre, di aver fatto quella scelta.
Dopo aver preso la mia decisione, la mia anima fu invasa da una gioia serena e dolce che non avevo più sperimentato da quando ero bambino.
Avendo, dunque, preso la decisione più importante della mia vita, la mia coscienza ottenne pace completa, e con determinazione decisi anche di seguire Gesù.
Ma, proprio, seguire Gesù, fu come chiedermi di salire sulla luna, e tutte e due le cose mi sembravano impossibili.

Giorno per giorno, la mia coscienza mi diceva: «Gesù agirebbe in questo modo, tu invece fai tutt'altra cosa; Gesù non farebbe mai una cosa simile, mentre tu la fai».
Ogni tanto credevo di aver agito come avrebbe fatto Gesù, ma poi la mia coscienza mi rimproverava: «D'accordo, potrebbe andare bene se lo avesti fatto nello Spirito di Gesù...».
Mi mancano le parole per descrivere la mia disperazione.
Non osavo ritornare al mio vecchio stile di vita, ma andare avanti era pure impossibile, sembrava che non ci fosse via d'uscita. 

Allora cominciai a capire la verità nelle parole di Cristo: «...voi dunque che siete malvagi...».
In passato quelle parole di Gesù mi avevano irritato più di tutte le sue altre affermazioni; ma, pian piano, cominciai a capire ciò che distingue Gesù è il suo modo di pensare. Ora cominciai a rendermi conto che l'ostacolo che avevo nel seguire Gesù era il mio pensiero.
Nell'intimo, il mio modo di pensare era rimasto egoista: pensavo sempre a me stesso, non importava se facessi bene o male. 
Anche le mie azioni più nobili erano volte a servire i miei interessi, il mio benessere, agio od onore.

In verità, il mio modo di pensare, non era cambiato affatto.
Mi ricordo di una certa occasione quando un mio compagno parlando di me disse a mio padre: «E' diventato così santo, che è quasi fuori del mondo!».
Ma io, che mi conoscevo, sapevo purtroppo quanto fossi empio!
Mi trovavo in una strada senza uscita: la mia coscienza continuava ad opprimermi continuamente con rimproveri.

Il senso di colpa che assillava la mia anima diventava pesante e la soffocava, ed io bramavo sempre di più il perdono e la liberazione dai peccati.
Ed il grido di chi è alla ricerca di un Dio misericordioso sopprime tutte le altre voci.
Nella Bibbia si parla di coloro che «sono perduti», che sono miseri, gli impotenti, che si preoccupano e piangono, che sono affamati e hanno sete della giustizia.
Un tempo queste espressioni le consideravo esagerate, innaturali e non veritiere, ma poi tutte queste espressioni colpirono il segno come se fossero state scritte soltanto per me. 

Sì, finalmente riconobbi che era tutto vero quello che la Bibbia affermava per quanto concerne l'impotenza morale e la completa incapacità dell'uomo di ubbidire ai comandamenti eterni e santi di Dio.
Mi trovavo, dunque, davanti al cospetto del Dio vivente, la mia coscienza mi aveva portato a quel punto dopo essere stata riempita dalla presenza del Dio vivente e alla sua verità assoluta. 
La mia esperienza fu quella descritta da Paolo, la mia bocca fu tappata e mi sentii colpevole davanti a Dio: era arrivato il momento nel quale Dio mi parlava.

In Gesù Cristo avevo scoperto il Dio assoluto e vivente.
Quando un uomo incontra l'Assoluto non ci sono che due possibilità: o lo si respinge, o ci si inchina davanti a Lui nella polvere.
Di fronte all'Assoluto è inutile cercare di discutere, o di contrattare, o di criticare: ognuno deve tacere quando incontra il Dio vivente in Cristo Gesù.
Ho riconosciuto così che Gesù era il mio Signore e non ho osato più criticarlo, ma mi sono sottomesso incondizionatamente a Lui, sia che parlava di Dio o degli uomini, del peccato o della Grazia, della caduta nel peccato o della Salvezza, del Cielo o dell'Inferno, degli angeli o del diavolo, del Battesimo o della Cena, della Vita Eterna o della condanna eterna.

Finalmente avevo raggiunto la maturità necessaria per capire un nuovo lato dell'Uomo più straordinario che ci fosse mai stato.
Mi resi conto che Gesù stesso considerava il suo compito principale quello di essere il Redentore.
Certo Egli è stato ed è tuttora il nostro esempio, il nostro ideale, ma Egli non disse mai che era venuto per quella ragione, al contrario, in diverse occasioni, Egli affermò inequivocabilmente che era venuto per «dare la sua vita quale riscatto», che era venuto «per salvare coloro che erano perduti» e che «il suo sangue doveva essere sparso per il perdono dei peccati». 

Soltanto quando i miei occhi si aprirono per questa verità, afferrai che la Bibbia intera era caratterizzata dal pensiero che egli è il Redentore; mi era incomprensibile che non lo avessi capito prima.
In seguito, scoprii, in modo particolare nei Vangeli, come Gesù aiutò le persone che avevano il mio stesso problema.
Anche loro erano stati oppressi e scossi a causa dei loro peccati come lo ero stato io, e Gesù si prese cura di loro con gran misericordia.
Infine compresi che questa era l'opera che lo impegnava più d'ogni altra.

Oltre a ciò, mi colpì soprattutto la potenza che proveniva dalle parole di Gesù.
Egli non dava soltanto buoni consigli come tutti gli altri fondatori di religione, ma quando parlava a qualcuno che lo aveva cercato nel suo gran bisogno, le parole dì Gesù operavano immediatamente con una potenza meravigliosa.
Diventavano uomini nuovi coloro che si univano a Gesù, se egli dichiarava: «I vostri peccati sono perdonati», ciò avveniva, essi credevano alle sue parole, diventavano gioiosi, assaporando la libertà dal peccato.

Con la sua chiamata «seguitemi», egli conferì pure la potenza di vivere una nuova vita in comunione con lui.
Cominciai dunque a comprendere che Gesù, la sua persona, la sua parola, possedeva qualcosa che liberava gli uomini dalla vecchia vita, sia della colpa sia dalla potenza del peccato.
Spesso pensavo in segreto che se solo fossi vissuto ai tempi di Gesù, allora sì che avrei potuto sperimentare la potenza emanata dalla sua personalità straordinaria, e sarebbe bastata solo una delle sue parole per consolare la mia anima torturata.

Poi Dio si rivelò a me, finalmente i miei occhi e le orecchie si aprirono per percepire ciò che Egli da tanto tempo aveva cercato di comunicarmi: la presenza della Chiesa di Dio, una catena ininterrotta di uomini e donne, dal mattino della Risurrezione di Gesù fino al giorno d'oggi.
Certo che dopo aver letto molto sulla vita di Gesù e dei componenti di questa Chiesa, capii che essi facevano parte dei migliori nella storia umana (Ebrei 11:38).
Li vedevo davanti a me che dichiaravano: «Abbiamo incontrato Gesù; egli ci ha trasformati, siamo diventate nuove creature grazie alla sua personalità potente e alla sua parola di conforto.
E' possibile incontrarlo, anche se è invisibile: rivolgiti a lui quando sei in difficoltà, allora vivrai tu stesso la Salvezza che brami con tanti sospiri; rivolgiti a lui nella preghiera, studia la sua parola ed egli si prenderà cura della tua anima».

Dopo aver seguito questo consiglio, non ci volle molto tempo perché il mio cuore si colmasse di una gran pace.
In modo particolare la sentivo quando leggevo dell'amore sereno e forte che Gesù riversava sugli indifesi.
Inizialmente ero titubante, la gioia ed il timore si alternavano, finché arrivò quel bel giorno, in cui si svolse un gran miracolo: non so come, ma il segreto del Vangelo si svelò davanti ai miei occhi, cioè la CROCE. 

Ciò non significa che potevo analizzarla, tanto meno spiegarla, ma la potevo vivere.
A faccia a faccia con il Redentore crocefisso incontrai il Dio vivente, così che tutti i miei dubbi e timori sparirono.
Fui colmato di una pace serena, non era un sentimento passeggero, ma permanente.
Amare Dio quindi non è più un compito pesante e stancante.
Ora gusto la felicità di esser amato da Dio grazie a Gesù, e sono grato che ho la capacità di contraccambiarlo.

Mi sento aggravato se agisco in modo da rattristare il mio Salvatore e mi rallegro se posso fare ciò che gli piace.
Non fraintendetemi! Non sono né infallibile, né perfetto, mi capita spesso di sviarmi e di ritornare sulla vecchia strada improntata all'egoismo.
In questo caso però so cosa fare: mi rivolgo al mio Salvatore confessandogli tutto ed egli mi corregge.
Prima perdona la mia infedeltà e disubbidienza e poi opera in me sia il volere sia l'operare secondo il suo esempio.

Malgrado il progresso sia stato lento so che il miracolo è accaduto in me, cioè che la vita di Gesù è stata impiantata nel mio cuore.
Questa è la vita che è veramente degna di essere vissuta, la vita per la quale sono stato creato.
Ne ho l'assoluta certezza grazie alla liberazione ricevuta che comprende tutta la mia persona.
Più mi dedico alla comunione interiore con il mio Salvatore invisibile, più la mia anima è colma del benessere che mi prova di essere ora nel mio elemento, nell'ambiente per il quale sono stato creato.

Il pesce è stato creato per vivere nell'acqua, ed è libero solo nell'acqua; l'uccello è stato creato per vivere nell'aria ed è libero solo nell'aria; io sono stato creato per vivere in Dio e sono libero solo se rimango dipendente da lui.
So con certezza che Colui che ha cominciato la Sua buona opera in me, la completerà.
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